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Cinema

X – Men – Apocalisse: la recensione del film di Bryan Singer

X Men - Apocalisse

Titolo: X Men – Apocalisse (X Men – Apocalypse)
Genere: cinecomic
Anno: 2016
Durata: 2h 27m
Regia: Bryan Singer
Sceneggiatura: Bryan Singer, Simon, Kinberg, Michael Dogherty, Dan Harris
Cast principale: James McAvoy, Jennifer Lawrence, Michael Fassbender, Nicholas Hoult, Oscar Isaac, Evan Peters, Sophie Turner, Kodi Smit – McPhee

A chi non piace un buon gelato al cioccolato? Chi, pur avendone gustato uno il giorno prima, rifiuterebbe l’offerta di un secondo cono anche più grosso e con ingredienti di migliore qualità? Magari, qualcuno accetterebbe anche un terzo cono il giorno successivo ancora o, se proprio la golosità fosse il peccato capitale preferito, ne prenderebbe anche più di uno prima che la Terra finisca un giro completo su se stessa. Ma anche il più irrecuperabile dei golosi arriverebbe a stancarsi di una overdose di cacao a ripetizione e finirebbe per mangiare l’ennesimo concentrato di zuccherose calorie con una ripetitività che muterebbe il piacere del gusto nella monotonia dell’abitudine.

X Men - ApocalisseEvitare il ferale rischio che qualcosa di estremamente simile accada è il salvifico mantra che gli sceneggiatori di un sequel di un franchise di successo dovrebbero ripetersi ossessivamente prima, durante e dopo la scrittura della sceneggiatura di un nuovo capitolo. E invece troppo spesso a guidarli è il pernicioso comandamento del more of the same. Dare allo spettatore quello che più gli era piaciuto e darglielo in dosi maggiorate, con il malcelato auspicio che basti aumentare il diametro della palla di gelato per far dimenticare che quel sapore lo si sta gustando da troppo tempo per trovarlo ancora invitante come la prima volta. È proprio questo cieco credere nella dopotutto svogliata filosofia del more of the same il difetto capitale del terzo capitolo della nuova trilogia di X – Men. Il film di Bryan Singer diventa così l’ennesima vittima della spietata legge del terzo secondo cui, come esplicitamente recita uno dei protagonisti, “il terzo film è sempre il peggiore”. Frase messa lì dallo stesso Singer, per strizzare l’occhio ai fan della saga dei mutanti che ancora ricordano con dispiacere quel X – Men – Conflitto finale che tanto male chiudeva la precedente trilogia, prima del reboot che ha promosso a protagonisti le versioni giovani dei personaggi principali. Solo che, purtroppo inconsapevolmente, quell’occhiolino finisce per ritorcersi contro lo stesso regista, il quale con questo film segna un deciso passo indietro rispetto al lodevole Days of Future Past. Il delicato e sapiente equilibrio tra i diversi piani temporali e la chirurgica precisione nel bilanciare il tempo in scena dei vari mutanti a disposizione non sono qui richiesti, il che dovrebbe semplificare la vita agli autori dello script, permettendo di dare spessore al minor numero di protagonisti e presentando meglio i nuovi ingressi, figli di una rinnovata linea temporale. Questo reset giustifica la presenza di nuove versioni di Scott Summers e Jean Grey, Tempesta e Arcangelo e offre la possibilità di introdurre nuovi mutanti, come Psylocke e Nightcrawler, mentre i volti noti di Xavier e Magneto, Mystica e Bestia garantiscono la fidelizzazione dello spettatore e il legame con i precedenti capitoli. Ma tutte queste occasioni vengono sprecate.

