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Westworld: Recensione episodio 1.03 – The Stray

Westworld

Le cose che il romanzo non dice sono necessariamente più di quelle che dice, e solo un particolare riverbero di ciò che è scritto può dare l’illusione di stare leggendo anche il non scritto.
(Italo Calvino- Se una notte d’inverno un viaggiatore)

Esistono nel mercato televisivo moderno due modi di fare televisione: quello che potremmo chiamare “intrattenimento” e quello che invece è “letteratura”. In un panorama in cui l’offerta è così vasta e il pubblico così esigente e eterogeneo èWestworld perfettamente normale che non tutti si sforzino per creare serie tv che fanno parte del secondo gruppo di cui sopra. Una serie tv che rientra nel genere intrattenimento, se prendiamo ad esempio i pilot di quest’anno pensiamo a This is Us,  è una serie che si limita a gettare in faccia allo spettatore informazioni, sentimenti precotti, trame lineari, tematiche già viste e personaggi preconfezionati. C’è un buono, un cattivo, una famiglia felice, qualche stereotipo sessuale o di razza e niente che porti lo spettatore a porsi domande non solo su quello che sta vedendo ma su se stesso. Ed è proprio quando un telefilm crea una trama non banale, volutamente complessa, senza personaggi facili e con un substrato di metafore e citazioni che la televisione rasenta la letteratura. Sono serie tv che cambiano lo spettatore come persona, che quando finiscono provocano quel senso simile alla fine di un giro in giostra quando tutto continua a girare nonostante tu sia già sceso. Serie del genere sono Breaking Bad, The Leftover, Utopia, In the Flash, la prima stagione di true detective, Hannibal, Black Mirror, in tutti questi casi abbiamo difronte prodotti non di facile visione, che spesso sono di nicchia ma che non si appiattiscono al piccolo schermo.

Scelte narrative non banali:

WestworldWestworld è letteratura. Non solo per le citazioni filosofiche, la costante allegoria biblica che mette in scena, ma anche e soprattutto per le difficili scelte di trama che porta avanti. Sarebbe potuta essere una serie banale del rapporto tra realtà e finzione e tra uomo e macchina e invece non lo è, non sceglie di snocciolare i temi classici cari a questo filone fantascientifico ma va oltre ingabbiando lo spettatore in un misto di stupore e inquietudine. Il personaggio di Dolores avrebbe potuto semplicemente innamorarsi del suo creatore o di Teddy e invece non lo fa e scappa dopo aver oltrepassato le sue normali mansioni; il personaggio di Bernard avrebbe potuto ricreare suo figlio in versione robotica per superare il lutto e invece non lo fa, ma si attacca alle sue creazioni che sembrano avere più lati umani degli uomini che lo circondano; il personaggio di Ford sarebbe potuto essere un burattinaio cattivo incapace di capire che quelli che le sue creazioni stanno diventando più che semplici righe di codice e invece grazie al meraviglioso Hopkins sviluppa già in tre episodi una quantità di sfaccettature impressionanti; ed infine la questione dell’aggiornamento che ha reso le attrazioni coscienti avrebbe potuto scadere facilmente in scene alla terminator e invece diventa una magnifica occasione per riflettere sul ruolo del pensiero, della predestinazione e del ricordo.

Un elaborata metafora delle serie tv:

Un insieme quindi di scelte narrative che già dopo appena tre ore rivelano una serie che non vuole scadere nel banale e nel tema dellaWestworld fantascienza all’acqua di rose. Ma Westworld è anche di più, può essere vista come un intrattenimento leggero su un parco giochi nel selvaggio west in cui qualcosa si sta per rompere oppure può avere una seconda chiave di lettura più profonda. Se infatti lo spettatore riflette un attimo sul tema vero della serie si renderà conto di come Westworld non sia altro che una elaborata metafora di cosa voglia dire creare una serie tv o più largamente una storia. Westworld ha come protagonisti un gruppo di narratori, un gruppo di produttori i personaggi fittizi di una storia e gli spettatori che vogliono fruire del racconto ovvero noi. Ed ecco che ogni tematica inizia a prendere forma se vista sotto questa luce: il rapporto tra creatore e personaggi che diviene sempre più labile, la voglia di rendere tutto il più vero possibile ma senza esagerare per non turbare troppo i clienti, l’attenzione ai dettagli da cui è ossessionato Ford e poi i personaggi/attrazioni che sono talmente vivi da uscire fisicamente dal racconto per essere aggiustati e sistemati via via (episodio dopo episodio potremmo dire) ed infine i clienti, alcuni che cercano solo l’intrattenimento, altri che si lasciano acchiappare dall’atmosfera e altri ma pochi che vogliono rompere il gioco e scoprirne ogni singolo segreto (come il cowboy nero).

Westworld non è una serie per tutti ma racconta tutti noi spettatori abituali di serie tv ed è per questo che merita la vostra visione e il titolo di serie più interessante di questo autunno.

Good Luck!

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1.03 The stray
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