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Witches of East End: Recensione della Seconda Stagione.

La befana vien di notte, con le calze tutte rotte… ah no, scusate, qui non parliamo di streghe ‘tradizionali’: queste non hanno scope, non sono brutte ma, di tanto in tanto, le calze rotte le portano pure (Wendy in particolare pare preferire questo capo di vestiario). Parliamo delle streghe di East End che, tra stregoni malvagi, possessioni, nuovi nemici e viaggi nel tempo sono riuscite ad uscire incolumi – quasi tutte, comunque – da un’altra stagione di questo fantastico telefilm firmato da Maggie Friedman. La scorsa stagione ci aveva lasciato con il fiato sospeso, tra il matrimonio interrotto di Freya e Dash, il tentato omicidio di KIllian e l’apertura del fantomatico portale con Asgard.

La trama e i villain

1280_galA differenza della prima stagione, che aveva una trama ben definita e il ruolo di cattivo impersonato più che egregiamente da Penelope Gardiner, in questa stagione non sfugge quel senso altalenante, in cui è difficile distinguere la vera trama da quelle che sono mere aggiunte facilmente trascurabili. Dopo essere stata avvelenata da Penelope, Johanna (Julia Ormond) viene curata dal miracoloso intervento del figlio Frederick (Christian Cooke), che pare aver attraversato il portale quando è stato aperto. Malgrado accusi una perdita di memoria, in verità Frederick giunge con un intento ben preciso: liberare lo spirito di suo nonno, re di Asgard ed incubo peggiore delle Beauchamp, intrappolato nel suo corpo, e dargli un nuovo ospite. Il Re mira infatti a conquistare i poteri delle figlie e delle nipoti. Lo scontro finale tra le streghe e il malvagio Re condisce un’insalata povera di elementi, regalando un finale da ‘contentino’ di cui in realtà si sente poco il sapore. Questo fantomatico re di Asgard, malvagio e ingannatore, viene mostrato poco e questa sua perfidia è concentrata in così pochi momenti da non dare allo spettatore la possibilità di odiarlo sul serio – a differenza, per esempio, del suo tirapiedi Tarkoff. Dove il re 1277_galNikolaus (che brutto nome) è carente, il personaggio di James Marsden eccelle, gestendo perfettamente sia il complotto, che la minaccia, che il rapimento, come abbiamo verificato nel finale. Per non parlare dell’omicidio di Victor, compiuto allo scopo di poter stare con l’amore della sua vita, Johanna. Ah, quanto ci mancavano questi cattivi così villain fino al midollo!

Le Beauchamp e la… le maledizioni

Una parte molto interessante di questa seconda stagione è stata senz’altro dedicata alle due sorelle Beauchamp e ai loro guai, amorosi e non. Dopo essere fuggita da Dash, Freya cerca di tornare da un Killian soggiogato da un’altra donna (Bianca Lawson) – lo spirito del gufo, per intenderci. Tra tutte le streghe lei è quella che mi è sempre stata meno simpatica: non ha mai avuto un modo appropriato di affrontare i problemi, a parer mio, facendo la vittima proprio quando era 1257_galopportuno tirar fuori gli artigli. La prima serie ha pianto perché non poteva stare con Killian (perché stava con suo fratello), nella seconda piange perché può stare con Killian (ma lui è stregato da un’altra). Conclusione? Un finale in pieno tema shakespiariano, con veleno e disinformazione e chi più ne ha più ne metta. Vorrei tanto dire che il ritorno in vita di Killian sia stato un piacevole colpo di scena ma… scherziamo? Il colpo di scena sarebbe stato se fosse rimasto morto e si fosse portato dietro la fidanzata… o, meglio ancora, se la Freya fosse rimasta nel passato. Quella del ritorno nel tempo è stata davvero una gustosa chicca che sono felice gli sceneggiatori si siano concessi: dovrebbero considerare a dare maggiore spazio ai flashback nella serie.

