Cinema

X – Men: Giorni di un futuro passato: la recensione

Il successo oltre le aspettative della prima trilogia di X – Men aveva generato prima una serie dedicata al solo Wolverine e poi un prequel che ci aveva mostrato i nostri eroi alle origini del mito. Rimettere ordine in questa massa di storie che si intrecciano in modo non sempre coerente era uno degli scopi di X – Men – Giorni di un futuro passato che richiama alla regia il Bryan Singer dei primi due film e tiene tra gli autori dello script il Matthew Vaughn del prequel X – Men – L’inizio ispirandosi liberamente al fumetto omonimo che aveva uno scopo simile. Alla storia fatta di chine e matite, l’operazione di reset era riuscita. Al film anche, seppure la durata limitata costringa gli autori a sintetizzare il non visto in una serie di didascaliche spiegazioni che frenano il ritmo nelle fasi iniziali. Compiuti, però, questi necessari preliminari, il film decolla e il volo, alla fine, è più che piacevole e meritevole di un giudizio ampiamente positivo.

XmenDaysFourPerché ? Perché Days of Future Past è (finalmente direbbe qualcuno) un film sugli X – Men e non su Wolverine con la partecipazione di altri mutanti. Sia la trilogia iniziale che quella dedicata all’immortale con gli artigli e il sigaro erano innegabilmente dominati dalla figura di Logan che ne era protagonista ben oltre il necessario facendo quasi sparire sullo sfondo il resto del gruppo ricco di figure che avrebbero invece meritato maggiore attenzione. Al contrario, sebbene inevitabilmente presente in gran parte del film e innesco della parte preponderante della storia, qui Wolverine (ancora privo degli artigli in adamantio) resta spesso a guardare agire gli altri con il professor X e Magneto a dividere con Mystica il ruolo di motori primi delle vicende narrate e veri protagonisti della storia. Il ricorso a due timeline differenti (pur restando per la maggior parte del film negli anni settanta) permette di introdurre tre gruppi diversi di X – Men. E così, se da un lato ritroviamo le versioni ringiovanite di professor X e Bestia, di Magneto e Mystica e rivediamo gli originali Wolverine e Tempesta oltre ai già citati X e Magneto, resta comunque il tempo di introdurre nuovi personaggi come Kitty Pride e Iceman, Warpath e Blink, Bishop e Sunspot nel futuro e un sorprendente Quicksilver nel passato (con appena una apparizione per Scarlet). Inevitabile che con tanti personaggi poco sia il tempo in scena per i debuttanti, ma è anche degno di nota che proprio a loro siano dedicate le sequenze più adrenaliniche e spettacolari (come le battaglie contro le Sentinelle nel futuro e l’evasione con il fondamentale contributo di Quicksilver).

XmenDaysXavierEricNon è solo il giusto spazio dedicato a tanti personaggi piuttosto che a uno solo a rendere Days of Future Past diverso dalla prima trilogia. Quanto piuttosto il voler presentare quello che, a buon diritto, può essere visto come il sequel di “First Class”. E, se in “First Class” l’interesse maggiore era stato vedere la genesi di Magneto dalle ceneri di Eric Lensherr, stavolta la figura innovativa è un Charles Xavier alla deriva e bisognoso di essere rimesso su quella strada che ha abbandonato a causa del tradimento di Eric e Raven. Conosciamo quindi uno Xavier nettamente differente dal professor X, privo di ogni speranza, impaurito dalla grandezza della propria missione, incapace di accettare i suoi poteri, tormentato dagli insuccessi dei primi tentativi. Non sorprende che Charles ritrovi abbastanza rapidamente il sentiero smarrito in un toccante dialogo con l’altro sé stesso, ma il percorso è credibile quanto basta nonostante la fretta con cui viene reso per poter tornare al conflitto con Magneto. Proprio questo conflitto (chiuso da una delle scene di maggiore impatto del film) è forse un punto debole della storia essendo stato già ampiamente trattato in “First Class”. Sebbene in un contesto diverso e con conseguenze maggiormente rilevanti per il seguito, questo nuovo episodio non aggiunge nulla a quanto già detto in proposito per cui un retrogusto amaro di già visto resta sul fondo del palato.

XmenDaysMysticaChi invece viene parzialmente ridisegnato è il personaggio di Mystica, unico a presentare una evoluzione che porta ad un apparente stravolgimento del proprio carattere. Se inizialmente vediamo in lei una incarnazione ancora più estremista delle idee di Magneto, il conflitto con quest’ultimo e le attenzioni fiduciose di Xavier riescono a scalfirne la corazza integralista per lasciare emergere la Raven di un tempo. Non che Mystica abdichi alle proprie convinzioni, ma si presenta alla fine come una sorta di terzo polo alternativo sia al pacifismo ottimista del professor X che all’isolazionismo militare di Magneto. E non è poco per un personaggio che, nonostante l’indubbio fascino, era spesso presentato come una marionetta nelle mani di Magneto.

quicksilverSe “Days of Future Past” funziona, buona parte del merito va al casting che ha scelto attori che aderiscono perfettamente ai propri ruoli. Se Patrick Stewart e Ian McKellen sono rodati nei rispettivi personaggi, altrettanto convincenti sono James McAvoy e Michael Fassbender nelle versioni “First Class”. Se Hugh Jackman si è ormai identificato con Wolverine, Jennifer Lawrence acquista sempre maggiore convinzione nel portare in scena la sua Mystica. Diligenti senza strafare sono anche Shawn Ashmore e Nicholas Hoult per Iceman e Bestia, mentre le new entry Ellen Page, Omar Sy, Booboo Stewart, Fan Bingbing, Adan Canto, Daniel Cudmore nei ruoli di Kitty Pride, Bishop, Warpath, Blink, Sunspot e Colossus non sfigurano. Poco utilizzato invece Peter Dinklage che, nel poco tempo dedicato al suo personaggio, riesce comunque a rendere convincente quel Boliver Trask destinato a finire in un rapido oblio per esigenze di copione. Menzione d’onore per Evan Peters nelle vesti di Quicksilver tanto convincente da essersi già guadagnato un posto nel prossimo film. Perché, come la scena post credits suggerisce, l’Apocalisse non è tanto lontana.

Comments
To Top