Il Gladiatore II: Provarci è umano, non riuscirci è un crimine. Recensione del sequel di Ridley Scott con Paul Mescal e Denzel Washington

Titolo: Il Gladiatore II (Gladiator 2)
Genere: azione, drammatico
Anno: 2024
Durata: 2h 28min
Regista: Ridley Scott
Sceneggiatura: David Scarpa
Musiche: Harry Gregson-Williams
Cast: Paul Mescal, Pedro Pascal, Denzel Washington, Connie Nielsen, Josephi Quinn, Fred Hechinger

Dove finisce il genio ed inizia la follia? Ma, soprattutto cosa può definirsi follia?

Dal latino follis, l’etimologia del termine si riferisce a recipienti pieni d’aria. Nulla a che vedere con l’attribuzione del termine odierna, anche se si può supporre che si riferisse alla leggerezza di pensiero. Forse una testa “vuota”, appunto, in cui raziocinio e pensieri possano essere sostituiti da aria, risultando in minor concretezza. Per quanto mi riguarda, Il Gladiatore II è stata una follia in tutti i sensi e non fatico a pensare che Ridley Scott avesse una testa piena d’aria quando è arrivato a partorire il secondogenito del suo lavoro più noto. Ma andiamo per gradi.

Recensione Il Gladiatore II, Paul Mescal nei panni di Annone/Lucio

Un sequel atteso da un regista che non ha più nulla da dimostrare

Ero tra le prime ad attendere con ansia il ritorno di Ridley Scott alla regia del sequel di uno dei miei film preferiti. Il Gladiatore del 2001 con Russell Crowe è un simbolo di perfezione e genio, che ha reso iconici tanto il suo interprete quanto la produzione, capitanata da Ridley Scott con le musiche di un immenso Hans Zimmer. Curioso come alla richiesta di tornare per il secondo film, proprio Hans Zimmer si sia rifiutato, ammettendo di non avere voglia di competere con uno dei suoi lavori più iconici. Harry Gregson-Williams, suo allievo e amico, ha ereditato il non semplice compito, riuscendo in una colonna sonora degna ma non dissimile da altri colossal storici.

E’ questo il primo grande tradimento del sequel di Ridley Scott: il film è un colossal spoglio. Non ha storia, ha solo scenografica epicità spogliata del suo significato. L’Antica Roma non ha bisogno di bugie o inesattezze storiche, pur dipingendola nella sua semplicità risulta già complessa e perfetta così. La vana speranza di vedere un film storicamente degno dopo quelli che (almeno per quanto mi riguarda) avevano rappresentato il declino del regista americano, si è dimostrata vana.

Prima il lunghissimo The Last Duel, storicamente impeccabile ma con una sceneggiatura da sbadiglio facile, poi House of Gucci e la discutibile prova di Lady Gaga, fino a Napoleon e agli schiaffi alla povera Giuseppina di Vanessa Kirby. O qualcuno ha dimenticato i cannoni dagli angoli improbabili che hanno fatto saltare in aria le piramidi?

Questa doverosa premessa per dire che Ridley Scott è sempre stato un regista titanico ma che in questo momento della sua carriera si sente di non aver bisogno di dimostrare più nulla. Si è guadagnato quello che desiderava, un posto nell’olimpo dei registi del XX secolo, e ora sente di avere il diritto di fare quello che ”gli pare”. Anche se si tratta di qualcosa che non ha assolutamente senso alcuno.

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Recensione Il Gladiatore II, Pedro Pascal nei panni di Acacio, Joseph Quinn nei panni di Gela, Fred Hechinger nei panni di Caracalla

Gladiatore II: Dove eravamo rimasti e di cosa parliamo oggi

Grazie ad una scena di apertura drammatica, sulle note della celeberrima We Are Free, spolveriamo il cassetto della memoria e ricordiamo quello che era accaduto del primo film. Per noi quasi 25 anni fa, per la trama circa 15 anni prima. Massimo Decimo Meridio (Russell Crowe) muore dopo aver ucciso l’Imperatore Commodo (Joaquin Phoenix), davanti ad una disperata Lucilla (Connie Nielsen) e uno sconvolto Lucio.

