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Vikings: Recensione dell’episodio 2.01 – Brother’s War

La premiere di Vikings ci getta subito nel pieno dell’azione. I primi dieci minuti di Brother’s War, titolo didascalico che anticipa bene quello che ci aspettavamo dopo il finale di stagione, sono dedicati alla guerra tra due schieramenti. Due schieramenti di Vikinghi che quindi condividono le stesse tattiche, come il muro di scudi che abbiamo imparato a conoscere nella Vikings_201-2prima stagione e che aveva disorientato altri avversari, come i Sassoni. A fronteggiarsi sono il re Harik appoggiato da Ragnar Lothbrock e lo Jarl di Gataland al quale si unisce Rollo. Una guerra tra fratelli appunto.

Uno Ragnar, leader nato, l’altro, Rollo, guerriero nel sangue; scontro abbastanza prevedibile vista l”insofferenza che Rollo nutre nei confronti del fratello e la voglia di uscire dalla sua ombra. La luce per Rollo però non c’è lontano da Ragnar, come spiega lui stesso a fratello in una scena intensa e commovente. La frazione dell’episodio dedicata alla battaglia è piuttosto lunga ma mai noiosa, funzionale a mostrarci ancora una volta come i Vichinghi percepiscono la guerra. Non un momento del quale avere paura, ma un’occasione per mostrare il loro valore e seguire il proprio destino. Rollo addirittura combatte a torso nudo, senza alcuna protezione e scudo, dimostrando la sua essenza di guerriero e quindi la sua quasi indifferenza per la morte. Non a caso, come c’è stato più volte spiegato nella prima stagione, una morte sul campo, dimostrando quindi il proprio valore, significa l’ingresso nel Walhalla. Nel caso di Rollo questa morte significherebbe anche punizione degli dei ma, la fine non arriva, arriva invece il pentimento per essersi Vikings_201-1schierato contro il proprio fratello per aver ucciso uomini con cui aveva combattuto per anni; lo stesso Floki ne esce indenne per poco.
Nonostante quest’affronto Ragnar perdona Rollo e lo fa scagionare “comprando” il legislatore che parlando in nome degli dei lo libera.
La parte più interessante dell’episodio e anche quella che è in grado di polarizzare l’interesse futuro a mio avviso, riguarda però, le questioni matrimoniali di Ragnar. Aslaug in avanzato stato di gravidanza, arriva inesattamente a turbare il già precario equilibrio di Lagertha. La proposta abbastanza sfrontata di Ragnar – nonostante il loro matrimonio non sia convenzionale e la poligamia fosse un costume dell’epoca e del luogo – quella cioè di convivere con entrambe, offende Lagertha che decide di abbandonare il marito. Il personaggio di Lagertha è scritto, sin dalla prima stagione, in maniera molto attenta e curata: anche in questa premiere non si tradisce in alcun modo la costruzione fatta e Lagertha reagisce nell’unico modo possibile ai nostri occhi.
Vikings_201-7Molto interessante (anche se un po’ soapy, forse?) il dubbio in parte velatamente sollevato sulla gravidanza e sull’origine di Aslaug, che dice di essere figlia di Brunilde e Sigfrido. Sarà vero? Siggy non sembra convinta!
Ragnar rinuncia quindi alla moglie e a Bjorn per un’altra moglie e un nuovo figlio, la scena finale in cui è in lacrime per il divorzio con la sua famiglia agganciata a quella successiva in cui accarezza la pancia di Aslaug sono a dir poco estranianti, per la loro contraddizione implicita. Ma Ragnar si sente superiore agli eventi terrestri, lui è guidato dagli dei, dal suo punto di vista le sue azioni non sono mai sbagliate. Il destino, come già avevamo visto nella prima stagione, guida le vicende di queste persone più del buon senso e della razionalità. Ragnar è un leader ormai, ma il suo sguardo è ancora rivolto Vikings_201-3verso l’esterno, per lui è stupido contendersi un pezzo di terra, quando c’è un mondo da razziare fuori.  L’ambizione di Ragnar seda, quindi, la guerra nata tra i due schieramenti, il patto raggiunto sono nuove razzie a occidente. Travis Fimmel dona profondità e autenticità a questo personaggio, il monologo di addio alla figlia, in cui vediamo Ragnar seduto sulle rive del Kattegat, è una delle scene più toccanti, grazie anche alla fotografia particolare, sfumata che sottolinea l’aspetto onirico e spirituale del momento.
In conclusione, la premiere della seconda stagione di Vikings non delude affatto, History Channel conferma la cura per il dettaglio più minuzioso, mi viene in mente ad esempio il linguaggio usato, con costruzioni sintattiche invertite e strutture delle frasi semplici che scorgiamo ad esempio quando Lagertha o Bjorn parlano ma in generale in tutti i personaggi. Questa cura e fedeltà storica permettono allo spettatore una totale immersione nella storia e nelle vicende, catapultandoci con naturalezza nel 796.

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