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Recensioni

Vikings: Recensione dell’episodio 2.04 – Eye for an Eye

Un episodio intenso, teso, emozionante, il più difficile finora tra quelli realizzati da Vikings e, per come è riuscito, sicuramente il migliore visto fino a qui. E di quel “fino a qui” sono fortemente convinto, vista la bravura recitativa e lo stile tecnico e narrativo che hanno fin qui sfoderato interpreti e cast tecnico.

Perché in Vikings tutti i personaggi hanno una traiettoria, sono definiti ma evolvono, cambiano, acquisiscono esperienza, patiscono sofferenze, vivono vittorie e subiscono sconfitte, ma non sono mai uguali a se stessi, ogni tassello di vissuto li rende diversi nella loro riconoscibilità e sia la loro caratterizzazione che la bravura di chi li interpreta sono a dir poco sfavillanti.

vikings 204bRisulta veramente complesso selezionare degli esempi, vista la quantità incredibile di materiale a disposizione; l’ultima volta che avevo scritto una recensione di Vikings (Invasion) avevo parlato di Rollo e Athlestan e questo episodio non fa che confermare la parabola di questi due personaggi: il fratello di Ragnar si rialza completamente dalle ceneri del tradimento e della sconfitta subita nell’invasione di Jarl Borg (sconfitta peraltro inevitabile, ma pur sempre un pugno all’orgoglio vichingo) tornando ad essere l’uomo forte, ma diventando anche l’uomo saggio, l’uomo affidabile; il sorriso di Siggy mentre Rollo parla è lo stesso che spunta sulle nostre labbra per la gioia di ritrovare un personaggio così rinato.

La traiettoria invece seguita dall’ex prete anglosassone si è dipanata in una stagione e mezza (scarsa) tra molte più sfumature, da prete innocente e “parte del bottino”, da servitore a uomo libero sempre vicino a Ragnar, fino ad arrivare ora al momento in cui si separa dal suo ex padrone/amico/mentore/padre putativo e raggiunge la sua indipendenza prendendo una decisione a vantaggio del suo (nuovo) popolo. Alla fine è una sorta di viaggio di maturazione che simboleggia la crescita e l’allontanamento dalla figura paterna (in questo caso pseudo paterna).

vikings 204fChi invece torna alla figura paterna è Bjorn, anche lui cresciuto e diventato un uomo vero: i principi di onore lo avevano contraddistinto fin da ragazzino, anche se mischiati nell’affetto materno, ma ora è un uomo cresciuto, pronto a mettersi in gioco, pronto a difendere la madre da un marito violento e le terre del padre, ma un uomo anche saggio. Le parole e la commozione di un palpitante Ragnar di fronte al figlio e ad una fiera Lagertha mi hanno personalmente emozionato. Una scena intensa e carica di pathos, recitata perfettamente e tratteggiata con finezza.

Gli stessi personaggi teoricamente più in secondo piano come Siggy e Aslaug stanno reagendo in modo opposto alla tragedia abbattutasi sul villaggio di Ragnar e che li ha portati a inoltrarsi nell’entroterra scandinavo. vikings 204cLa principessa, che conferma le sue doti di preveggente, è presa maggiormente dal panico e dalla disperazione per l’accaduto, mentre una Siggy, più raggiante quando è sporca, nella disgrazia e nella lotta trova ragioni di forza e di fermezza di carattere.

Passando alla complessità narrativa, per la prima volta abbiamo un episodio che racconta diverse storylines distanti anche geograficamente una dall’altra e lo fa concedendo molto spazio ad ognuna. Forse solo nel finale della prima stagione, con la missione nel Gotland e con la peste a Kattegat, si era già provata questa soluzione, ma ora la riuscita è maggiore, sia perché i piani narrativi sono tre, sia per le più complesse dinamiche che coinvolgono ognuno dei racconti e per l’affezione che si è creata tra gli spettatori e i protagonisti dei diversi spezzoni. Se di Rollo e degli abitanti di Kattegat in fuga, da una parte, e delle vicende di Lagertha e Bjorn dall’altra, abbiamo già accennato, il racconto nel Wessex prende corpo per l’ottima realizzazione di quello che potrebbe essere un villain della stagione, ma che potrebbe essere anche un alleato, vikings 204eossia il Re Ecbert, che ha tutta la prestanza scenica per sfondare lo schermo e il cui tratteggio lo delinea come una figura di assoluto interesse. Mi è rimasta addosso l’assoluta curiosità di vedere come evolverà la sua storia e il suo rapporto con i popoli nordici. Come non apprezzarlo per aver risparmiato la vita ad Athelstan? Ma i suoi piani sono altri e non rimane che attendere.

Un ultimo appunto, in questa lunga recensione, necessaria però per una puntata così ricca: la scena della crocefissione di Athlestan. vikings 204dPer quanto inaccurata da un punto di vista storico, le crocefissioni furono messe al bando dall’Imperatore Costantino nel quarto secolo e da allora non se ne trova traccia nella storia europea, la scena è impressionante e potente, la sofferenza del monaco vichingo è reale e percepibile dallo spettatore che, pur immaginando possa avvenire l’intervento salvifico, soffre a vedere certe immagini. Un ennesimo esempio della bravura degli autori e degli interpreti.

Non possiamo che, alla fine, rimanere ancora una volta affascinati da quello che è uno spettacolo in continua crescita e miglioramento, attendendo il prossimo episodio per tornare al mondo vichingo.

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