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Utopia: Recensione degli episodi 2.03 e 2.04

Schermata 2014-08-01 alle 21.58.07La seconda parte di questa stagione di Utopia si concentra su un nuovo personaggio, introdotto nella seconda puntata.

Due episodi molto diversi tra loro: il primo molto piú “utopiano” nello stile (scene di azione grottesche alternate a discorsi, confronti tra i personaggi), il secondo piú riflessivo, quasi del tutto privo di ironia, ma non di quella fredda violenza che ha sempre caratterizzato questa serie. Non solo quella fisica.

Non sapevamo chi fosse né tantomeno che lingua parlasse. Eppure sapevamo tutto di lui. O quasi. Era improbabile che un personaggio cosí sulle righe, piú svestito che vestito, piú pazzo che sano di mente, fosse inutile a livello narrativo. Anche perché ogni cosa, ogni persona in Utopia ha un senso ed uno scopo.

Questa seconda parte é dedicata al protagonista di questa serie, a quel genio di Philip Carvel la cui stessa genialità lo ha condotto alla follia.

Forse nessuno si sarà aspettato che fosse proprio lui Anton. Forse qualcuno in cuor suo ci sperava, forse qualcuno non avrà apprezzato la scelta narrativa. Per me é stato “Oh my fucking fuck” come dice Becky. Come detto prima, ogni cosa e persona ha un senso in Utopia e dubitavo fortemente che Anton non avesse senso. Gli autori hanno deciso di svelare la sua vera identità  lentamente  e macchinosamente (vedi la necessità di un traduttore che diventa inutile quando Carvel inizia a parlare in inglese).  Anche i colori spariscono intorno ad Anton, nascosti sotto i teloni cerati di un albergo in costruzione.

Schermata 2014-08-01 alle 22.10.04Se nel primo episodio avevamo avuto modo di conoscere un giovane Carvel e una parte sella sua vita, questa parte, quest’altra vita che Anton racconta é terrificante ed inaspettata. Scopriamo che Carvel é di origine rom ed ha trascorso la sua infanzia in un campo di concentramento. ( I discorsi di Milner sul genocidio nazista non potevano essere lasciati cadere nel vuoto.) L’incontro con Milner, il lavoro su Janus, sono l’altra parte della vita, cosí altra da necessitare un’altra lingua per raccontarla. Anton é Carvel e Carvel é Anton.

Carvel ha apportato una piccola modifica a Janus, ha deciso di aiutare l’evoluzione umana, ha scelto. Ha scelto una razza. Chi può giudicare una scelta del genere? Chi può chiedere ad un uomo che ha visto morire tutti i suoi cari, che ha trascorso giorni e giorni tra cadaveri in putrefazione, perché mai abbia fatto questa modifica. É stata una specie di vendetta per quello che ha dovuto patire? Che poi stato veramente questo il sentimento che lo ha spinto non ci é detto ancora sapere. Anton / Carvel é stato il primo a giudicare se stesso. Questa é la sua pazzia.
Schermata 2014-08-01 alle 21.57.40L’altro lato della storia lo conduce Milner / Mr Rabbit. Il suo è un personaggio che riesco meno a comprendere e da cui sono più affascinata. La vediamo vacillare tra i sentimenti (che accetta solo in parte) e la sua ragione, la sua missione. Lei non si sporca mai le mani, lascia agli altri il compito di farlo. Lei ha bisogno degli altri. Lo esplicita in maniera chiara anche quando cerca nuovamente di convincere Wilson della bontà del loro operato. Le sue parole sembrano pronunciate non solo per un pubblico esterno, ma anche per un pubblico interno, una Milner che forse non è riuscita ancora a convincere. O forse fa solo parte dello show, del suo show. “Credi che io abbia voluto essere Mr Rabbit?” Chi sia stata tu Milner prima di incontrare Carvel ancora non lo sappiamo, ma sono sicura che gli autori ci lasceranno a bocca asciutta.

Gli altri personaggi della storia si muovono intorno a queste due figure come pedine, a volte consapevoli a volte no. I due figli di Carvel sono quelli che più combattono per uscire dalla rete che li imprigiona dall’infanzia. Entrambi alla ricerca di un affetto che hanno solo assaporato, cercano conforto, amore. Jessica si getta tra le braccia di Ian. Arby si spinge più in là, tenta persino di costruirsi una famiglia, una vita normale fatta di cartoni e cibi salutari. Ma è costretto a tornare ad un destino già tracciato, deciso da altri.

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