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Z: The Beginning of Everything: Recensione del pilot della nuova serie di Amazon

Z: The Beginning of Everything
Amazon

“Dot” mormorò Anthony a disagio “mi dimenticherai. Le cose diventano più dolci quando sono perdute. Lo so: perché una volta volevo qualcosa e l’ho ottenuta. È stata la sola cosa che abbia
mai voluto davvero, Dot. E quando l’ho ottenuta mi si è ridotta in polvere fra le mani.”
(Belli e Dannati, Francis Scott Fitzgerald)

Una scarpa da donna rosa, con un piccolo tacco e un ciuffo di piume bianche sul davanti, in una stanza distrutta da ciò che possiamo immaginare sia stato un incendio devastante. La nuova serie di Amazon Z: The Beginning of Everything inizia il suo racconto dalla fine, racchiudendo in un’unica inquadratura i binari sui quali la nostra storia si muove. Da una parte il fuoco, immagine per eccellenza di distruzione, dall’altro un sandalo femminile, simbolo di una vita vissuta nel divertimento e nella leggerezza. E come “barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato” , veniamo condotti da una voce fuori campo al momento esatto in cui tutto ebbe inizio.

Zelda è poco più di un’adolescente che vive a Montgomery, dedita a spendere le sue giornate nell’ozio e trascurare i suoi studi di danza. Ama trascorrere il suo tempo in compagnia della sua amica Tallulah, con la quale partecipa a feste danzanti e si dedica ad attività a favore dei giovani americani impegnati sul fronte. Il suo spirito libero la porta ovviamente a scontrarsi con una società profondamente tradizionalista, come poteva essere quella del profondo Sud americano intorno agli anni ’20. Una società in cui era deplorevole per una donna non indossare il corsetto, fumare, bere e intrattenersi fino a tarda con uomini sconosciuti.

La Zelda di cui facciamo conoscenza in questi scarsi trenta minuti non è un’adolescente qualunque, per quanto i suoi modi e le sue vicende somiglino a quelle della grande maggioranza di sue coetanee che, in ogni epoca, si sono affacciate all’età adulta. Lei è Zelda Sayre, come la stessa fieramente si presenta ad un soldato in una di quelle tante notti. E il suo nome sarà ricordato negli anni a venire come quello di una delle prime flapper, ispirerà altre donne, sarà il soggetto di opere teatrali, film, persino di un videogioco. Fino ad arrivare al 2017, anno in cui sono in produzione due film sulla sua vita e una serie tv si è appena affacciata sul piccolo schermo. Ma, prima di tutto e tutti, Zelda Sayre fu la musa ispiratrice di quel Francis Scott con cui dividerà l’amore, la spensieratezza e il dolore.

Z: The Beginning of Everything

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Z: The Beginning of Everything racconterà una storia che infondo conosciamo tutti, “la grande leggenda della bellissima coppia, eroina, simbolo e interprete di tutte le prodezze sofisticate dell’età del jazz” come la definiva Fernanda Pivano. La conosciamo anche e soprattutto attraverso le pagine di F.S. Fitzgerald, de Il Grande Gatbsy, Di qua dal Paradiso, Tenera è la notte, Belli e Dannati. In quei dialoghi, in quegli umori vive Zelda, la donna che lo conquistò nel luglio del 1918 e che rappresentò per lui la vita così come la morte.

Per ora, almeno, in Z: The Beginning of Everything di questo amore inconsolabilmente unico non vi è ancora traccia. Siamo ancora al primo ballo, la serata è ancora lunga ma il tanto atteso incontro – che arriva naturalmente a fine episodio – sembra avvolto da una spiazzante tiepidezza, niente a che vedere con la forza dirompente che ci aspetterebbe da quell’attimo che dovrebbe cambiarti la vita.

Per tutta la durata del pilot si ha la sensazione di camminare in un classico quartiere residenziale americano. Ammiriamo l’estetica perfetta delle case e delle siepi che si avvicendano alla nostra destra e alla nostra sinistra, senza che nulla ci colpisca particolarmente. I personaggi presentati, dai protagonisti ai secondari, sono tratteggiati in maniera superficiale, le dinamiche che si innescano tra gli stessi come gli avvenimenti a cui assistiamo non suscitano granché interesse.

Per quanto esteticamente curato (la regia è lineare e al servizio della storia, la fotografia a toni caldi regala un aspetto volutamente vintage), a mancare sembra essere proprio il sentimento. Non ci si aspetta ovviamente che un primo episodio esaurisca da sé le intenzioni di una serie, ma è comunque necessario riuscire ad agganciare lo spettatore e questo pilot, nonostante le buone premesse, non lo fa. Ma solo il tempo e le altre puntate riusciranno a confermare o smentire i nostri sospetti. Per ora rimaniamo a pelo d’acqua, nell’attesa di tuffarci anche noi – veramente – nella storia di Zelda e Francis Scott Fitzgerald.

In attesa del prossimo episodio e delle prossime recensioni ricordatevi di mettere link alla nostra pagina Facebook per tutte le novità su TV e cinema.

1.01 - Pilot
  • Tiepida è la notte
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