Quando un film si posizione alla vetta della classifica del botteghino e ci resta per ben due settimane, senza che la sua posizione venga scalfita neanche dalle nuove uscite, si può sicuramente gridare al successo.

Il film di Boone ha il pregio, a mio parere, di riuscire a smorzare e rendere meno smielati e pretenziosi certi dialoghi e situazioni presenti nella sua versione cartacea, probabilmente grazie alla natura meno flemmatica del mezzo, restando allo stesso tempo estremamente fedele al libro di Green. A completare l’ottima riuscita della trasposizione cinematografica ci pensano i due attori protagonisti:
Shailene Woodley già nota per la sua buonissima interpretazione in Paradiso amaro, che gli valse una dozzina di nomination inclusa quella ai Golden Globe, riesce a rendere perfettamente a pieno le caratteristiche e la personalità di Hazel, grazie anche all’intesa con Ansel Elgort. Quest’ultimo, meno noto della Woodley, stupisce per la sua interpretazione drammatica nelle battute finali del film, quando interpreta in modo compassato ma estremamente convincente la ricaduta di Augustus e la ricomparsa del cancro.
Ebbene sì, perché se all’inizio della storia tra i due la più malata è Hazel arrivati oltre metà, è Augustus quello messo peggio. Il suo cancro torna più aggressivo portandolo in poco tempo sulla sedia a rotelle e poi alla morte. Questo twist narrativo è la parte più drammatica del libro e del film che risulta agli occhi dello spettatore una vera ingiustizia ma che rappresenta invece a pieno l’elemento accidentale della vita e della malattia.
E’ su questo punto che Green, che appare anche in un cameo, si è concentrato con Colpa delle Stelle ed è proprio questo che lo rende un film diverso e più elegante rispetto agli innumerevoli dedicati alle malattie.
Alla fine, Hazel perde Augustus ma guadagna il privilegio di essere stata al suo fianco per una fetta della sua breve vita. Infatti, Augustus e Hazel, dopo il tempo trascorso insieme raggiungono una diversa consapevolezza sia della malattia, che li ha colpiti sia della vita in generale, consapevolezza che porta il giovane spettatore, il film del libro di Green è indirizzato al target commerciale del giovane-adulto, a confrontarsi con temi, come la morte del corpo, la perdita, anagraficamente lontani da lui.
Considerazioni sparse:
– Il farmaco sperimentale preso da Hazel che blocca il progredire del cancro non esiste: è un’invenzione di Green. Serve sia a giustificare il suo essere ancora in vita nonostante un cancro al IV stadio con metastasi ai polmoni sia, fini della storia, a tenere Hazel in quel limbo che è la sua vita.
– avvertenze: Chi non è più un ” young adult” (target che idealmente va dai 14 ai 21 anni) potrebbe trovare qualche ingenuità nella storia dei due adolescenti malati. Il consiglio è allora di leggere il libro o vedere il film solo con un atteggiamento aperto, sospendendo il giudizio su una fase della vita che potrebbe essere troppo lontana, per essere ancora fresca nella memoria.
Colpa delle Stelle
Recensione di Colpa delle Stelle
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