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Vikings: Recensione dell’episodio 4.18 – Revenge

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History

La vendetta è un piatto che va servito freddo“, è un detto abbastanza comune. Si premedita a lungo, dopo il primo impulsivo e caldo scatto d’ira, e si condisce con veleno, un pizzico di odio e tanta violenza. Il diciottesimo episodio della quarta stagione di Vikings è proprio questo: pura vendetta.

La puntata è strutturata in trenta minuti di preparativi, e dieci minuti di vendetta. Una scelta studiata: si parte con una situazione un po’ assurda e inattesa, l’amore non corrisposto di King Harald, fino ad arrivare ad un altrettanto inatteso momento intimo padre-figlio tra Ecbert e Alfred. Il tutto, passando per un sacrificio umano perpetrato da Lagertha, che è a suo agio sugli altari come nei campi di battaglia.

Gli uomini del nord non sono mai stati dei tipi ragionevoli. I venti divini hanno portato ai figli di Ragnar, sparsi un po’ ovunque, la notizia della morte del vecchio cinghiale: sarebbe stato vergognoso se non avessero risposto con velocità all’appello di vendetta lasciato dal loro padre. Ecco allora che, dopo il sacrifico, non li vediamo. Niente preparativi di routine, niente sguardi torvi sulle navi lanciate in mare contro i flutti oceanici.

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Ci viene offerta la prospettiva inglese, prima con il Re che subirà certamente anch’egli il castigo divino e poi ci spostiamo dalla parte del più ipocrita dei Re cristiani: Aelle, colui che predica violenza e si ingozza a tavola poco dopo essersi fatto la comunione. Insieme a lui ci prepariamo alla battaglia, accogliamo i Vichinghi che sono già arrivati sulle coste inglesi. Per poco non cadiamo anche noi in un brutto equivoco: sembrano pochi quei Vichinghi. Eppure noi sappiamo che la Great Heaten Army è passata alla storia come l’armata più grande di pagani che abbia mai inondato i territori inglesi, ed eccoli lì, piano piano, schierarsi sulla pianura moltiplicandosi a vista d’occhio. Nessun esercito finora visto in Vikings è stato tanto possente. Non c’è neanche bisogno della battaglia: il risultato è scontato.

Via di corsa alla tomba di Ragnar che, come aveva profetizzato Judith, è ora un santuario. Aelle subisce infine una lenta vendetta in perfetto stile vichingo. Aquila di sangue e crocifissione alla romana. Non sono dei tipi ragionevoli i normanni, si è detto. Solo un tipo vigliacco come questo Re potrebbe credere di aver salva la vita offrendo soldi. Oro, argento e terre si guadagnano con sangue, non con diplomazia e matrimoni azzeccati.

Di fronte all’urgenza della vendetta del proprio padre, persino i propri desideri passano in secondo piano. Ivar lo sa bene, e la resa dei conti è solo posticipata, non dimenticata. Vedere i figli di Ragnar così uniti è un qualcosa che piace a noi, come sarebbe piaciuto al loro padre: ma ben presto i venti cambieranno.Vikings

Il compimento del piano di Ragnar, quindi, non sembra per niente troppo veloce. Si è sviluppato con i tempi giusti, con i tempi che si addicono ad una vendetta definitiva. Giusta la scelta di trama, e la scelta della regia. Non c’è spazio neanche per un piccolo accenno al futuro, quello riguarda il prossimo episodio. L’ultima scena è tutta per il cadavere di Aelle, mentre Bjorn e tutti gli altri guardano soddisfatti l’adempimento dei piani divini.

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4.18 – Revenge
  • La vendetta è servita
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