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Volevo fare la Rockstar: recensione della serie tv Rai

Volevo fare la rockstar

Esperimento Rai su più fronti, quello della serie “Volevo fare la Rockstar”.

La prima novità riguarda la messa in onda che viene anticipata dalla fruizione online tramite piattaforma Raiplay.
La seconda novità è rappresentata dalla location nel profondo nordest, con importanti sconfinamenti in Slovenia.

Credo si tratti anche della prima volta che un soggetto di serie tv italiana si ispiri ad un blog, quello di Valentina Santandrea. Altri elementi di curiosità sono la partecipazione di Giuseppe Battiston nella lunga serialità e un ruolo “serio” per Angela Finocchiaro.

Le prime puntate partono un po’ in sordina

Con un’evidente impronta da commedia e qualche elemento surreale. Raccontano della sfortunata Olivia, detta Olli, che un po’ le capitano e un po’ se le va a cercare, assorbita com’è da una vita sfuggitale di mano. Avrebbe voluto fare la Rockstar, a 16 anni, quando invece è rimasta incita di due gemelle eterozigote le “Brulle” (né brutte né belle) e ha posto loro in cima a tutte le sue scelte.

E’ una storia che approfondisce parecchio, e in maniera a tratti assai efficace, l’adolescenza. Le velleità rimosse da Olivia erano e rimangono, tutto sommato, quelle della sua pubertà. I sogni segnati sopra un foglio di carta, che ritrova dopo anni, si riaffacciano e c’è ora la volontà di concretizzarne qualcuno. La scatola segreta su cui ha scritto “Lubiana”, rappresenta per la ragazza 27 enne, il mondo perduto della breve giovinezza.

Volevo fare la rockstar

Un concentrato di adolescenti popola il paese di Caselonghe

Luogo immaginario ricreato mettendo insieme le città di Gorizia e Cormòns, a partire dalle due gemelle che pur avendo appena 11 anni, proveranno cosa significa crescere, in tutti i sensi.

“Facciamo un patto – dice Olivia a una delle figlie – tu salti l’adolescenza. Tanto non ti perdi niente.”

Il diciassettenne fratello di Olli, Eros, è un ragazzo inquieto, con un segreto grande come un macigno e che si sforza di nascondere. Il suo percorso nella storia è quello forse più doloroso. E’ stato abbandonato da una madre ex alcolizzata, ama corrisposto un suo coetaneo, ma è costretto a mentire, si infatua di una compagna di classe problematica e come se non bastasse è un accanito fumatore in debito con una banda di spacciatori…

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Non meno complicata è la madre di Eros e Olivia, anch’essa cristallizzata in un passato doloroso. Pur essendo uscita da tunnel di alcool e droghe, Nadia non trova una dimensione adulta nella sua nuova vita, si barcamena fra lavoretti poco edificanti e case di fortuna, mendicando un po’ d’affetto dai figli che inizialmente la rifiutano. Il suo pervicace ottimismo e alcune doti da sensitiva, in pieno mood hippie-frichettone, faranno di lei nel susseguirsi degli eventi un riferimento importante per Olivia e le Brulle.

Eterno Nerd, legato ai fumetti di Tex Willer come ad una guida di vita, il cinquantenne Francesco tenta in tutti i modi di uscire dalla dimensione post adolescenziale, sapendo che la vita necessita di sacrificio, coraggio, abnegazione. Si preoccupa della figlia sedicenne da quando la moglie li ha lasciati prima di morire. E’ arrivato a Caselonghe per occuparsi del supermercato che ha preso in gestione. Ma entrambe le cose paiono sfuggirgli di mano. La recitazione di Battiston è talmente realistica che non si fatica a parteggiare da subito per questa specie di orso disadattato.

Volevo fare la rockstar

A dire il vero la recitazione in generale e la regia hanno un che di naturalistico e scanzonato, cose difficili da vedere dalle nostre parti. Come spesso succede nelle fiction nostrane, però, molte frasi sfuggono alla comprensione a causa di una dizione non sempre limpida, o forse per colpa della presa diretta. Tuttavia ci sono volute appena quattro puntate per farsi coinvolgere come nella miglior tradizione serial-addicted.

Numerosi sono i caratteri che intercettano la vita di Olivia e delle sue figlie, alcuni dalle personalità abbastanza ben definite, altri decisamente più stereotipati. E’ il caso per esempio di Nice, interpretata dalla Finocchiaro, scritta con poco slancio e senza grandi idee, salvata da un’interprete pur sempre carismatica. L’obiettivo è portare avanti una situazione edificante ed avvincente ad alternanza, debitrice per quanto riguarda la trama centrale del caro vecchio feuilleton.

Si segue ogni puntata di Volevo fare la Rockstar con piacere

Senza bisogno di colpi bassi e momenti strappalacrime, e con la giusta dose di suspense. Agevola la sospensione del dubbio un’ambientazione accurata: soggiorni, camere, camerette, scuole, campi da rugby, minimarket del tutto credibili e modellati sui personaggi. Il paesaggio verdeggiante del Collio, dove si scorrazza in bicicletta e in motorino fra le vigne, potrebbe essere per il grande pubblico una piacevole scoperta. Emblema della sana provincia solidale, anche se un po’ ipocrita, Caselonghe rappresenta il motore di una possibile riscossa green dell’economia nazionale. La stampa riporta proprio in questi giorni di accordi commerciali con la Cina per i vini italiani di passaggio per il porto di Trieste.

Si tratta di luoghi ben noti al regista Matteo Oleotto, nato a Gorizia, che qui ha voluto ambientare nel 2013 il film che lo ha rivelato: “Zoran il mio nipote scemo”, interpretato guarda caso dallo stesso Battiston.

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Un buon cast

Applausi quindi ancora per l’attore friulano e per la brava Valentina Bellè, nei ruoli principali. Sara Lazzaro è una divertente Daniela, l’amica di Olivia ossessionata dal sesso. Matteo Lai completa il terzetto degli amici del cuore, nel ruolo di un timido sacerdote. Lorenzo Adorni è un prof di ginnastica dal passato problematico, ruolo che gioca una partita importante nell’economia della storia. A loro completo agio le giovanissime Caterina Baccicchetto e Viola Mastriner.

Eros è interpretato da un più che disinvolto Riccardo Maria Manera. La madre Nadia è una divertente e creativa Emanuela Grimalda. A chiudere il cast una felice scoperta: Teco Celio attore di origine svizzera, qui nel ruolo di un nonno sui generis, le cui gesta preferisco le scopriate da soli.

Il finale di Volevo fare la Rockstar chiude le dinamiche principali, ma si tiene aperto, nella prospettiva che una buona accoglienza del pubblico disinneschi le questioni rimaste in sospeso per dare vita a una nuova stagione. D’altra parte la blogger Valentina Santandrea, pur tirandosi fuori da ogni riferimento autobiografico relativo alla serie, a quanto pare ne ha di cose interessanti da raccontare…

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