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Vikings: Recensione dell’episodio 3.09 – Breaking Point

Ancora una volta, Vikings rischia e conquista, perché non sarebbe la serie che ci ha fatti appassionare se non avesse quella giusta dose di razionalità e follia, in continua lotta tra di loro e continuamente sul punto di prevalere l’una sull’altra. E’ anche vero, naturalmente, che a distanza di un solo episodio dalla fine – il finale si avvicina, battete le mani con me! – sarebbe stato opportuno sciogliere un po’ di dubbi, invece che crearne di altri e mischiare così le carte in tavola. Ma siamo parlando degli uomini del nord e, naturalmente, del loro leader in particolare. Posso affermare con quasi assoluta certezza che il mondo delle serie tv, in scala minore ma comunque significativa, potrebbe essere facilmente diviso nel pre e post-Ragnar. Perché, mi direte voi?

vikings_309_2Per non credo che esista personaggio più complesso, matto e bellissimo che possa rivaleggiare con lui. Travis Fimmel presta il volto prima ad un contadino, poi ad un earl ed infine ad un re. Un re, profondamente legato alle persone che ama, disposto a sacrificare quello che è il suo credo pur di stare con loro. Saccheggia Parigi, a discapito di qualsiasi dottrina cristiana, eppure vuole essere battezzato, perché sa (o meglio, pensa) che è l’unico modo per potersi ricongiungere ad Athelstan. Mentre i suoi guerrieri avanzano, incuranti del pericolo, Ragnar interpreta la sua personale versione de ‘Passione di Cristo’, passando da pensieri sparsi ad allucinazioni e perfino a visioni. Il tutto a brevissimo tempo dal discorso illuminato di un sovrano, che pretende il rispetto della propria gente a discapito di dissapori e dubbi. Ecco, in quel caso tanto di cappello a lui: ognuno ha un proprio punto di vista e ognuno pensa di agire come meglio crede ma non bisogna dimenticare chi sia il re e a chi va il rispetto. Meno male che ci pensa proprio quello stesso re a ricordarglielo, bacchettandoli come alunni in prima elementare.

vikings_309_3E mentre Ragnar si rotola da solo nell’erba, con Athelstan che gli svolazza intorno stile Casper, gli altri decidono di proseguire con l’ardito intento di conquistare Parigi. Ancora una volta emerge questa dicotomia e quest’antitesi tra le tecniche di combattimento dei due popoli. I parigini, che pensavamo aver dato il massimo nel primo assalto, ci danno dentro con rinnovato vigore ed utilizzano nuove armi che, però, stavolta non hanno lo stesso risultato. Se il primo assalto aveva colto il popolo del nord impreparato, ora sanno che non sanno cosa li aspetta e quindi agiscono di conseguenza, con una mente aperta alle potenzialità delle minacce che potrebbero avere davanti e dunque preparandosi all’ignoto. Ne è dimostrazione la prontezza con cui Rollo blocca la ruota dentata del ponte e poi la stessa con cui ordina ai propri uomini di ritirarsi, quando è chiaro che non saranno in grado di prevalere. Si tratta di una mente da leader, una mente che si adatta alla situazione e cerca di agire di conseguenza: al posto loro, io direi ‘Barbari a chi…?’.

vikings_309_1Infine, la bellezza delle donne di questa serie che non fa che migliorare, delineando figure tanto interessanti quanto umane e autentiche. Se da una parte Lagertha continua a combattere, Helga guarda con disagio l’amore della sua vita, che ormai non riconosce, a Kattegat Aslaug gioca a fare la regina. Per carità, è la moglie di Ragnar e questo le da un certo status ma, soprattutto conoscendo l’affetto del marito nei confronti del cristianesimo, davvero c’era bisogno di far ammazzare un mendicante? Era un uomo di fede, che – forse troppo alacremente e con poco rispetto – cercava di dimostrare i vantaggi della propria fede. Se fosse sgradevole? Senza dubbio. Se meritasse di morire? Ma anche no.

Parigi, intanto, mostra quel lato molto occidentale della storia, che forse un po’ era passato in secondo piano, con tante divinità scandinave in gioco e il mondo brutale dei vichinghi. Un re inetto che sprezzante rifiuta i consigli della figlia e del vikings_309_4Conte Odo, pur di non mostrare una debolezza, di qualsiasi genere, e che prende tempo per pensare: qua ti bruciano anche le budella e tu pensi? La mano di uno dei suoi guerrieri che viene mozzata, per un macabro scherzo, all’esecuzione di uno dei vichinghi che temeva tanto, mi fa pensare che questa burla sia sinonimo di qualcosa di più grande. Penso che sia voglia rappresentare l’impossibilità, almeno al momento, di comprensione e dialogo tra le due civiltà così complesse e distanti tra loro.

Si conclude quindi così, l’episodio che precede il finale, con la rinascita del vichingo Ragnar dalle acque che lo battezzano e lo rendono cristiano. Potremmo pensare di sapere cosa comporti la cosa ma, conoscendo Lothbrok, difficilmente sarà qualcosa che ci aspettiamo. Allacciamo le cinture per il finale di stagione: qualcosa mi dice che sarà un viaggio movimentato.  

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