X Men - ApocalisseDa un lato, abbiamo, infatti, una sostanziale stasi dei personaggi principali. Così il professor Xavier continua a mostrare la stessa incondizionata fiducia nella coesistenza pacifica tra mutanti e umani e la stessa incrollabile propensione a vedere sempre il buono in chiunque incroci il suo cammino. Allo stesso modo, Mystica persiste nei suoi atteggiamenti da eroina riluttante e salvatrice scostante, che sa però rendersi guida sicura ed esempio incoraggiante, quando pericoli mortali attentano al bene delle persone che si è assunta il compito di difendere. Discorso solo leggermente diverso per Eric, il quale offre uno svolgimento diverso di un tema già discusso non una ma addirittura due volte, ripercorrendo in tre film su tre lo stesso percorso di tentata fiducia, caduta, redenzione. Nulla viene aggiunto al carattere di Hank, che continua a essere il grillo parlante di Mystica e il costruttore geniale e che, come nel precedente film, passa di nuovo metà del tempo in vesti umane e metà nella pelliccia animalesca di Bestia. Sempre irresistibilmente simpatico è Quicksilver, protagonista della migliore scena del film come già avvenuto in Days of Future Past, ma paradossalmente proprio questo successo finisce per essere un punto debole di questo capitolo che si ritrova a doversi affidare a questa singola scena per provare ad alzare l’asticella del gradimento.

X Men - ApocalisseSe Atene piange, Sparta non ride. Se, infatti, i volti noti sono vittime incolpevoli di una sceneggiatura svogliata, va peggio alle new entry la cui caratterizzazione è sostanzialmente assente. Un minimo di attenzione in più è riservata solo a Tempesta, di cui vediamo un accenno di background che giustifica le sue scelte nel film e Jean Grey le cui visioni permettono di intuire quanto l’enormità dei suoi poteri sia più un onere che un onore. Non basta, invece, mostrare la forza del raggio sparato dai suoi occhi a dire che Scott Summers è un personaggio ben caratterizzato, anzi tutt’altro, mentre la giacca in stile Thriller di Nightcrawler e l’accento marcato da tedesco scappato da una barzelletta rendono Kurt Wagner quantomeno simpatico. Molto male invece Psylocke, la cui ostilità feroce nei confronti degli umani viene assunta a prescindere e le cui azioni si susseguono con la sola motivazione di mostrare scene di combattimento in costume scosciato. Peggio va solo ad Arcangelo, il quale risulta quasi una parodia di un combattente tanto ben equipaggiato quanto caricaturalmente sciocco. Ma il punto più debole appare soprattutto il villain En Saba Nur/Apocalisse. Risorto per il più classico dei casi fortuiti, troppo velocemente si convince della necessità di sterminare quel genere umano che in passato aveva agevolmente dominato e le sue azioni successive sono a volte contraddittorie rispetto allo scopo che vorrebbero raggiungere. Ad esempio, la scelta dei quattro cavalieri avviene quasi in modo casuale, nonostante la proclamata intenzione di eleggere i più potenti (passi per Magneto, ma gli altri tre sono semplicemente i primi che trova). Ulteriore punto a sfavore, Apocalisse viene descritto come un mutante dai poteri immensi, ma più volte l’impressione è che sia persino troppo vulnerabile con Quicksilver che lo supera in velocità, Jean Grey in potenza, Xavier in telepatia.

X Men - ApocalisseLe troppe lacune di questo film non riescono ad essere compensate da quelli che sono comunque dei pregi. Su tutti la recitazione convincente di Jennifer Lawrence e di Michael Fassbender ormai calati in pieno nei loro personaggi, ma anche James McAvoy risulta a suo agio pur avendo un compito più semplice. Evan Peters e Sophie Turner confermano il trend recente che vede il cinema chiedere in prestito alle serie tv (in questo caso rispettivamente American Horror Story e Game of Thrones) per garantirsi un effetto trainante, mentre Oscar Isaac scende dall’X Wing di Poe Dameron per sparire sotto il troppo trucco color puffo arrabbiato di Apocalisse senza fornire una prova memorabile. Da ricordare, invece, gli effetti speciali che rendono Magneto sempre più forte ad ogni film che passa, ma pur nella loro goduria visiva sono obblighi imposti dal more of the same di cui sopra.

Il giudizio finale ci porta inevitabilmente a chiudere il cerchio con l’esempio iniziale. Il gelato al cioccolato è buono buonissimo, ma a un certo punto anche basta. E lo stesso con questo X Men – Apocalisse che si lascia guardare come facile intrattenimento, ma che evapora via appena dopo la scena post credits.

X Men - Apocalisse
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
2.9

In Sintesi

More of the same, purtroppo!

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