Diversa è invece la trama che interessa Ingrid, molto più complicata di qualche scaramuccia di ‘anime gemelle’. La rossa Beauchamp viene infatti scelta come compagna di un essere bluastro che sembra evaso dal set di Cameron, con il quale si accoppia beatamente per metà stagione senza che nessuno lo scopra o ne venga a conoscenza. Per fortuna anche le streghe hanno qualche neurone al posto giusto e quindi, witches-of-east-end-211-freya-poefinalmente, la poveretta viene salvata dalla Madragora. Poco male: finisce quasi subito nel letto di un assassino. La storia di Ingrid e Dash poteva essere sviluppata molto meglio di quanto non sia stata nella realtà. I problemi che Dash ha dovuto affrontare, trasformandosi da essere umano con una coscienza e senso di colpa a mostro privo di scrupoli, potevano essere messi sotto una luce caratteristica se Ingrid l’avesse aiutato nel processo. Invece no. Per la leggerezza di trama, come già detto alquanto traballante, la storia tra i due inizia nella quiete e nella tempesta i due si ritrovano a gestire le proprie vite separatamente. Che tempismo ragazzi!

I babbani… ehm, umani

Al di là dei personaggi dai poteri magici, più o meno interessanti (Frederick nel primo caso, Nikolaus nel secondo) questa stagione ha visto avvicinarsi agli stregoni molti umani, molti più di quanti ne avessimo visti nella prima stagione. Wendy viene a contatto con il bel dottore, 1253_galTommy, con il quale inizia anche una relazione, prima che Tarkoff lo rapisca e ne faccia il tramite per ospitare il corpo di Nikolaus. Come succede sempre con i personaggi che più ci piacciono (The Vampire Diaries docet), muore prematuramente e dunque non possiamo che maledirci per esserci affezionati così velocemente. Viene poi riportato in vita dall’intervento tempestivo di Wendy (ecco una scena che mi ha fatto commuovere!) ma è un sapore dolce amaro quello che ci lascia il suo ritorno poiché corrisponde all’addio a Wendy.

Diversamente dall’agente Raven Moreau, che appare come un fulmine a ciel sereno e sembra ben lontana dall’andarsene. La donna arriva a East End al seguito di una missione che porterà nei guai il bel biondo di casa Gardiner. Non dimentichiamoci, infatti, che Dash ha fatto fuori il proprio ricattatore e ha insabbiato la cosa con l’aiuto di Ingrid ma, non di meno, resta un assassino. Raven lo scopre e lo arresta. Il personaggio della Lancaster (meglio conosciuta come moglie del Capitan Fenomeno) non è stato affatto negativo ma, al contrario, ha aggiunto un pizzico di curiosità in più lì dove i poteri magici non erano più in grado di fare gran che.

Note finali del canto del Cigno

Witches_of_East_End_-_Episode_2.09_-_Smells_Like_King_Spirit_-_Promotional_Photos_(8)_FULLIn conclusione? Una stagione che ha mantenuto davvero poche promesse, lasciando quel senso di smarrimento per tutta la sua durata. Gli unici personaggi degni di nota (Tarkoff e Frederick,) ce li hanno fatti fuori, alcuni con minacciosi messaggi tracciati nel sangue, mentre i sopravvissuti? Killian è tornato in vita quando avremmo tranquillamente sopportato la sua dipartita e, dato che oltre al danno c’è la beffa, si è beccato anche lo spirito di Dash. Come ho già detto, Dash ha subito una trasformazione i cui effetti potremo realmente vedere solo in una (eventuale) terza stagione. Lasciamo inoltre Ingrid incinta di un figlio misterioso (di chi sarà mai? Della Mandragora o di Dash?) e Wendy in una sorta di purgatorio con una nuova sorella, di cui scopriamo ora l’esistenza: Elena (tutte così le chiamano, quelle che portano guai).

La serie mi piace molto e mi dispiace che non abbia sfruttato tutto il potenziale in suo possesso, in questa seconda stagione, che ha alternato alti e bassi da far venire il mal di mare. Non di meno le auguro un rinnovo, perché sono sicura che una ripresa è miracolosa è possibile se non necessaria. Dobbiamo pur scoprire che fine ha fatto Wendy, vi pare?

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