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Wayward Pines: Recensione dell’episodio 1.01 – Where Paradise Is Home

Un occhio che si apre, un uomo trafelato che si sveglia.

Potrebbe essere l’inizio di Lost ma purtroppo il collegamento a Jack Shepard e alla famosissima serie vengono subito spazzati via per lasciare spazio a Ethan Burke, interpretato da un Matt Dillon più confuso e spaesato che mai.

Si apre così Wayward Pines il luogo dove il paradiso è di casa, anche se per molti degli abitanti di questo villaggio la casa è solo un palcoscenico dove Wayward-Pines-new-trailer-MAINrecitare a menadito una recita dove il copione e il regista ci sono ancora sconosciuti. La serie segue le orme del celebre telefilm che aveva spopolato negli anni ’90 e che sembra possa vedere ancora qualcosa da mostrarci in questi anni. Sto parlando ovviamente di Twin Peaks la serie prodotta da David Lynch che ha ispirato Blake Crouch scrittore del romanzo Pynes da cui è stato creato questo telefilm.

I riferimenti alla serie di Lynch non passano di certo inosservati se si vuole entrare a Wayware Pines; lo stesso cartello della città rende omaggio a quello della celebre cittadina americana, per non parlare dell’atmosfera di quei paesini così tipici e a volte fin troppo caricaturizzati che siamo abituati a vedere in svariati e innumerevoli telefilm. Ethan Burke è un detective dei Servizi Segreti che si ritrova in circostanze fin da subito sospette catapultato ad hoc nella cittadina in cui doveva investigare sulla scomparsa di due colleghi d’ufficio, coincidenza che sembra non notare sino alla fine dell’intero episodio. L’impossibilità di raggiungere la sua famiglia e le troppe sfortunate coincidenze non fermano l’errante Ethan che trova sin da subito alcune risposte alle sue innumerevoli scoperte. L’impossibilità di concretizzare il suo pensiero ci viene spiegata nelle prime scene, in un flashback che lo vede in una seduta psichiatricWaywardPines2a per cercare di scacciare dei fantasmi del passato e liberando così la mente da alcune visioni che lo hanno torturato negli ultimi tempi. Solo grazie a Beverly, una barista all’apparenza sconosciuta a molti, Ethan inizia a rendersi conto delle bugie su cui l’intero paese si regge e solo alla fine arriva alla conclusione di essere rimasto prigioniero di un grottesco gioco dove sopravvivere significa continuare a giocare.

Sono personalmente combattuto sulla valutazione dell’episodio; la troppa finzione e voglia di raccontare tutto subito mi hanno lasciato basito su quello che potrà accadere in futuro. Il personaggio di Ehtan, reso in maniera discreta da un Matt Dillon che in questo episodio barcolla e ha le sembianze facciali di Frankestein sembra non avere troppo nervo per affrontare la situazione; il personaggio viene fatto troppo rimbalzare come una pallina del flipper tra un ospedale di squilibrati e un ufficio della polizia poco attivo, senza però mostrare temperamento e sicurezza, caratteristiche che dovrebbe avere un detective dei Servizi Segreti. Anche se (penso) volutamente presentatici così, i personaggi secondari sono stati troppo caricaturizzati, un omaggio di sicuro ad alcuni personaggi di Twin Peaks ma che stride con la trama e specialmente con le reazioni di Ethan. I personaggi dell’infermiera Pam e dello sceriffo Arnold Pope sono stati calcati un po’ troppo facendoceli apparire fin da subito ambigui e sporchi.

wayward-pinesWayward Pines si scopre alla fine dell’episodio essere un labirinto senza uscite, dove tutte le strade e le vie ritornano sempre nel centro della cittadina. Anche se non scadente come la trasposizione del libro di Stephen King nel telefilm Under the Dome la cittadina è rinchiusa in un perimetro ristretto dove qualsiasi comunicazione con l’esterno è interrotta e bloccata (in questo caso volutamente). Ethan è quindi prigioniero in questo teatro dell’assurdo, dove ritrova persino la sua ex partner che sembra però abbastanza lucida da avvertire Ethan del pericolo che lo circonda. Ascoltato, registrato e drogato da un Grande Fratello invisibile, Ethan è costretto ad agire nell’ombra, iniziando a reagire verso la fine della puntata, capendo che prima di eliminare la persona dietro la stanza dei bottoni dovrà trovare le risposte che cerca. Il fatto di mostrarci già in maniera troppo evidente questo gioco organizzato che ricorda un po’ l’episodio di Black Mirror, White Bear, ha fatto perdere un po’ di fascino all’episodio che sembra voler obbligarci a seguire la serie. Espostosi già troppo con azioni che hanno già messo un allarme di ricerca sulla sua testa (come l’assalto all’infermiera Pam), Ethan dovrà calibrare in maniera accurata finzione e ribellione, aspettando intanto di avere maggiori risposte e un aiuto che potrà essere incarnato nella figura di sua moglie e di suo figlio. Il pilot è ben equilibrato ma troppo smanioso di svelarci velocemente gli assi nella manica che ha.carla-gugino-matt-dillon-wayward-pines

L’ambientazione è perfetta e ricalca quella di quei paesini rurali e un po’ sperduti d’America. La tensione di questo episodio è palpabile e molte volte alcune inquadrature e musiche accentuano il desiderio di rendere alcune scene simili a quelle di un film horror dove il personaggio di Ethan deambula non convincendo più di tanto, forse perché troppo vittima degli eventi. Wayward Pines riesce però a metterti la pulce nell’orecchio e a spingerti a cercare le risposte e gli indizi nascosti nel telefilm. E mentre Ethan rimbalza da un “attore” all’altro e i finti grilli cantano nei cespugli, noi attendiamo di scoprire chi sono i cattivi e specialmente che anno è realmente a Wayward Pines.

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