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Vinyl: Recensione dell’episodio 1.06 – Cyclone

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Un episodio di Vinyl che non brilla, ma che di certo continua a mantenere l’atmosfera degli anni settanta

Ognuno di noi è costretto a fare delle scelte. Scelte che condizionano il nostro futuro, le nostre amicizie, la nostra famiglia. Scelte dettate dal passato o semplicemente dalle circostanze, ma non di meno scelte con cui siamo e saremo sempre costretti a convivere. Non so cosa si possa provare ad essere dipendente da una sostanza come la cocaina – per una che non fuma il semplice concetto di dipendenza assume una sfumatura quasi ironica – ma posso solo immaginare che si tratti di una scelta di Richie.

vinylSi, perché sappiamo che un tempo è stato in grado di smettere ed il fatto che sia tornato a sniffare la polvere con un dollaro arrotolato è la prova non solo del fatto che è perfettamente cosciente della sua scelta di tornare nel circolo vizioso della droga, ma anche di quella di non tentare nemmeno di smettere ancora una volta. Il percorso di Richie è forse quello più autodistruttivo fra tutti i personaggi della serie e questo episodio ne è una chiara prova. Drogato, ubriaco e incapace di restare concentrato su qualcosa per più di pochi minuti, Richie si ritrova a viaggiare a bordo di una macchina rubata in compagnia di Ernst, un vecchio amico morto in un incidente d’auto. Il fatto che il personaggio di Cannavale non realizzi di parlare con un morto e non capisca che si tratta di un’allucinazione è la dimostrazione del fatto che si è spinto troppo in là, che anche se a parole può tentare di convincere gli altri delle sue buone intenzioni ormai è talmente in fondo al burrone dell’autodistruzione che non c’è più tempo per aprire il paracadute e tentare di salvarsi. La consapevolezza del fatto che Enrst non sia altri che un inquietante amico immaginario (o fantasma del passato, se preferite) si fa largo in Richie solo pochi istanti dopo che anche il pubblico se ne rende conto, a sua volta. La verità è che Richie non è interessato a smettere: Richie è interessato a stare bene e non gli importa molto di chi ferisce sul suo cammino basta che tutto, alla fine della giornata, torni al suo posto. Purtroppo, non tutto quello che si è rotto può essere nuovamente riassemblato.

vinylNe sa qualcosa Devon, che in questo episodio ho trovato straordinaria. Olivia Wilde mostra un lato del suo personaggio molto intimo, nascosto, di una donna che in realtà si sente sola e priva di obiettivi. Una madre, certo, ma non più una moglie. Attraverso i personaggi che si muovono intorno a lei ci rendiamo conto che in realtà fa parte del circolo di élite degli anni ’70, fatto di artisti e pittori e musicisti. Un mondo in cui si sente a suo agio e da cui è stata allontanata dal desiderio familiare di Richie, che nel frattempo la bella vita continua comunque a farla. Devon ha tanto talento dentro di sé e non chiede altro che non poterlo mostrare al mondo. Posa nuda per un artista come un tempo aveva posato per Andy. Alla fine però torna da Richie, se non per qualche istante, prima di realizzare che suo marito è talmente immischiato nella sostanza da cui è dipendente da non vedere più né lei né la realtà. Appoggio in pieno la sua scelta di volersene andare, proprio come apprezzo la bellezza che ha coinvolto ogni singola inquadratura delle scene che hanno visto Olivia Wilde protagonista. Lo studio in cui ha posato sembrava emerso da un quadro dell’Ottocento, uno studio di un artista bohemiène di cui lei era la musa. Per certi versi è come se Devon fosse costruita meglio dello stesso Richie, il quale resta comunque protagonista con il suo desiderio di tornare alla ribalta.

vinylDifficile ovviamente, considerato che la band su cui sta puntando tutto ha un leader capriccioso e volubile, che trova la sua giusta controparte in un bassista che ruba una chitarra da un negozio di strumenti musicali come se nulla fosse. Non capivo inizialmente il bisogno di questo ragazzino emo che vuole a tutti i costi fare il musicista ma confesso che le scene a lui dedicate, soprattutto quando coinvolgono anche Juno Temple, sono tra quelle che attendo con più impazienza. È quasi come se i personaggi secondari riuscissero ad eclissare quelli principali. Basti pensare all’arrivo tempestivo di Andrea Zito, che già ci è entrata nel cuore perché è amica intima di David Bowie e quindi l’apprezziamo immensamente senza bisogno di particolari spiegazioni.

Un episodio che, a parer mio, non ha brillato. È come se il personaggio di Richie sia immerso in un circolo autodistruttivo da cui non c’è via d’uscita. Continuano a convincere le scene e le scenografie ma, per quanto possa brillare il genio di Scorsese, qualche volta non è abbastanza. Voglio qualcosa di concreto, non più solo giri in macchina senza meta e discorsi fini a se stessi. È sbagliato dire che voglio azione? Spero di no, perché me l’aspetto, mi aspetto quello che mi aveva colpito nel primo episodio e che sto faticando a riconoscere nella serie che sto guardando ora.

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1.06 - Cyclone
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