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Vikings: Recensione dell’episodio 3.01 – Mercenary

Il potere. “Il potere logora chi non ce l’ha” amava dire un ormai defunto politico italiano che tanta parte ha avuto nella storia della repubblica dal dopoguerra fino a non molti anni fa. “Il potere è concesso solo a coloro che sono pronti ad abbassarsi per raccoglierlo” insegna, invece, Ragnar ad uno scalpitante Bjorn in un conciso dialogo tra padre e figlio sul glaciale sfondo di una Kattegat messa in pausa dal gelido inverno nordico. Una pausa che è servita alla serie per staccare dallo sguardo solitario del Ragnar abbracciato alla spada simbolo del potere regale appena acquisito uccidendo Horik alle criptiche ed inquietanti profezie del veggente interrogato da una inquieta Lagertha all’inizio di questa tanto attesa premiere della terza stagione di “Vikings”.

Vikings3x01RagnarBjornIl potere è pericoloso. Attira i peggiori e corrompe i migliori” è l’altro monito di Ragnar rivolto all’inesperto Bjorn, ma anche all’avido spettatore che ha assistito con vibrante partecipazione e convinta gioia all’irresistibile ascesa di colui che fu contadino ed ora è guida dell’intera nazione vichinga. Non è stato Ragnar sempre attratto dal potere? Significa quindi che andrebbe inscritto nella poco lusinghiera categoria dei peggiori? No. Perché Ragnar, in fondo, non ha desiderato alcuna corona e quel tanto ambito potere lo ha sempre visto come un semplice strumento da usare per raggiungere i suoi veri obiettivi. Uno strumento che, per quanto utile possa essere, ha tuttavia il difetto di corrompere i migliori. È forse questo il destino di Ragnar? La sua incapacità di mostrare affetto verso il menomato Ivar Senza Ossa (la cui amara condizione ci viene mostrata in tutta la sua crudezza) e il non rispondere alla domanda di una impaurita Aslaug (timorosa di perdere il suo amore) sono forse dei vaghi ma preoccupanti indizi che la forza corrosiva della sua nuova carica sta iniziando a erodere quella dedizione alla famiglia che era sempre stata una delle più incrollabili certezze del neo re? Difficile che sia così.

Perché, anche se ha realizzato piani di una superba sagacia tattica per diventare prima jarl e poi re, Ragnar non ha mai ambito al potere in quanto tale, ma ha accettato di prenderlo poiché si ritiene l’unico in grado di gestirlo. Perché lo jarl Haraldson avrebbe condannato la gente di Kattegat a continuare a razziare i soliti luoghi invece che spingersi alla conquista di altri più ricchi territori. Perché re Horik si sarebbe impantanato in una sterile sequenza di battaglie senza conquistare quelle terre coltivabili che Ragnar vede come l’unico futuro del suo popolo. Ritornato nel Wessex per reclamare quanto gli spetta, Ragnar si trova coinvolto suo malgrado in nuovi intrighi e accetta il ruolo di mercenari con il duplice intento di rinnovare l’alleanza con Ecbert e concedere ai suoi uomini sempre avidi della gloria della battaglia di dissetarsi del sangue dei vinti. Ma lo sguardo distaccato con cui si siede a contemplare i resti della fin troppo facile vittoria (grazie alla scelta suicida di Brihtwulf di dividere l’esercito in due parti non comunicanti) lascia ben intendere che troppo astuto è il nostro eroe per non sospettare qualche pericoloso inganno di Kwenthrith.

Vikings3x01EcbertChe Ragnar sia l’unico in grado di gestire il potere è indirettamente confermato anche da quello che accade invece ad Hedeby, residenza della sempre più affascinante Lagertha (ditemi se è possibile rifiutarsi di chiederla in sposa ?!). Comandare significa anche, se non soprattutto, saper scegliere i propri uomini e capire chi di essi merita una fiducia incondizionata. E proprio questo Lagertha dimostra di non saper fare ,affidando a Kalf il ruolo di reggente in sua assenza e chiedendogli di liberarla dello spinoso problema rappresentato da Einar. Il classico cadere dalla padella nella brace visto che Kalf (forse troppo delicato e pulito per essere un vichingo) ambisce ad una alleanza col riottoso ribelle per diventare egli stesso jarl. Paradossalmente, proprio le qualità di Lagertha elencate da un sinceramente adulante Ecbert rischiano di essere il suo punto debole. Perché Lagertha è la guerriera impavida ammirata da Porunn, ma anche una madre che desidererebbe altri figli e una regina capace di accendersi di gioia alla vista di terre fertili ricevute senza dover combattere. Una donna che, in fondo, ambisce ad una felicità fatta di cose semplici. Ma il potere non ha nulla a che fare con la felicità come Ragnar ha sempre avuto ben presente e come ricorda a Rollo nella quiete prima della tempesta.

Vikings3x01KwentIl potere è un delicato e complesso gioco di equilibri, una partita a shangai dove ogni mossa per liberare un bastoncino rischia di far crollare gli altri in una cocente sconfitta. Chi lo sa bene è Ecbert che si mostra tanto gentile e ben disposto verso i redivivi vichinghi da provare anche a imparare la loro lingua (ed è curioso notare come, a differenza che nella passata stagione, stavolta la produzione ha deciso di lasciare l’inglese ai Sassoni nei dialoghi tra le due corti mentre era il contrario in precedenza). L’impressione che il re del Wessex vuole dare è quella di un sovrano rispettoso dei patti stipulati e sinceramente convinto del valore dei suoi nuovi alleati, su tutti Ragnar e Lagertha. Eppure, gli uomini lasciati da Ragnar al servizio di Kwenthrith sono stati tutti uccisi nonostante la protezione di Ecbert. E quest’ultimo sa anche che pochi tra i suoi sudditi (su tutti il recalcitrante figlio Aethelwulf) sono disposti ad accettare un’alleanza con un popolo che ritengono barbaro e indegno di tanta gentilezza. Quanto sincero sia in realtà Ecbert e quale ruolo giocherà la sempre in calore Kwenthrith (capace di offrire a Ragnar più che terre e uomini e di sembrare quasi in orgasmo alla vista dello zio ucciso) sarà uno degli spunti di interesse di questa stagione.

Vikings3x01FlokiCosì come interessante sarà capire come evolverà il personaggio di Floki che ritorna a mostrare il suo instabile carattere perennemente in bilico tra la tenera inquietudine di sentirsi indegno della incredibile gioia di una famiglia felice e la pericolosa bramosia di vittorie cruente (e lo sguardo  di follia e curiosità con cui osserva la corona appena strappata a Brihtwulf vuole forse indicare che anche lui potrebbe essere attratto dal potere?). Più serene appaiono invece le vicende di Bjorn e Porunn insoliti esempi di fidanzati uniti da amore e guerra e Athelstan al quale il crocefisso restituitogli da Ecbert  e la devozione mostratagli da Judith ricordano il dissidio interiore tra le due culture alle quali si è abbeverato con uguale piacere. Ma questa serie ci ha più volte detto che spesso la serenità è solo un mare calmo in attesa di onde distruttrici.

“Vikings” ritorna con una premiere che ha il merito di mostrare tutti i pregi di questa insolita serie che è riuscita a parlare di Storia raccontando una storia. Una storia che quest’anno parlerà di ciò che logora e corrompe, ma al cui fascino gli uomini sembrano non saper resistere: il potere.

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