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Cinema

Venezia 72: Spotlight – la recensione

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Purtroppo è fuori concorso la pellicola presentata da Thomas McCarthy, nel cui cast si trovano nomi altisonanti come Michael Keaton, Stanley Tucci, Mark Ruffalo e Rachel McAdams, attori che ancora una volta mostrano il loro grande talento, cimentandosi con un tema molto impegnativo e oscuro. McCarthy ricostruisce e racconta infatti la scandalosa inchesta sulla pedofilia diffusa in ambito ecclesiastico nella città di Boston (Stati Uniti) a danno di innumerevoli giovani vittime, bambini e bambine. Siamo nel 2001: sì, proprio l’anno dell’attentato alle torri che tanto scosse il mondo, trasformandolo in quello che oggi conosciamo e che impedì alle ricerche di continuare indisturbate, nonché al team “Spotlight” del “Boston Globe” di pubblicare l’articolo e diffondere la terribile notizia. Il ritardo della pubblicazione non impedì tuttavia l’immediato proliferare di confessioni di un numero incredibile di vittime e incheste in diverse città in tutto il mondo. Come recita il sottotitolo, è stato necessario “rompere il silenzio”, in cui era stato insabbiato lo scandalo agghiacciante e incredibilmente diffuso e risaputo dalla Chiesa Cattolica.

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Spotlight non sprofonda nell’incomprensibilità e nella pesantezza in cui film del genere rischiano di affogare, tenendosi sempre su un ritmo avvincente, in particolare da metà in poi. Interessante e chiaro, quanto brutale e crudo, esso cerca di far riemergere dagli archivi un fatto realmente accaduto, affrontando di pieno petto la questione dell’informazione, sia nel senso di conoscenza, sia nel senso di diffusione di quest’ultima. Nonostante la squadra di “Spotlight” sia protagonista, nel mirino del rimprovero rientra infatti anche lo stesso “Boston Globe”, il quale sembra non essersi occupato anni prima del problema, benché disponesse di materiale scottante a sufficienza per aprire un’inchiesta. Il filtraggio delle notizie si mostra in tutto il suo aspetto spinoso nell’ambito del giornalismo, che deve lottare contro sé stesso e contro informazioni rese volutamente inaccessibili da loschissimi individui nonché da un sistema corrotto, sia esso la Chiesa Cattolica, la politica o la giurisprudenza. Di tanto in tanto, tuttavia, si trova chi invece vuole professionalmente e onestamente far luce, cercare spiegazioni, per ricostruire ciò che è realmente accaduto, offrire un quadro il più esauriente possibile e raccontare così come stanno le cose, con meno mediazioni possibili. Si tratta del delicato argomento della ricerca della Verità, che in un mondo come questo sembra sempre più sfuocata e irraggiungibile. Con cosa ha risposto il team “Spotlight”? Tenacia. Cosa usa da parte sua McCarthy per raccontarlo a noi? Chiarezza, la stessa che hanno inseguito quei reporters su un problema di estrema urgenza e sulla quale si sa tutto e nulla, non sapremo forse mai fino a che punto.

spotlightUna pellicola del genere permette dunque di far riflettere su temi d’importanza e portata ampissime, creando forte suspense ma senza lasciare nulla troppo in sospeso. Il coinvolgimento creato dalla grande abilità del regista, che si destreggia tra un apprezzabile montaggio e dialoghi sempre più rapidi quanto più è forte l’urgenza di ragiungere il fondo della verità, non permette alcun calo di attenzione, forse per la portata dello scandalo, ma, anche qui, grazie alla capacità di raccontare, in questo caso di McCarty, che non ultimo sceglie attori perfettamente in parte.

Preferirei non dilungarmi invece sulla gravità dell’argomento che per fortuna è stato portato a galla, anche perché un ulteriore approfondimento del problema “preti pedofili” deturperebbe l’atmosfera del festival veneziano e condurrebbe a scomode e fastidiose riflessioni. Lo stesso regista ha ammesso di porsi in una posizione non ottimistica e che non si aspetta una reazione significativa da parte della Chiesa dopo un film del genere. Tuttavia non è un buon motivo per non parlarne: e da parte sua McCarty ci riesce egregiamente.

Spotlight
  • avvincente
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