fbpx
Recensioni Serie TvSerie Tv

White Collar: Recensione dell’Episodio 6.04 – All is Fair

Ormai è universalmente riconosciuto che un episodio che abbia per protagonista Mozzie sarà, al di là di qualsiasi dubbio, un ottimo episodio. Personalmente sarei rimasta delusa se non si fosse dato almeno un po’ di spazio a questo eccezionale personaggio nell’ultima stagione, perché penso che Mozzie sia una di quelle perle che una serie finisce necessariamente con il partorire, lasciando un’impronta indelebile nella nostra memoria. Lui lo è stato con la sua unicità, con il suo modo di fare poco convenzionale e i suoi sospetti sempre nuovi. Ora scopriamo che è stato perfino sposato – non avevamo dubbi che un uomo di mondo come lui potesse avere anche una vita sentimentale alle spalle di cui whitecollar_604_4non eravamo a conoscenza – ma sempre per motivi che coinvolgevano il suo lavoro, ovviamente. Perché Mozzie resta sempre Mozzie e nulla nella sua vita, come afferma anche lui, è fatto senza seguire il suo codice. Sposare Eva è stato una truffa, proprio come la loro luna di miele, da cui la donna se l’è svignata con tanto di bottino, lasciando Mozzie senza denaro e con il cuore spezzato. Perché può negarlo quanto vuole, ma è gelosia quella che spinge il piccolo cuccioloso Moz a prendersela tanto con Jack: c’è la voglia di smascherare un imbroglione (quando mai Mozzie ha torto?!) ma è principalmente quel senso di protezione che prova verso Eva a dargli la carica e permettergli quindi di incastrare un mascalzone, salvare un prezioso artefatto e… permettere la fuga a sua moglie, poco prima che Peter le metta le manette ai polsi. Ancora una volta non si può fare a meno di amare Mozzie, che volete che vi dica?

whitecollar_604_3Per il resto questo episodio mette in luce proprio quei due elementi di forza che, a mio parere, hanno fatto di White Collar ciò che è: Mozzie e le sue stranezze da una parte e il rapporto Peter/Neal dall’altra. I due si ritrovano infatti a sperimentare un tipo completamente nuovo di relazione, non più vincolato da una cavigliera elettronica bensì dalla fiducia reciproca. Una fiducia che non è più quella tra un criminale ed un agente federale ma quella tra due compagni, due colleghi e due amici che ne hanno viste tante insieme e che, sempre insieme, sono riusciti a vedere nella propria controparte una parte di se stessi, accettandola malgrado questa comportasse un compromesso non da poco. Vederli nel ruolo di ‘genitori per un giorno’ è stato spassoso. Lontani per una volta dalla trama delle Pantere Rosa (io sono ancora genuinamente scioccata dalla mancanza di originalità degli autori che se ne sono usciti con questo nome!) si sono calati nei panni di guardiani di Mozzie, cercando di prevenire catastrofi sentimentali e supportandolo nella sua non tanto assurda teoria di complotto contro Jack. Credo che il non avere un caso che li coinvolgesse direttamente, che mettesse alla prova il loro rapporto, abbia messo in luce un bellissimo aspetto di Peter e Neal: li whitecollar_604_5ho visti rilassati, perfino ironici e divertenti, come due colleghi normalissimi che portano avanti un caso. Ma noi sappiamo che non sono solo questo e qualcosa mi dice che molto preso l’ombra del sospetto ed inganno scenderà di nuovo su di loro.

Neal è ancora un infiltrato delle Pantere Rosa, non dimentichiamolo, e per sua stessa ammissione non si fida completamente del Bureau (giustamente!) che l’ha già raggirato più di una volta, fingendo di allentare il guinzaglio solo per sostituirlo poi con una catena. La missione che dovrebbe portare a smantellare la miglior organizzazione criminale del mondo è, per Neal, il suo biglietto d’uscita dalla sfera gravitazionale dell’FBI e non sappiamo ancora cosa sarà in grado di fare per portare a termine il suo compito. Un compito che diventa sempre più nitido proprio grazie alle ricerche di Diana e Jones, che mettono finalmente i puntini sulle ‘i’ e intuiscono il piano delle Pantere Rosa ed il motivo per cui possedevano un programma con voli internazionali random: il loro bersaglio sono i soldi scambiati dai cittadini americani in Europa per gli euro, che arrivano con voli casuali con spedizioni di ben 500 milioni di dollari per volta. Un bel bottino che, naturalmente, quando è sul punto di arrivare a San Francisco, viene appoggiato dal bureau della città del Pacifico. Peccato che le Pantere non si presentino, whitecollar_604_2intuendo probabilmente che qualcosa sia fuori posto, e dato che l’ultimo arrivato è proprio Neal è contro di lui che il capo delle Pantere punta una pistola, in un emozionante cliffanger finale, accusandolo di essere (a ragione) la talpa dell’operazione.

Un episodio molto bello, denso di eventi, in cui non pesa affatto il modo quasi banale con cui la storia centrale delle Pantere Rosa viene messa da parte e qualcos’altro viene invece approfondito, nel caso specifico Mozzie e la sua vita sentimentale. Dal prossimo episodio si ritorna in carreggiata, naturalmente, poiché sono due gli episodi che ci separato dall’addio definitivo all’agente Burke e a Neal Caffrey e sono ancora tante le domande a cui dare una risposta.

Momenti degni di nota:

– Mozzie che sfreccia per New York in monopattino, prima di buttarlo come un fazzoletto di carta usato

– Mozzie che inscena il litigio perfetto con la finta-non-tanto moglie

– La faccia di Neal quando scopre che Mozzie è sposato

– La faccia di Peter quando scopre che ‘pranzo con tua moglie’ era in realtà ‘terapia di gruppo’

Per restare sempre aggiornati su White Collar, con foto, news, interviste e curiosità, vi consigliamo di passare per White Collar Italia.

6.04 - All is Fair

Denso ma bello

Valutazione Globale

User Rating: Be the first one !

Katia Kutsenko

Cavaliere della Corte di Netflix, rinomata per binge-watching e rewatch, Katia è la Paladina di Telefilm Central quando si tratta di tessere le lodi di period drama e serie tv fantasy. Le sue uniche droghe sono: la caffeina, Harry Potter e Chris Evans.

Articoli correlati

Back to top button