Il film inizia quindi con un flashforward in Numidia (oggi punta settentrionale del continente Africano, a cavallo tra Algeria e Tunisia), attaccata da un esercito romano preparato e implacabile, che insegue la conquista del prestigio dell’Impero. A guidare una flotta che poteva benissimo essere stata noleggiata dal Troy di Wolfgang Petersen, troviamo il generale Acaio (Pedro Pascal), che si scontra con i barbari numidi senza paura o reticenza. Nelle fila dell’esercito avversario c’è un giovane uomo (Paul Mescal), pronto a difendere la propria patria fino alla morte. Come prevedibile, Roma vince. Annone, questo il nome dell’uomo, finisce tra gli schiavi portati a Roma per combattere da gladiatori, diventando proprietà dell’ambizioso e spietato Macrino (Denzel Washington) che sfrutta il ragazzo per la propria ascesa al potere.

Sullo sfondo c’è una Roma decadente, spietata, un’ombra della perfetta macchina da guerra e politica che l’avevano portata a conquistare tutto il Mediterraneo. Non a caso i personaggi degli Imperatori gemelli Geta (Joseph Quinn) e Caracalla (Fred Hechinger) sono più interessati più al fasto della loro città che ai consigli e alla guida di personaggi più razionali di loro. La stessa Lucilla, moglie di Acacio, non ha una collocazione in questo contesto che ormai non ha nulla della Roma di suo padre Marco Aurelio.

Recensione Il Gladiatore II, Pedro Pascal nei panni di Acacio, Denzel Washington nei panni di Macrino, Connie Nielsen nei panni di Lucilla

Cosa non funziona del sequel de Il Gladiatore

Nonostante un successo schiacciante al botteghino – oltre 320 milioni a fronte di un investimento di 250 milioni, ho trovato il Gladiatore II un’occasione sprecata. Non solo per l’accuratezza storica inesistente, ma per una generale sciatteria che avrebbe potuto essere evitata facilmente.

L’indubbia bravura del cast si scontra con una banalità dei dialoghi che non è in grado di reggere il pathos delle scene. Ci sono navi da guerra che ricordano quelle greche di più di 500 anni prima, catapulte con più forza di fuoco di quelle viste ne Le Crociate (altro grandissimo capolavoro di Scott) – si vede che dopo le Piramidi vale il detto “basta che salti in aria e va bene tutto”. Che importa se la polvere da sparo non esisterà ancora per almeno 1000 anni? Domus romane piene di scale e merlature nei palazzi che fronteggiano il Colosseo – cosa siamo, nel Medioevo? Non accenno neppure agli squali nel Colosseo, seppure visivamente la naumakia nell’Anfiteatro più grande dell’Impero avesse un suo perché.

Qualcuno ha scritto che il primo film era bello perché non parlava di storia ma di un ideale di libertà e aspirazione, inserito in un contesto storico. Ma accurato, sottolineerei io. Al netto di qualche sbavatura, non si può dire che ci fossero troppe evidenti libertà che Ridley Scott si fosse concesso nel 2001. Non a caso, l’Oscar come Miglior Film, insieme a quello per Miglior Attore per Russell Crowe, per i miglior Effetti Visivi, Miglior Montaggio Sonoro e Migliori Costumi, se l’era portato a casa. Sarebbe accaduto se al suo posto ci fosse stata una versione di Roma kitch e riscaldata al microonde? Non credo.

Ultima ma non meno importante: la scritta in inglese sul muro del Colosseo? Credo che la risata in sala fosse la cose più condivisibile a cui io abbia mai assistito, seconda solo al boato in Avengers: Endgame all’apparizione di Sam nella battaglia finale.

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Recensione Il Gladiatore II, Paul Mescal nei panni di Annone/Lucio

Cosa ha funzionato nel film di Ridley Scott (e continuerà a funzionare nel potenziale sequel)

Ma quindi, se è tutto così brutto, perché questo successo per Il Gladiatore II? Sicuramente l’hype per il sequel di una delle pellicole più importanti degli ultimi 50 anni non poteva passare inosservato. Ridley Scott, Hans Zimmer e Russell Crowe sono la triade per eccellenza di un grandissimo colossal. Cercare di imitare la perfezione di quel successo è corretto quanto umano, ma farlo in maniera dignitosa sarebbe stato il meno che avrebbe potuto inseguire Scott. Al contrario, ha scelto la via più “facile”.

Visivamente Il Gladiatore II è un grandissimo film. Al netto di evidenti scene eccessivamente violente, come la battaglia iniziale o quella contro scimmie non del tutto realistiche, c’è epicità nella narrazione. Le scene di battaglia dentro e fuori dall’arena sono orchestrate con maestria, con effetti visivi e coreografie ammalianti. Le scenografie sono ricche, colorate, sfarzose e piene. I costumi, seppur assomiglino più a sfarzi rinascimentali che al rigore romano, saltano all’occhio.

