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When They See Us: la storia che si ripete  – Recensione della miniserie Netflix

When They See Us - la recensione
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Anton McCray, Kevin Richardson, Yusef Salaam, Raymond Santana Jr. Avevano quattordici anni e non si conoscevano neanche tra di loro. Korey Wyse ne aveva da poco compiuto sedici e voleva solo far compagnia al suo amico Yusef. Lui neanche ci era andato a Central Park la sera prima come, invece, avevano fatto gli altri accodandosi ad un gruppo numeroso di ragazzi che volevano solo fare casino. Gli altri, non loro, avevano fatto qualcosa di più e di molto cattivo. Ma non loro. E di certo non l’avevano neanche vista Trisha Meili. Ma li avevano visti i poliziotti. E quel che avvenne poi è quello che accadeva sempre e ancora accade When They See Us. Dove they sono i poliziotti bianchi e us sono i ragazzi di colore.

When They See Us - la recensione

When They See Us – la recensione – Credits: Netflix

Il caso della jogger di Central Park

Era normale per la ventottenne vicepresidente del dipartimento di finanza aziendale della Solomon Brothers andare a fare jogging a Central Park dopo una giornata di lavoro. Ma quel 19 Aprile 1989 avrebbe cambiato la sua vita per sempre. Perché qualcuno la stuprò violentemente e la picchiò in maniera così brutale che i paramedici prognosticarono una morte sicura. Trisha miracolosamente sopravvisse dopo dodici giorni di coma senza riportare grossi danni fisici dopo una lunga riabilitazione. Ma la sua vita fu comunque segnata.

Senza che avesse colpe. Come altrettanto incolpevoli e altrettanto eternamente segnati da quel caso furono i cinque ragazzi che diventeranno poi tristemente noti come gli Harlem Five. I cinque di Harlem perché è dal quartiere nero per eccellenza che venivano quegli adolescenti che i detective decisero dovessero essere i colpevoli. A costo di violare ogni regola. Interrogandoli per quarantadue ore consecutive senza che fossero presenti i genitori nonostante fossero minorenni. Costringendo i primi quattro a firmare deposizioni inventate di sana pianta in cui si accusavano l’un altro pur non essendosi mai incontrati prima.

Invischiando il quinto solo perché serviva uno che desse una versione coerente con le prove dell’aggressione che mostravano quanto menzognere fossero quelle dichiarazioni filmate. Promettendo la libertà solo per avere qualcuno da dare in pasto ad un’opinione pubblica scioccata dalla violenza e fomentata dalle pagine di giornale acquistate da quel palazzinaro che sarebbe poi diventato l’attuale presidente degli Stati Uniti d’America.

When They See Us è la storia di una dei più evidenti errori giudiziari della storia recente a stelle e strisce. Un catalogo inenarrabile di orrori perpetrati con lucida consapevolezza. Perché ognuno dei detective coinvolti era pienamente consapevole dell’innocenza dei cinque ragazzi. Ma non vollero dare nessuna importanza alla ricerca della verità. Era un orpello inutile. Un ostacolo alla loro carriera. Un fastidio che impediva di zittire quelli là fuori che urlavano.

When They See Us è il ritratto del sonno della ragione che genera mostri. E quei mostri avrebbero tormentato chi era invece rimasto sveglio.

When They See Us - la recensione

When They See Us – la recensione – Credits: Netflix

Una storia di ieri che va avanti da sempre

A scrivere e dirigere When They See Us è Ava DuVernay, autrice che è stata sempre molto impegnata nelle lotte per i diritti degli afro americani. Non è, quindi, sorprendente che il tono generale di questa miniserie possa essere definito frettolosamente militante. Non c’è, infatti, nessuna seconda campana da ascoltare. In verità, a tratti, questa distinzione manichea tra buoni e cattivi può risultare quasi dannosa perché sembra sottrarre credibilità alla vicenda narrata. I poliziotti sono così ostinatamente in mala fede e i procuratori dell’accusa tanto consapevoli di star mentendo (al punto da preoccuparsi di non riuscire a spuntarla in tribunale) che viene da chiedersi come nonostante tutto i ragazzi fossero stati ugualmente condannati. Anche considerando che la giuria non era interamente bianca.

