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Recensioni

Vikings: Recensione dell’episodio 1.09 – All Change (season finale)

Un finale cupo e potente. War is coming in 2014

Un finale cupo e potente; atmosfere plumbee dominano questo episodio, la disgrazia, la morte, il tradimento e una guerra alle porte ci vengono preannunciati e noi non possiamo che abbeverarci felici a questa copiosa fonte di piacere telefilmico che è stata sia la stagione sia questa singola narrazione che va a concludere la prima annata di Vikings e ci lascia bramosi dei nuovi episodi per cui dovremo pazientare un dieci mesi buoni.

Quando guardiamo una serie, specialmente se non viene trasmessa senza fastidiose interruzioni di  settimane tra un episodio e l’altro, ci immergiamo Vikings 109dnella sua logica e interiorizziamo quello che è il suo linguaggio e in questo caso, in Vikings, ci siamo calati attraverso la ricostruzione storica fino ad arrivare a essere circondati dal magico, che è sempre stato presente, ma è sbocciato in modo prorompente nello scorso episodio Sacrifice, brillantemente recensito qui da Antonio, e che ormai permea tutte le nostre sensazioni, senza più farci vedere il confine tra Mito e Storia, come nelle migliori narrazioni epiche. Ed ho trovato questa come la volontà di History Channel: essere sì, precisi nella ricostruzione, ma far anche rivivere le Leggende norrene, in un passaggio liquido tra realtà e immaginazione e, personalmente, trovo che nel complesso sia perfettamente riuscito.

Mai come questa volta abbiamo visto i protagonisti così lontani gli uni dagli altri. Ragnar è in missione per conto di Re Horik, Vikings 109apresso lo Jarl Borg nel Gotaland (il sud della Svezia) in una missione diplomatica, che si rivelerà essere solo l’inizio del dispiegarsi della tela del ragno che non vuole la pace ma solo la guerra, e si ritrova catapultato in questa avventura in un momento in cui è cambiato: Odino gli ha dato la gloria, ma gli ha tolto un futuro erede; è ebbro di potere, fama e trionfi, ma rabbioso per la punizione che gli è stata inferta dal fato, per cui ora la sua bussola morale è instabile. In queste condizioni ed immerso nello splendore incontaminato delle terre scandinave ha i primi approcci con un personaggio che diventerà importante nella sua epopea, Aslaug, la bellissima figlia della Shieldmaiden Brunilde, mitica e leggendaria Valchiria della tradizione nordica. L’incontro è elegante e gioca anch’esso col mito, presentandolo, non solo come attrazione, ma piuttosto come gioco di intelletto e indovinelli e come Fato che fa incontrare due persone che sono leggenda essi stessi, circondando il tutto di spiritualità e sacralità, trasformando la loro unione in qualcosa di più e di diverso dal carnale. La stessa Aslaug sarà colei inviata dagli Dei per portare in grembo il suo nuovo erede.

Lontano da li, Lagertha regge il potere in un villaggio, circondato da basse e cupe nubi, su cui si abbatterà il flagello di un epidemia. Vikings 109eLa Shieldmaiden, moglie di Ragnar, mostra tutta la sua forza e regalità, nell’affrontare stoica questa tragedia presente e i cupi moniti del Fato che la avvertono di maggiori pericoli ancora incombenti. Lo sguardo fiero non la abbandona mai mentre presta soccorso al suo popolo e neppure quando, già provata da poco dalla perdita del figlio ancora non nato, deve vedere morire anche sua figlia Gyda e deve accendere la sua pira funebre. Si nota ancora di più la sua Maestà nel confronto con Siggy, che subisce il suo stesso destino, ma che è molto più fragile e sfinita dall’avversione del Fato. Lagertha è un personaggio monumentale, aiutato anche dalla brillante interpretazione di Katheryn Winnick, e ora, provata dalle avversità, la vediamo osservare un futuro cupo e non riusciamo a non sentirci al suo fianco.

A sud, nel Gotaland, Rollo scava sempre più nella sua frustrazione e l’abile Jarl Borg gli presta gli strumenti per scavare più velocemente. L’invidia verso suo fratello e i suoi trionfi lo corrode, ma non senza qualche buona ragione: Vikings 109gRagnar è preceduto dalla sua fama e dall’alone del mito vivente, ma insieme hanno organizzato il viaggio a Ovest, insieme hanno combattuto i Sassoni, Rollo ha preferito farsi torturare piuttosto che tradire il fratello, mentre Ragnar, complice la sua megalomania (d’altronde, già agli inizi si considerava discendente diretto di Odino), non fa niente per condividere gli allori, anzi umilia continuamente il fido fratello, non portandolo con se dal Re, trattandolo come semplice ostaggio da lasciare allo Jarl Borg. La fedeltà ha un limite e qui assistiamo al momento in cui questo limite viene varcato, prevedibilmente, ma non in modo indolore per Rollo. La costruzione di questo momento in cui inizia il “tradimento” avvenuta con pazienza nel corso di tutti questi nove episodi è sicuramente encomiabile e coerente con la narrazione.

In un finale in cui Ragnar torna da Aslaug, bramando la promessa di un nuovo figlio, mentre venti di tempesta si addensano all’orizzonte, al giovane Bjorn Lothbrok si palesa il segno di futura sventura, il Corvo gli fa visita nella notte, ma il corvo rappresenta anche Aslaug, che infatti, tra i nomi attributi dalla mitologia norrena al suo personaggio, è anche chiamata “Kraka” (corvo) e quindi diventa lei stessa portatrice del Fato avverso. War is coming e mancano “solo” dieci mesi.

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