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Westworld: Recensione dell’episodio 1.08 – Trace Decay

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Westworld riparte dove si era fermato la scorsa settimana, con il plot twist sulla vera natura di Bernard. L’androide all’apparenza più mansueto, si ritrova con l’animo a pezzi dopo aver commesso l’omicidio di Theresa (peraltro non l’unico, dato che anche Elsie sembra essere stata uccisa da lui). A questo punto, ci aspettavamo di fare un ulteriore passo in avanti e scoprire ancora altro sul conto di Bernard (che sia una versione androide di Arnold?) e invece no, Westworld ci propone un ottavo episodio che non regala risposte ma mischia ulteriormente le carte in tavola.

Gli ultimi due episodi dovranno quindi offrire le risposte che cerchiamo, da quando siamo entrati nel mondo di questo parco polveroso, e non rimandarle alla seconda stagione. Si tratta di una serie con un potenziale infinito, una di quelle a cui già dopo una o due stagioni si può affiancare la parola cult. Con la potenzialità di poter esplorare infinite tematiche relative al parco, agli androidi, al mondo esterno, sarebbe limitante e frustrante non terminare il filone diretto della prima stagione. Questo Trace Decay, infatti, dilata ulteriormente l’attesa delle risposte tanto desiderate, a tal punto che ci sentiamo quasi in dovere di cestinare alcune teorie su certi personaggi.

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Non siamo più tanto sicuri, per dirne una, che William sia davvero il cowboy col cappello nero trent’anni prima. Non siamo più tanto sicuri che l’appena citato pistolero sia soltanto il cliente più affezionato e quello più fedele, ma qualcosa di più importante. Abbiamo la conferma, almeno quello, che non tutte le scene che ci vengono mostrate avvengono nello stesso arco temporale. Ma questo l’avevamo già capito.

Del cowboy finalmente possiamo costruire un soddisfacente background con quello che ha rivelato a Teddy. Non tenderei però a prendere per oro colato tutto quello che ha detto. Già che c’era poteva anche lasciarsi scappare il nome. L’arrivo tempestivo, invece, delle truppe di Wyatt ha posto fine al momento confessione: speriamo che nel prossimo episodio si possa dare infine un volto al villain della storia di storia.

Siamo invece ben sicuri, adesso, del dolore reale che ha provato Maeve nella sua “vita” precedente. Scopriamo che ben prima del suo risveglio, era già una androide più umana che robot. Nella storia che sta alla base della sua presa di coscienza ha una parte decisiva anche il pistolero nero. L’uomo, che era andato ad ucciderla soltanto per vedere come si sarebbe sentito, si ritrova fautore della nascita della coscienza di Maeve. Una vera e propria epifania che lo porterà, da quel momento, a seguire le tracce del labirinto, mentre l’androide sarà destinato a nuova vita.

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Fare qualsiasi altra supposizione, significherebbe fare delle teorie. Ce ne sono fin troppe in giro, una più o meno valida dell’altra, e non è questo il luogo più adatto per snocciolarle tutte.

Quello che si avverte in questo Trace Decay è un momento di smarrimento. È quello di Dolores che non capisce più cosa è reale e cosa no, che si rende conto di essere vissuta in due (e più) momenti diversi. È lo smarrimento dello spettatore che, novello Teseo, deve seguire e perdere continuamente i fili di trame in un labirinto infinito, alla fine del quale si aspetta di trovare Arianna, pronta a dargli tutte le risposte che cercava.

E noi attendiamo fiduciosi, sebbene un po’ confusi. Perché Westworld ha catturato l’interesse anche dei meno entusiasti. Si va tassello dopo tassello verso un finale che se costruito bene, può portare questo show nell’olimpo delle serie del 2016. Se costruito male, nel dimenticatoio. Il confine è sottile.

Voto: 3/5

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