“Sakizuki” è un mosaico, in cui ogni piccola tesserina colorata è già predestinata ad essere una microscopica parte di un disegno più grande; può essere una ombreggiatura, una parte del cielo, un sottile stelo di un fiore, o il dettaglio di uno sguardo. Hannibal ci regala un secondo episodio, ancora più emozionante del primo, che è composto da tantissime informazioni e filoni narrativi, ma che vola via in pochi minuti, lasciando lo spettatore completamente esausto alla fine. Vedere questi 42 minuti è facile, come buttare giù un canapè di verdure (il Sakizuki del titolo, che in giapponese indica l’antipasto da mandare giù in un solo boccone), eppure è altrettanto facile rimanere estasiati dalla brillantezza della struttura narrativa dell’episodio.
Le trame si intrecciano, si accartocciano, si slegano, in una perenne rincorsa l’una verso l’altra, inconsapevoli di quello che sta accadendo contemporaneamente. Abbiamo Will, ancora in prigione, che decide di accettare l’aiuto del dottor Lecter per studiarlo meglio, per cercare di trovare in lui una crepa, un punto di rottura; fingendosi disperato e ritrattando quello che aveva detto sulla colpevolezza di Hannibal; il gioco di finzione e bugie che i due stanno tessendo è bellissimo, entrambi portano avanti un “carnevale” fatto di sorrisi, sguardi biechi, e psicologie cerebrali. Ma non solo Will si impegna a salvarsi da solo, il suo aiuto è richiesto anche per risolvere il caso del “pittore di pelli”: l’agente Katz infatti, si rivolge nuovamente a lui per un nuovo cadavere ritrovato nel fiume, solo in un punto diverso, questa volta Will però non si limita a spiegare lo scopo del seriale, ma torna ad immedesimarsi in una mente criminale, come nella scorsa stagione, e mai come in questo caso la frase cardine del suo personaggio “Questo è il mio disegno” è stata più azzeccata. Un assassino arista, forse poeta, forse visionario, forse troppo simile al nostro Chef Lecter, e proprio per questo, l’incontro tra i due non poteva non avvenire. Se Graham riesce ad entrare nelle sinapsi dei killer, Hannibal sfrutta al meglio i suoi sensi acutissimi, ma questa volta non è il palato a venirgli in aiuto, bensì l’olfatto, come un segugio trova la scena del crimine e, attratto dal lavoro del “collega”, decide di essere artefice del suo completamento. Fuller, stupisce nuovamente, dopo aver rivelato il finale di stagione all’inizio dello show, in questo caso non sfrutta l’aspetto grafico e di impatto visivo di questo terribile omicida, portandolo avanti per parte dello show, come era successo con Hobbs, ma dopo averlo sfruttato bene in questi due episodi, pone fine alla storyline nel modo più sorprendente possibile. La scelta di mostrare Hannibal, come assassino brutale, ma anche come psicopatico che crede fermamente nel suo operato, è interessante, perché lo spettatore inizia a capire la fragilità del suo personaggio, il fatto che possa commettere errori nonostante la tutina di plastica e credo proprio che la gamba tagliata si rivelerà, un tassello importante. Il terzo filone di questo episodio che si allaccia anche alla trama principale, è quello dell’addio definitivo (sarà così?) della dottoressa Du Maurier, che lascia il suo paziente e Crawford, sussurrando a denti stretti le sue paure, e la non volontà di rimanere più sotto il giogo di Hannibal. “I Believe You” sospira Bedelia nell’orecchio di Will, ed ecco che quello che poteva sembrare un personaggio completamente staccato dal resto del cast, intreccia il suo percorso con la trama orizzontale. Così, si chiude il secondo episodio di questa stagione di Hannibal, che cerca di inquadrare meglio il futuro dei personaggi, e facendo capire che quest’anno c’è poco posto per i “casi da episodio”, quest’anno tutto girerà intorno al dialogo, alla bugia, alla finzione, alla trappola, alla ricerca disperata di chiarezza.
La scena iniziale di questo episodio, è terribile, una sequenza che mischia, disperazione, sangue, paura e tensione, e che finisce, forse in modo profetico, nonostante il dolore terribile, che prova il ragazzo, nonostante la fuga lungo tutto il campo di pannocchie completamente nudo, nonostante il coraggio del salto nel vuoto, il suo destino era già stato segnato… che sia questo il futuro di Will?
Sakizuki, è un ottimo episodio, che in parte segna la volontà di un cambio di passo, forse dovuta al crescente successo di una serie come questa, forse dovuta alla esperienza positiva della prima stagione; una cosa è certa: Lecter è tornato ed è più in forma che mai!
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