Il ritmo del film è incalzante, difficilmente ci si potrebbe annoiare. La trama purtroppo regge poco, forse anche per cancellazioni di personaggi all’ultimo minuto, ma le scene d’azione compensano benissimo per un pubblico che, abbandonata ogni speranza di un film storicamente interessante, si arrendono al godersi una rappresentazione titanica nei modi ma non nel contenuto.

Recensione Il Gladiatore II, Denzel Washington nei panni di Macrino

Un cast stellare che ha sollevato notevolmente l’asticella del film

Se c’è una cosa che è impossibile contestare a Ridley Scott e senza dubbio la scelta del cast principale. Al netto dei ritorni, come quello della Lucilla di Connie Nielsen, eterea nella sua figura ma decisamente meno impattante rispetto al film del 2001, hanno spaccato lo schermo Paul Mescal, Pedro Pascal e Denzel Washington.

Annone/Lucio è cresciuto e Paul Mescal, con molti più muscoli di quelli che aveva quando ci eravamo innamorati di lui in Normal People, si cala bene nei panni del protagonista. Un figlio cresciuto scappando da una realtà politica e familiare in cui non si ritrovata, sottratto alla propria famiglia adottiva e di nuovo ributtato in pasto al Colosseo e ad una Roma che divora sogni e devozione. Mescal è a tratti esagerato nei modi, ma la sua interpretazione non lascia dubbi. La sceneggiatura non è degna, come già detto, ma non è una colpa che si può imputare a lui.

Quasi dolorosa la somiglianza del personaggio di Pedro Pascal, il Generale Acacio, con quel figlio adottivo che non ha mai conosciuto. I due condividono ideali e qualità, ma il modo in cui si incontrano e scontrano fino dalla primissima battaglia fa sì che, per un crudele scherzo del destino, capiscano la propria affinità troppo tardi. Pedro Pascal, reduce di prove recitative brillanti, tra cui la più recente in The Last of Us, non ne sbaglia una. Anche con l’armatura di un centurione romano è esattamente quello di cui il film aveva bisogno.

Mentre è corretto menzionare gli interpreti degli imperatori gemelli, in particolare l’ammaliante crudeltà dell’imperatore Gela, è Denzel Washington il vero pilastro de Il Gladiatore II. Spietato, diretto, sanguinario, nulla sembra in grado di tenderlo separato da quello che desidera davvero: il potere. Chiunque sia sul suo cammino è una pedina, non ha né scrupoli né dubbi. L’attore premio Oscar abbraccia a pieno il personaggio di Macrino, lo fa suo e lo rende iconico. Dagli abiti sventolanti e ricchissimi alle battute e risate sagaci. Sebbene sia lui il villain della pellicola, riesce a fare la trama sua più di quanto riescano a farlo tutti gli altri personaggi. Non è un caso che lo stesso attore abbia deciso di prendersi una pausa dalla recitazione, dopo aver completato questo e un altro film nella sua agenda.

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Il Gladiatore II: provarci è umano, non riuscirci è un crimine

Per concludere, cosa ci resta della pellicola di Ridley Scott? Qualcuno dirà un film storicamente inaccurato ma spettacolare nel contenuto, che giustamente mira a stupire lo spettatore senza preoccuparsi troppo che sia fatto tramite bugie o battute spicciole. Altri diranno un sequel di uno dei più grandi film della storia del cinema moderno, con un cast straordinario, una colonna sonora coinvolgente e una scenografia spettacoli.

Per me, Il Gladiatore II è una pellicola di uno dei registi più grandi e stimati della nostra era, che purtroppo si prefigge un compito fin troppo difficile e complesso. In quella stessa sfida contro se stesso di 24 anni fa, fallisce. Non è semplice gareggiare contro se stessi – non a caso, Hans Zimmer ha scelto di non farlo – ma se si sceglie di farlo, bisognerebbe essere certi di vincere. Forse annunciare un potenziale film numero 3 è la vittoria a cui Ridley Scott stava puntando, ma per me non c’è vittoria in questo film. Occasione sprecata senz’altro – ed è un peccato!

Il Gladiatore II - Recensione

Regia e Fotografia
Sceneggiatura
Recitazione
Coinvolgimento Emotivo

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