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Zoo: Recensione dell’episodio 1.01 – First blood

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“La caccia sarebbe uno sport bellissimo se anche gli animali avessero il fucile” recita un famoso aforisma di Groucho Marx (quello vero, non quello di Dylan Dog) spesso citato da chi avversa con passione sincera l’attività venatoria. “La caccia e contro l’amore” scriveva alla lavagna Adriano Celentano in un episodio di “Fantastico 8” andato in onda nel lontano 1987 poco prima del referendum fallito contro la caccia stessa, violando il silenzio pre elettorale e violentando la lingua italiana in diretta tv del sabato sera. Ed i migliori alleati delle associazioni animaliste sono proprio i cacciatori stessi, quando esibiscono macabri trofei che suscitano la facile compassione che un cucciolo ucciso o mugolante presso la madre morta inevitabilmente suscita. Magari tutti questi moralistici e vieppiù giusti pregiudizi contro la caccia sarebbero cancellati con un rapido colpo di spugna se le premesse di “Zoo”, serie al debutto su CBS, fossero sconvolgenti verità e non solo un comodo spunto per una storia ancora tutta da raccontare.

Z001x01JacksonChloePeccato che il pilot non invogli molto a sentire il resto di questa poco credibile avventura. Né aiuta sentire come incipit una voce fuori campo ricordare che da millenni l’uomo ha imposto il suo dominio a volte troppo feroce su animali più o meno domestici per poi invitarlo a chiedersi cosa accadrebbe se a questo tirannico predominio la fauna tutta decidesse di ribellarsi. Forse, gli autori pensavano che mostrare subito le proprie carte potesse suscitare nello spettatore distratto una avida attenzione. Ma l’effetto esplicito è quello di ammazzare subito la tensione dal momento che ogni scena successiva viene riletta e anticipata dal suggerimento iniziale. Così è facile immaginare che il resort isolato sia deserto per l’inatteso attacco di un qualche pericoloso predatore e l’ambientazione nella savana indirizza immediatamente la ricerca del colpevole nei leoni che in quell’ambiente dominano. Altrettanto immediato è prevedere che chi salirà sul van abbandonato verrà attaccato dallo stesso predatore. Al tempo stesso, quelle che per i protagonisti sono domande difficili a cui trovare risposte sensate che non sconvolgano l’ordine naturale della piramide alimentare diventano per chi guarda ovvie constatazioni limitando la suspense a chiedersi solo quanto ci impiegheranno i personaggi sullo schermo a capire quello che già sappiamo. Una scelta difficile da comprendere quindi e che amputa questo pilota di quello stupore che avrebbe reso più accattivante una storia che è già fragile di suo e bisognosa di una buona dose di sospensione della credulità (davvero un leone decide di trascinare su un albero una preda invece di ucciderla sul posto? sempre che riesca a issare su un ramo tanto alto un peso così grande).

Z001x01JamieLe scene in Botswana possono almeno vantarsi di una location ricca di fascino e selvaggia quanto basta per giustificare il pericolo costante a cui vanno incontro i protagonisti costretti a confrontarsi con un pericolo vicino e concreto. Molto più sforzo ci vuole, invece, a credere che lo stesso pericolo possa essere presente in una grande città metropolitana come Los Angeles dove gli unici animali selvaggi sono chiusi in uno zoo. Bisogna allora inventarsi una fuga di due leoni prontamente e prevedibilmente abbattuti dopo aver fatto solo due vittime oltre al loro ammaestratore. Non si capisce, infatti, come basti questo a farli evadere dal momento che, quando vengono nutriti, in genere gli animali pericolosi vengono chiusi in un recinto separato e non lasciati liberi in una gabbia con la porta spalancata. Anche concedendo questa licenza poetica agli autori perché dopotutto rappresenta una parentesi necessaria solo a far incontrare l’altro duo di protagonisti, resta difficile credere che la minaccia ferale per la Città degli Angeli possa essere rappresentata da … una colonia di gatti scappati da casa per andare a vivere tutti insieme su un solo albero ! Lungi da me offendere gli amanti di questi simpatici felini, ma dubito che l’appartenere alla stessa famiglia dei leoni sia sufficiente a rendere drammaticamente pericolosa una loro ribellione. Diverso il caso se si fosse trattato di cani dato che la cronaca non lesina casi di persone uccise dal migliore amico dell’uomo (quando sono stati altri uomini a non saperli trattare come meritano).

Z001x01AbeZoo” (titolo in parte fuorviante visto che la rivolta del mondo animale si suppone coinvolga tutti gli animali e non solo quelli chiusi nei bioparchi) non aveva un compito facile dovendo cambiare il modo di presentare gli animali nelle serie tv. Non più docili e fedeli amici dell’uomo (si tratti di cani ammaestrati, gatti ballerini, delfini curiosi) o pericolosi ma innocenti bestie selvagge, ma macchine pensanti animate da un comune desiderio di uccidere. Ma per riuscirci avrebbe dovuto giocare su una tensione che invece latita o perché scene che dovrebbero essere ansiogene sono state preannunciate dalle parole dell’incipit o perché si sono scelti i soggetti sbagliati per incutere paura (come se Hitchcock avesse scelto canarini e passerotti invece che corvi e gabbiani come antagonisti nel suo “Gli uccelli”). Né aiuta molto la scelta dei personaggi umani dove compaiono figure stereotipate (l’onesto zoologo in fuga da un padre scienziato tanto visionario quanto incompreso, l’amico grosso e simpatico, la bella turista salvatasi chissà come solo per poter offrire il leit motiv amoroso della serie, la giornalista indipendente e ribelle in lotta con la grande corporation di turno, il veterinario o meglio patologo animale misantropo ma con la battuta pronta) interpretate con minimo sforzo da parte di un cast che non sembra troppo convinto di quel che sta facendo.

Funziona qualcosa in questa premiere? Forse, l’idea di base che, pur essendo declinata male, potrebbe essere dopotutto interessante e foriera di una giusta dose di azione e adrenalina adatta per una serie estiva senza grosse pretese. A patto che non ci si dimentichi troppo spesso di un minimo di logica (che, per esempio, richiederebbe che cadere lungo una scarpata alta diversi metri abbia un effetto più dannoso che un paio di macchie sugli abiti neanche strappati) e si scelgano i giusti animali (e ce ne sono da poter sfruttare) come antagonisti. Altrimenti si rischia di far diventare gli spettatori favorevoli alla caccia. Ma non agli animali; agli autori piuttosto.

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