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Vinyl: recensione dell’episodio 1.04 – The Racket

Vinyl

Richie Finestra è ormai un uomo che ha perso totalmente il controllo di sé. In un’epoca frenetica e movimentata com’era la New York di metà anni ’70, Finestra non regge il peso degli eventi che lo riguardano da vicino, che sia il lavoro o la vita privata. Strafatto dalla mattina alla sera di alcool e droghe, Richie sta via via perdendo ciò che di importante era riuscito a costruirsi intorno.

VinylAccadono molte cose in The Racket, che ha il pregio, dopo una timida fase di stallo nel precedente episodio, di fare un deciso scatto in avanti nel proseguire le trame aperte ad inizio stagione. Eppure c’è ancora qualcosa che non funziona completamente in questa serie. La confezione è delle migliori: ottima ricostruzione di quell’epoca, costumi e interni ricreati alla perfezione, regia e montaggio degni del miglior cinema. Ma è come se ricevessimo in regalo una scatola che si presenta al di fuori piena di smeraldi e diamanti, la aprissimo e trovassimo dentro un regalo non all’altezza della confezione.

Quello che manca a Vinyl per essere considerata una serie top è prima di tutto una maggiore introspezione dei personaggi, a cominciare dai soci di Richie. Loro, come la segretaria interpretata da Juno Temple, sono per lo più abbozzati, come se facessero parte dell’arredamento della serie. Mi viene in mente un paragone con quel capolavoro di Mad Men dove anche i comprimari, già da subito, apparivano ben strutturati e pieni di carisma. In più ho la sensazione che molti dialoghi girino a vuoto, come quello tra Richie e Hannibal quando quest’ultimo si presenta in ufficio prima del concerto.

Non voglio far sembrare Vinyl come una serie deludente. I pregi a livello tecnico, come già sottolineato, sono ineccepibili, così come la colonna sonora che ad ogni episodio ti piazza dei grandi classici del rock come, proprio in questo episodio, Money dei Pink Floyd e Won’t Get Fooled Again dei The Who. Quello che gradirei è che ci si concentrasse di più sulle singole storie dei personaggi (con maggior convinzione nella scrittura), senza farsi distrarre dall’atmosfera dei seventies da ricreare con canzoni e mini-concerti. Con questi ingredienti predominanti Vinyl diventerebbe un’ottima serie di puro intrattenimento e niente più.

Il mio consiglio è di sfruttare al meglio anche la parte privata di Richie Finestra e i problemi con la moglie Devon (un’ottima – un po’ a sorpresa – Olivia Wilde), ormai depressa e in procinto di voler divorziare dal marito. Molto bella la scena di Devon dall’avvocato nella quale, nonostante abbia portato con sé le prove della pazzia a cui sta andando incontro Richie, cerca di difenderlo spiegando che a lei e ai loro figli non ha mai messo le mani addosso. Più Devon in Vinyl.

VinylInteressanti anche gli intermezzi musicali che interrompono la scena andandola a ricollegare con la successiva. In questo episodio ce n’è stato uno in apertura e un altro, il migliore, quando Richie caccia un urlo dopo il timido incendio avvenuto nel suo ufficio. Appare una sosia di Janis Joplin che canta la struggente e bellissima Cry Baby prima che appaia in scena Devon dall’avvocato.

Staremo a vedere se i Nasty Bits riusciranno a strappare il contratto con l’American Century Recording, ora che il loro manager è un vendicativo Lester Grimes, troppo “bravo ragazzo” per accettare la proposta di Finestra di produrre con la sua etichetta nuovi brani. Staremo anche a vedere se la da me auspicata svolta a livello introspettivo, lo scavare più a fondo senza rimanere sempre in superficie diventerà realtà. Nel frattempo continuiamo a goderci la magia di un’epoca irripetibile.

In attesa del prossimo episodio e delle prossime recensioni ricordatevi di mettere like alla nostra pagina Facebook per tutte le novità su tv e cinema.

1.04 - The Racket
  • Puro intrattenimento musicale
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