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Vinyl: Recensione dell’episodio 1.07 – The King and I

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Secondo lo psicologo americano Abraham Maslow i bisogni umani possono essere classificati secondo una scala, partendo dal gradino più basso che raccoglie quelli fisiologici, come la fame e la sete, fino ad arrivare all’ultimo e ai bisogni riguardanti la realizzazione di se stessi, come la definizione della propria identità e del proprio posto nel sistema sociale. Secondo questa “piramide” ogni uomo agisce secondo una progressività che lo spinge, lo motiva verso i bisogni più complessi.
vinylStrano è che ad introdurci in questa serie alle teorie di Maslow sia il suo protagonista, quel Richie Finestra che poco sembrerebbe identificarsi con questa visione dell’uomo motivato ad agire per colmare la mancanza di un qualcosa nella sua vita. A meno di future smentite, il nostro sembra più per ora intenzionato a togliere che ad aggiungere, a distruggere più che a costruire, in una lunga corsa sulle montagne russe che non sembra arrestarsi.
Trovarselo quindi, ad inizio puntata, intento nella lettura del libro di Maslow “The Farther Reaches of Human Nature”, piuttosto che chino sulla sua scrivania a tirare la qualsiasi su per il naso, puzza più di inganno che di un’azione realmente motivata. Non ci lasciamo beffare dal suo ennesimo tentativo di chiudere con l’alcool e con le droghe, di sbarazzarsi di quella vita che lo ha allontanato, forse per sempre, da Devon e dai suoi bambini.  Pensiamo di conoscerlo talmente bene da credere impossibile per lui la strada della redenzione e più credibile quella di un sano e duraturo autolesionismo.

Eppure, minuto dopo minuto, dopo l’ennesimo rifiuto di bere, assumere sostanze stupefacenti o “commettere atti osceni”, dopo le sempre più convincenti manifeste volontà di volersi occupare solo ed esclusivamente di lavoro e della sua etichetta, iniziamo a credere che anche Richie Finestra possa aver finalmente deciso di intraprendere la strada giusta. Soprattutto perché l’episodio lo contrappone a colui il quale è stato considerato fin dall’inizio la colonna morale della American Century, l’uomo dedito alla famiglia e ligio al dovere (per quanto si possa essere ligi in un mondo fatto di cocaina, prostitute e, soprattutto, rock’n’roll). Zak Yankovich è il contrario di Richie Finestra: non è bello, non ha carisma, parla sempre a sproposito e non ha un grande orecchio musicale.

Ma lontano da New York, in quella calda e trasgressiva landa che è Los Angeles, i due sembrano invertire i ruoli, in un viaggio di lavoro che per certi versi assume più i contorni di una gita di piacere. “Quello che accade a Los Angeles, rimane a Los Angeles” sembra il motto di uno Zak attratto più dalle due ragazze che il suo Capitano Bianco ha reclutato per la serata che alla possibilità di incontrare e traghettare nella propria casa discografica niente che poco di meno che Sua Maestà Elvis Presley.
Il Re lo incontriamo per la prima volta sul palco, mentre muove il bacino nel modo in cui solo lui sa fare e canta sulle note di “Polk Salad Annie” in una sala piena di donnine anziane pronte a trasmettergli l’herpes. Non è quell’Elvis che la storia comune ci racconta, ha il doppio mento e una voce malinconica e piena di insicurezza. Quella stessa insicurezza che traspare dai suoi azzurri e profondi occhi in un dialogo aperto con quel Richie che ha lasciato il compagno in camera per avvicinarsi, accarezzare almeno, il sogno di avere Il Re nella sua scuderia. In un movimento di camera che ancora una volta simula una danza / combattimento tra i presenti sulla scena, conosciamo una parte della leggenda che la stampa spesso non racconta. Dietro ogni grande uomo, c’era una grande donna, dice una frase fatta. Dietro il Re, c’è il Colonnello, dovremmo dire noi. Un Colonnello spietato Tom Parker, un bambino indifeso Elvis Presley. “Dobbiamo essere come acqua. Dobbiamo essere come acqua” continua a ripetere Elvis mentre lascia la stanza. Anche noi andiamo via, domandandoci se il Re sia vivo o sia morto.

vinylE mentre crediamo che ormai sia tutto finito, che le buone intenzioni di Richie siano alla fine state ripagate con un sonoro schiaffo, ecco che quella sberla arriva dritta sulla nostra guancia, risvegliandoci dal sonno in cui eravamo caduti. Richie Finestra ha messo in atto il suo ultimo trucco e noi ne siamo caduti vittime. L’inganno che pensavamo di aver raggirato ci ha beccati in pieno. Quell’inganno è Richie Finestra. Il Re dell’Inganno è Richie Finestra.

The King and I arriva dopo un episodio intenso dedicato al nostro protagonista quanto alla due metà Devon. In questa puntata la scena è invece solo di Bobby Cannavale, con una bravissima spalla come Ray Romano che non fa altro che far brillare il primo di luce propria. Poco spazio è lasciato a quella che dovrebbe essere la storyline secondaria con protagonisti Clark e Jamie, storyline che almeno non desta sinceramente moltissima curiosità.
Un episodio che, a mio parere, raggiunge, se non addirittura supera, il pilot per regia e sceneggiatura. La difficoltà è sempre quella derivata da una notevole distanza temporale e musicale dalla scena raccontata. Ma se questo è il prezzo per avere un livello così alto di televisione, forse vale la pena pagarlo.

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1.07 - The King and I
  • Non è oro tutto quello che luccica
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