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Vikings: Recensione dell’episodio 1.02 – Wrath of Northmen

Knowledge is Power.”

La prima cosa che mi sento di condividere nella stesura di questa recensione, è l’immenso piacere che History Channel abbia sfornato un prodotto del genere, specie in un periodo storico come quello che stiamo vivendo in cui il conflitto generazionale è tanto determinante. Perché Vikings, a mio avviso, racconta proprio questo: la gioventù di un’epoca che decide di sfidare l’immobilità coercitiva e limitante della tradizione.

Wrath of Northmen” inizia riprendendo da quella calma profetica del pilot che già la recensione di Maura aveva sapientemente messo a fuoco. Vikings, infatti, rispetta la qualità di una tradizione creativa che vede una storia iniziare non a partire da un evento scatenante di forte impatto cui la sperimentazione di alcune serie degli ultimi anni ci aveva abituato, ma Vikings_102-bscegliendo di presentare i personaggi e il loro assetto generale che si prepara ad essere destabilizzato.
Il secondo episodio, però, abbastanza sorprendentemente, ci lascia entrare ulteriormente nel vivo della storia per poi presentare la prima, vera svolta narrativa: l’approdo degli uomini di Ragnar Lothbrok nelle, sino a quel momento fantomatiche, terre d’oltremare.

Ho trovato di grande interesse il parallelismo fra i tre grandi blocchi narrativi dell’episodio, che vedono serpeggiare la costante di un dubbio conoscitivo sempre più disturbante.

Vikings_gabriel byrneEarl Haraldson viene messo alle strette da uno dei suoi uomini che gli instilla un forte dilemma circa le intenzioni di Ragnar: e se il giovane avesse ragione, se veramente esistessero altre terre da conquistare?
Earl è risoluto nel rispondere che non c’è null’altro da sapere, ma Gabriel Byrne è molto bravo nel far dire tutt’altro ai suoi occhi. Earl è turbato, e l’aumento del terrore nel villaggio attraverso il sacrificio del fabbro che ha forgiato l’ancora di Ragnar, ne è la prova lampante.

Vikings_102-cAnche Ragnar, dal canto suo, fuga ogni dubbio uccidendo l’uomo che dichiara, in un delirio paralizzante, che la sua nave è maledetta e che Loki, dio dell’inganno, ha condotto Ragnar verso la distruzione.
Floki, intanto, contraddice apertamente (e in una scena meravigliosa nonostante i limiti di una computer graphica che no, non è quella di Game of Thrones) il pessimismo fastidioso di Rollo, convinto che la tempesta sia una punizione del dio Thor per la loro presunzione. Floki, al contrario, dichiara che il dio non può che voler questo per la sua gente.

Il terzo blocco narrativo, rappresenta anche l’ulteriore novità apportata da questo episodio:  viene infatti presentato un altro sistema, assetto uguale e contrario a quello scandinavo, fatto di una civiltà evoluta in maniera non superiore ma differente, poiché guidata dall’istituzione religiosa del cristianesimo in germe.
Il parallelismo è subito chiaro: nel monastero inglese di Lindisfarne, sulle coste inglesi, un giovane monaco tenta disperatamente di aprire gli occhi ad Athelstan, Padre Superiore del convento, circa l’imminente arrivo dei vichinghi, identificati come veri e propri demoni nel giorno del giudizio. Athelstan sembra reticente e, infuriandosi con il giovane, gli intima di pregare affinché Dio gli conceda l’umiltà.
Vikings_102-dAncora una volta, la menzogna e l’omissione obbligata della tradizione, subiscono uno smacco significativo da parte della realtà dei fatti: i vichinghi approdano davvero e compiono la loro carneficina, facendo schiavi i sopravvissuti e dando inizio a quello che sembra essere un altro aspetto caratterizzante della storia: il confronto/scontro fra due modi differenti di rapportarsi alla realtà attraverso due credi.

Ammetto che mi ero approcciato a Vikings con molto scetticismo, essendosi presentato come un prodotto che sembrava approfittare sin troppo della scia luminosa della HBO e del successo ottenuto con GOT.
Mi sono ricreduto con gioia, e annovero Vikings fra le migliori novità di questa stagione. Unica pecca, già menzionata, l’utilizzo di effetti grafici ancora troppo poco credibili, che spero saranno migliorati qualora la serie dovesse ottenere il meritato consenso.
Per il resto, in quanto alle prestazioni attoriali, all’innegabile qualità della scrittura e la sapiente fotografia che immortala paesaggi mozzafiato su musiche altrettanto meravigliose, posso soltanto alzare le mani e promuovere questo show a pieni voti.

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