Tuttavia, non va dimenticato che quello che maggiormente interessa a When They See Us non è mettere in scena un legal drama, ma piuttosto ricordare un precedente illustre. Quanto più l’ingiustizia perpetrata è palese, tanto più utile alla dimostrazione della tesi sarà il suo racconto. E la tesi che Ava DuVernay intende dimostrare è che la storia è sempre la stessa. Ieri come oggi.

Il pestaggio di Rodney King che originò le rivolte di Los Angeles non era stata la prima volta. I tanti ragazzi di colore uccisi da poliziotti bianchi che sparano solo perché vedono un nero non sono vittime di una follia improvvisa. I movimenti come Black lives matter o gli altri che invocano pari dignità tra bianchi e neri non nascono per quanto accaduto oggi, ma per l’esasperazione di quanto va avanti da sempre.

Da quando Anton, Kevin, Yusef, Raymond si ritrovarono a scontare dai sei ai tredici anni di riformatorio solo perché avevano il colore sbagliato della pelle. Da quando Korey dovette affrontare tredici anni di carcere tra violenze e maltrattamenti solo perché il suo diritto all’adolescenza non contava nulla agli occhi di chi voleva fare bella figura con gli urlatori là fuori.

When They See Us - la recensione

When They See Us – la recensione – Credits: Netflix

Una miniserie cinematografica

Non sono molte le mini serie nel catalogo di Netflix. When They See Us conferma, tuttavia, una lieta tendenza. Non solo quella del gigante dello streaming ad impegnarsi in temi di forte rilevanza sociale (si veda, ad esempio, il forte coinvolgimento con i movimenti LGBTQI). Ma, dal punto di vista più prettamente televisivo, quel che vale la pena sottolineare è l’attenzione ad una qualità cinematografica che viene riservata alle serie di più breve durata.

Molto di questo merito va alla regia di Ava DuVernay che accompagna la storia dei suoi cinque protagonisti restandogli accanto nei loro diversi momenti di sofferenza e crescita. Anche il montaggio fa la sua parte rinunciando, negli ultimi due episodi, ad una rigida cronologia degli eventi per muoversi nel tempo diverso degli Harlem Five. Ben riuscita è la caratterizzazione dei modi diversi in cui i familiari vivono la disgrazia caduta loro addosso. Non forzandosi a stare insieme perché vittime della stessa ingiustizia. Ma piuttosto restando fedeli ai loro vissuti differenti.

When They See Us ha, tuttavia, nel comparto recitativo il suo punto di forza. Tutti gli attori coinvolti (sia quelli che interpretano la versione giovane che quella adulta di Anton, Kevin, Yusef e Raymond) sono molto bravi a restituire la debolezza, la paura, l’incapacità di capire prima e poi la rassegnazione e la forza di accettare poi una ingiustizia a cui non possono scappare. Su tutti eccelle sicuramente Jharrel Jerome che, non a caso, interpreta Korey sia da ragazzo che da adulto. Il suo percorso dalla disperazione alla forza colpisce per l’intensità con cui viene vissuto e la credibilità che il giovane attore riesce a dare alla sua messa in scena.

When They See Us non andrebbe vista come una serie tv. Ma come un memento mori. Perché la giustizia sarà sempre destinata a morire quando una parte guarderà l’altra con occhi diversi. Finché ci sarà qualcuno ad immaginare già cosa accade When They See Us.

When They See Us - la recensione
3.5

Giudizio complessivo

Una storia di ieri che dimostra come le ingiustizie di oggi si trascinano avanti da troppo tempo

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