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White Collar: Recensione dell’Episodio 5.09 – No Good Deed

Un episodio di transizione, quello che White Collar ci regala questa settimana, dandoci molte novità su cui riflettere per queste tre settimane di pausa. Dico novità ma, in realtà, ciò che davvero intendo è “la solita vecchia storia”: il tempo passa, eppure Peter e Neal sono sempre al punto di partenza, in cui l’uno non si fida dell’altro e viceversa. Potrei dire che la situazione ha sfumature piuttosto whitecollar509_4variopinte e diverse, che nessuna storia è mai identica a quella precedente ma, ammettiamolo, alla lunga questo continuo puntarsi il dito contro stanca, tanto che il pranzo mancato di Mozzie ed Elizabeth diventa quasi il fulcro della puntata in gara solo con la freschezza di Bridget Regan nei panni della ragazza in cerca d’avventura, che tenta disperatamente di aiutare un criminale incallito, trasformandosi lei stessa in una sorta di “criminale” ed entrando, ad honorem, nel team Mozzie-Neal che, al contrario, non stanca davvero mai.

Continua la storyline del Mosconi Codex, la cui fine sembra lontana come l’iceberg per il Titanic, in cui emergono nuovi enigmatici indizi che portano a domandarci quante volte gli sceneggiatori abbiano visto “National Treasure”. Una sequenza diabolicamente ingegnosa, e sicuramente degna di nota, porta infatti Neal a recuperare la tanto agognata vetrata che, con l’aiuto di Rebecca, aveva individuato tra le pagine-fotocopia del Capitolo 13, consegnato al diavolo in persona… ah, scusate, telefilm sbagliato: intendevo Hagen! E’ davvero ammirevole quanto Neal si impegni per portare avanti questa sorta di crociata (non più tanto) solitaria, nella speranza di prevalere sui piani di Hagen stesso, ma emerge con sempre maggior evidenza, a parer mio, quanto in realtàwhitecollar509_2 gli piaccia questa corsa contro il tempo: non si tratta più di salvare Peter, qui c’entra la sua natura e il fatto che può fare, una volta tanto, qualcosa che gli piace davvero, qualcosa per cui è davvero portato (e non mi riferisco all’allenamento mattutino tra le coperte con la bella rossa e neppure alla copia di quadri di valore inestimabile). Dò ragione a Peter, almeno in parte, quando afferma che non ci sono scuse che reggano, non ci sono “ma” e non ci sono
“se”, perché Neal sarà sempre attratto dal suo passato e sarà sempre tentato dalla sua natura.

Naturalmente non c’è dubbio che, malgrado le parole veritiere dell’agente Burke, il piatto della bilancia penda dalla parte di Neal. Avrà fatto ciò che ha fatto per la sua indole ma l’ha fatto prima di tutto e soprattutto per tirar fuori Peter da una situazione senza uscita, il processo che non solo l’avrebbe dichiarato colpevole di omicidio ma gli avrebbe rovinato la carriera e la vita. La stessa Elizabeth si proclama felice delle scelte del giovane Caffrey, visto che la morale sbagliata ha fatto il suo dovere, quello di salvare suo marito e la loro vita. Un mezzo per un fine, un sacrificio per un sacrificio e, chissà perché, quello che deve sacrificare sempre tutto è proprio Neal!

whitecollar509_5Ovviamente c’è anche un lato positivo, ovvero l’aver rubato una vetrata significativa ed importante ed avere una leva per poter trattare con Hagen, il quale (ricordiamolo) ha ancora in mano le prove che incastrano Neal per il furto delle monete d’oro di inizio stagione. L’idea, brillante ma che prevedo andrà a rotoli, è proprio quella di offrire a Hagen la vetrata in cambio del video e dunque abbandonare, finalmente (con grande disappunto di Rebecca, probabilmente), la ricerca incentrata sul Codex  e tutti i furti e le scappatoie ad esso annessi. Perché, pensandoci davvero bene, per qualche secondo, ci si rende conto che malgrado la sua aria disinvolta, la battuta sempre pronta e l’abilità a cavarsela da qualsiasi situazione, a Neal probabilmente pesa non poco il fatto di essersi lasciato coinvolgere da un criminale tanto diverso da lui quanto whitecollar509_3senza scrupoli. L’ha fatto per salvare un amico, il che è davvero apprezzabile, ma fin dove può arrivare la sua sopportazione – così come quella di Peter, di conseguenza? Prevedo punti di rottura, se quello della fine dell’episodio non fosse stato abbastanza. Dopo tantissimo tempo abbiamo visto i due amici, compagni, colleghi lasciarsi nel peggiore dei modi possibili, con una tranquillità irreale in cui affermavano, implicitamente, di non potersi più fidare l’un l’altro e di conseguenza di avere un diverso tipo di strada da percorrere, adesso: una strada in direzioni completamente opposte.

Quindi direi che la solita vecchia storia si ripete, si, ma non è mai davvero la “stessa” storia, il che non può che renderla interessante. Non ci resta che aspettare e vedere come si evolveranno le cose tra il nostro agente dell’FBI preferito e il criminale dal fascino (non) assassino. Ci rivediamo nel 2014!

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