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Vikings: Recensione dell’episodio 4.11 – The Outsider

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Torna finalmente Vikings dopo una pausa lunga sette mesi. Dopo una prima parte di stagione non brillante, la seconda si presenta con un episodio che si prende tutto il tempo per distendersi e presentare il ritorno di Ragnar alla vita sociale.

Il tempo continua ad essere distorto in una maniera assurda: non sappiamo né di quanto tempo sia il time jump già presentato nella scorsa puntata, né riusciamo a capirlo perché i personaggi continuano a non invecchiare mai. Ma almeno in questo The Outsider non c’è stata un’accelerata alla trama, che è stato il più grande difetto della quarta stagione finora. Questo perché sarebbe stato più saggio presentare questi prossimi dieci episodi come una quinta stagione, le cui riprese tra l’altro sono già partite da qualche mese. E quindi addio Francia, addio Wessex (per ora) e bentornata Kattegat.Vikings

Il ritorno di Ragnar

Ragnar vi ritorna dopo almeno una decina di anni. C’era tanta curiosità di scoprire le motivazioni per le quali il Re avesse sentito il bisogno di tornare dopo aver abbandonato il suo trono. Si era imposto l’esilio, infatti, sia per il fallimento rappresentato dal secondo raid contro Parigi, sia perchè aveva del tutto perso la sua volontà di regnare. Che tipo di Ragnar sarebbe stato quello di ritorno? Un Ragnar rinato, pronto a “riprendersi tutto quello che era suo” o piuttosto un vecchio decrepito pieno di rimpianti? La risposta è stata abbastanza spiazzante.

Torna, per prima cosa, diverso: sembra aver messo da parte la sua dipendenza dalla droga che tanti danni gli ha causato, sembra aver persino fatto pace con le religioni che contrastavano nel suo cuore. Non vuole regnare, questo è chiaro, rimpiange la sua vecchia fattoria e fa visita a vecchi amici e nuovi figli come se si volesse riconciliare con loro. Gli incontri con Floki, Helga, e Lagertha sono per fare ammenda. Nessuno di loro vuole accompagnare Ragnar nel viaggio in Wessex, ma neppure riesce a dargli l’intera colpa del fallimento che è stato. Solo i figli; ma fanno parte di un’altra generazione, non capiscono quello che è stato.

Il viaggio in Wessex, scopriamo alla fine, non esiste. Il viaggio, come ha suggerito l’ex moglie, è tutto nella testa. La meta finale di Ragnar è un cappio intorno al collo. E qui avviene l’inaspettato: l’intervento divino si manifesta sotto forma di un gruppo di corvi che tagliano la corda e negano a Ragnar l’accesso all’aldilà.

Il suo ritorno, da questo punto di vista, assume un significato ben diverso. Se è stato un tour per cospargersi di cenere e chiedere perdono, Ragnar lo ha fatto per poter avviare in pace un ultimo viaggio verso un luogo ignoto: la morte. Ma le cose non sono andate così. Anzi, Ragnar non sembra neppure sorpreso che il suo tentativo di suicidio sia andato a male; sembra quasi come se avesse già provato più e più volte a suicidarsi, rigettando una vita che evidentemente gli Dei vogliono vada avanti.

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Un nuovo punto di partenza

Ed è soltanto adesso che Ragnar può – di nuovo- tornare a Kattegat e avviare un viaggio, stavolta vero, verso il Wessex. È una mossa narrativa completamente azzeccata: il Ragnar della prima parte di stagione era un Re votato all’autodistruzione, avviato verso una morte certa. Dal punto di vista della trama, serviva una “rinascita”. Sia per tornare al vecchio Ragnar (anche se, in fondo, è sempre lui), sia per ridare smalto ad un personaggio che per quanto protagonista aveva preso una piega non molto attrattiva.

Insieme a lui, nella scena finale della puntata c’è Ivar. Lui e i suoi fratelli sono la novità principale di questo “primo” episodio. Bjorn e Lagertha, infatti, per quanto presenti avranno spazio più avanti. In questo The Outsider, tutto il tempo non speso a parlare di Ragnar è tempo incanalato verso la presentazione dei figli del Re cresciuti. Ubbe è decisamente il più carismatico, e anche quello più saggio. Degli altri è ancora presto per parlare: sembrano tanto uniti ma la scena di allenamento fa brillare i loro occhi fin troppo. Arriverà uno scontro aperto, prima o poi? Una sorta di guerra civile?

Per concludere, si può sperare che Vikings abbia imparato dai suoi errori e a ripartire di nuovo con una narrazione più simile a quella che lo ha reso bello, piuttosto che quella veloce e incasinata della prima parte della quarta stagione. Nuova ma sempre vecchia linfa.

Voto: 4/5

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