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Ville-Marie: La Recensione, Roma FF10

Ville-Marie

Ville-Marie, film canadese in concorso al Festival del Cinema di Roma è quello che generalmente definiamo film corale o ensemble cast. Guy Édoin, qui al suo secondo lungometraggio, sceglie di raccontare la storia di varie persone incrociate da accidentali eventi del destino.
Un’attrice europea torna in Canada per girare un film che ripercorre le tappe della sua esistenza, a Montreal vive e studia il figlio ventenne che non vede da tre anni e con il quale ha un rapporto conflittuale. Centro nevralgico del film è proprio Ville-Marie, l’ospedale dove le vite dei protagonisti, a causa di un evento drammatico, si scontrano e incrociano.

Ville-MarieL’idea di base della sceneggiatura non è di certo nuova o originale; è pieno la storia del cinema e della tv di film corali i cui eventi dei singoli personaggi sono legati tra loro da un accadimento, ma non è certo la mancanza di originalità il male di in Ville-Marie. È subito evidente, invece, un problema di fondo: la piattezza della parte introduttiva, cioè quei primi quaranta minuti vitali di un film che servono a far interessare e appassionare lo spettatore alle sorti dei personaggi o quanto meno a non perdere attenzione.
Nella prima mezz’ora ci vengono raccontate le storie di Thomas, ventenne alla ricerca di risposte sull’identità del proprio padre; Sophie, attrice che suo malgrado sceglie di interpretare la sua vita in un film, nel tentativo maldestro di esorcizzarla e poi Pierre, portantino ossessionato da un passato che non riesce a superare e Marie, ancora sconvolta da un lutto inaccettabile.
Le scene scorrono senza colpire in nessun modo la sensibilità dello spettatore, il tutto resta eccessivamente freddo e distaccando anche il messaggio che Guy Édoin vuole lasciare e cioè che il dolore non è prerogativa di qualcuno, ognuno soffre a modo suo e cerca di andare avanti con i propri mezzi resta appannato e poco incisivo.
Ville-MarieL’idea di inserire il film di Sophie nel film, creo un ulteriore estraniamento soprattutto nelle fasi iniziali della narrazione.
Dalla sua il film vanta un cast molto convincente e di livello su tutti le due protagoniste femminili: Monica Bellucci qui in un ruolo che le è congeniale; la scena all’ospedale quando si spoglia letteralmente dell’attrice per tornare se stessa e madre, sono emblematiche e la Bellucci le interpreta con una tale intensità da regalare un po’ di emozione a un film che come ho detto sin ora, delude proprio per la fatica di provocare emozioni in chi guarda, ottima prova anche per Pascale Bussieres che ci regala un’interpretazione molto intensa.
In conclusione Ville-Marie ci prova ma non ci riesce, la Montreal caotica che fa da cornice agli eventi alla quale il film è in parte dedicato resta lì, sullo schermo senza coinvolgere, interessante solo sulla carta. Peccato

  • Freddo
2.7
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