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Vikings: Recensione degli episodi 2.06 – Unforgiven e 2.07 – Blood Eagle

Ok ellu bak / At lét hinn’s sat / Ivarr, ara / Jorvi. skorit.

 

E di Elia la schiena / fece che fosse incisa / si da formare l’aquila / Ivarr, che dimorava in York. 

Scritti tra il 1020 e il 1038 dal poeta scaldico Sigvat Tordarson nel suo poema Knutsdrapa dedicato alle gesta dei figli di Ragnar (si, proprio il nostro Ragnar), questi pochi versi sono richiamati spesso come prova dell’autenticità storica del rituale dell’aquila di sangue. In realtà, la poesia scaldica faceva largo uso di metafore per cui l’aquila a cui si fa riferimento potrebbe anche essere Ivarr che cala sul suo nemico Elia. La terribile esecuzione dell’aquila di sangue sarebbe allora solo una invenzione degli autori cristiani medioevali per rendere ancora più odiosi i vichinghi pagani. Non è questa, ovviamente, la sede per affrontare il dibattito sull’autenticità di questo rito, ma preme qui sottolineare come non sia comunque un invenzione degli autori della serie. Vikings è, infatti, un’opera di fantasia, ma è soprattutto un romanzo storico per immagini. Memori delle lezioni di Walter Scott e Alessandro Manzoni, i personaggi di Vikings sono (parzialmente e non tutti) figli della sapiente creatività di Hirst e soci, ma vivono e si comportano in maniera fedele agli usi e costumi del tempo rappresentato.

Vikings2x07ragnarborgProprio questa consapevolezza ci permette di accettare che quelli che dovrebbero essere gli eroi positivi di questa serie siano tanto distanti dal concetto comune di “buoni”. I buoni di Vikings sono feroci guerrieri come Torstein e Rollo; razziatori e stupratori e torturatori come Horik e i suoi uomini, invasati da una religione crudele come Floki; sadici e vendicativi come Ragnar. Se tutto ciò era già stato mostrato negli episodi andati finora in onda, è in questi ultimi due che gli indizi convergono per diventare prove inconfutabili. Non importa che l’invasione di Kattegat sia stata una risposta al venir meno ai patti da parte di Horik e Ragnar. E nemmeno importa che una pace sia necessaria in nome di un maggiore profitto comune come Horik ha imparato dallo stesso Ragnar. Non esisteva nella cultura vichinga il concetto del perdono, ma quello dell’onore. Anche se avido di conoscere l’altro da se’ e pronto anche a lasciare la sua terra se questo significa migliorare la condizione della propria gente, Ragnar è e resta un vichingo e non può lasciare che il suo onore ferito rimanga macchiato da una vendetta incompiuta. “Unforgiven” e “Blood Eagle” sono episodi lenti e privi di molta azione, ma hanno il merito di ricordarci quello che il fascino delle imprese di Ragnar, dei giochi di potere tra Horik e Siggy, del dualismo tra Aslaug e Lagertha, della gigionesca follia di Floki, della inesorabile maturazione di un Bjorn che inizia a conoscere l’amore, del percorso di redenzione di Rollo, ci avevano fatto quasi dimenticare.

Quella che stiamo guardando tanto avidamente è una storia di vichinghi, fatta di memorabili battaglie e sottili strategie, di coraggio e di onore, ma anche di sangue e violenza, di perfido sadismo e folle crudeltà. La sequenza finale con l’esecuzione del rito dell’aquila di sangue, magistralmente ambientata in una scenografia che rievoca le poche testimonianze storiche in proposito, ha l’ingrato compito di sbatterci in faccia quella verità su cui avevamo sorvolato. La scelta (inevitabile per motivi di censura e di eccessiva violenza) di non mostrare particolari (se si esclude l’ultimissima ripresa dall’alto) non toglie nulla alla drammaticità dell’evento che leggiamo negli sguardi terrorizzati di chi assiste svenendo come la moglie incita di Borg, volgendo gli occhi altrove come le donne del popolo ed Aslaug, resistendo a stento alla tentazione di girarsi come Torstein, restando impassibili ma contrariati come Horik, guardando con rabbia impotente come Rollo. La musica copre le urla di Borg e il rumore dei colpi che spezzano le costole, ma soprattutto sottolinea il momento degli sguardi tra Ragnar e Borg. Due uomini che si sono odiati, ma che alla fine sembrano accettare che quell’odio era inevitabile e quella punizione tanto crudele una degna conclusione che innalza Borg ad un onore che Ragnar gli riconoscere.

Vikings2x07flokiSe è vero che poco accade, non sono comunque trascurabili gli eventi di questi due episodi. Se il nuovo ruolo di jarl assunto da Lagertha dopo l’uccisione del suo odiato sposo (rapidamente accettata dalla sua stessa gente stanca di non avere alcuna meta) e l’alleanza con Ragnar erano preventivabili e necessari per tenere ancora uniti i due anche se su un nuovo piano di uguaglianza, è del tutto inatteso il rancore che Floki mostra improvvisamente nei confronti di Ragnar. La scoperta della gravidanza di Helga e il successivo matrimonio hanno reso Floki consapevole di quanto poco abbia ricevuto dal suo amico che, neanche tanto velatamente, sembra preferirgli Athelstan (e non a caso Floki invita a festeggiare la sua presunta morte, mentre Ragnar continua a pensare di ritrovarlo). Ma non convince questo improvviso astio (che arriva al punto di invitare Horik, Rollo e Torstein al matrimonio, ma non Ragnar) calato troppo in fretta per essere credibile. Si potrebbe persino pensare che Floki finga per poter meglio spiare le mosse degli avversari di Ragnar, specie Horik (che non è tanto stupido da non temere l’ambizione di Ragnar) e Siggy (il cui tradimento è stato scoperto da Rollo non si sa come). Aldilà di quanto possa essere affidabile come spia uno instabile come Floki, c’è tuttavia una scena che suggerisce come l’astio di Floki possa non essere del tutto incomprensibile. Ad uno dei banchetti, vediamo Ragnar restarsene in disparte dietro una tenda a guardare tutti gli altri esibirsi nei loro giochi preferiti (tramare per Horik e Siggy, mostrare la propria abilità per Rollo, flirtare per Bjorn, sottolineare il proprio ruolo di madre per Aslaug). Solo Ragnar non si unisce alla festa. Anche se non lo ammetterebbe in pubblico, Ragnar si sente superiore a tutti loro, discendente di Odino e destinato a imprese che resteranno nella leggenda. Il contadino che si fece esploratore. L’esploratore che è diventato jarl. Lo jarl di uno sperduto villaggio scandinavo che tratta da pari a pari con il raffinato re di un regno ricco e potente. Ed è forse questa superbia di Ragnar che Floki ha inavvertitamente scoperto. E che non ama più.

Vikings2x07ecbertSuperbia che, invece, sa nascondere bene Ecbert, relegato un po’ sullo sfondo in questi due episodi. Il suo mostrarsi appassionato alla cultura antica e il legame con un Athelstan che sembra riavvicinarsi sempre più al suo passato da monaco vanno di pari passo con le abili mosse strategiche per allargare il proprio dominio. L’alleanza con Aelle di Northumbria, suggellata dal matrimonio tra i rispettivi figli e dalla comune volontà di invadere un vicino regno, riecheggiano le mosse di Ragnar prima di invadere l’Inghilterra. Ma Ecbert non è un vichingo e la sua storia non si scriverà con quel sangue di cui ha avuto invece bisogno Ragnar per far volare il proprio onore su ali d’aquila.

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