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Recensioni Serie Tv

Under the Dome: recensione dell’episodio 1.05 – Blue on Blue

Questo episodio è importantissimo a livello di educazione stilistica. Certo, continuiamo a guardare Under the Dome per quel malcelato hate watch o perché è un guilty pleasure immane scoprire chi si comporterà nel modo più stupido nel corso dell’episodio di settimana, per poi riderne con gli amici in chat o al bar, ma qui abbiamo, come detto in partenza, qualcosa di utile oltre che importante.

Bisognerebbe aprire una scuola di sceneggiatura e inaugurare il primo giorno di lezioni con la proiezione di questo episodio, per poi dire a tutti: “Ecco, così NON si scrive una puntata di una serie tv”. I due errori fondamentali e imperdonabili, che riescono a coprire anche tutte le altre brutture?  Primo: non si cerca di costruire tutta la tensione dell’episodio intorno all’avverarsi o no di un evento impossibile; secondo: non si basa il colpo di scena finale dell’episodio su un evento telefonato 40 minuti prima. Ecco, questo episodio li fa tutti e due.

under the dome 105fTutta la storia di questa puntata, tranne il primo scadente stralcio, si basa sulla presunta tensione e paura degli abitanti che vengono a sapere che nel giro di 3 ore la loro città verrà rasa al suolo da un MOAB, la più potente bomba non nucleare dell’arsenale americano. Certamente è vero che bisogna far vedere quello che provano gli abitanti in situazioni estreme (sul come ci torno dopo), ma è necessario, per una storia che funzioni, che lo spettatore sia partecipe del senso di pericolo e ansia, che viva lui stesso nell’insicurezza e con la tensione di sapere come andrà a finire, fargli insomma condividere il crescente senso di agitazione per le sorti dei suoi beniamini, ma cercare di fare tutto questo basandosi sulla possibilità che tutti, e dico tutti, gli abitanti di Chester’s Mill (d’ora in poi la chiamerò Domeville) muoiano al quinto episodio di una serie da tredici episodi, mi sembra uno sforzo di buona volontà un po’ troppo pretenzioso. Non occorreva certo essere spettatori smaliziati per capire che la bomba non avrebbe fatto nulla e quindi, puff, tutta la tensione evapora in un battito di ciglia.

under the dome 105eOltre a questo errore di fondo, come dicevo velocemente prima, c’è anche la questione di come viene trattata l’improbabile fine di tutto; per noi era chiaramente impossibile, ma per gli abitanti di Domeville no, stavano aspettando di morire nel giro di un paio d’ore. L’avete percepito? qual è stata la differenza da tutti gli altri momenti che si sono susseguiti dalla discesa della cupola? si sono con calma riuniti nel rifugio, abbracciandosi, ballando un lento e dicendo qualche preghiera. Riuscite ad immaginare le infinite possibilità di descrivere un momento simile? Persone che attraversano fasi di rabbia, verso il proprio Paese che li bombarda, verso il proprio destino, passano per momenti di rassegnazione e sfiorano poi l’isteria, singola e di gruppo? Persone liberate dai vincoli morali, consce di essere ad un passo dalla morte che fanno quello che vogliono? Eroi e uomini gretti, il peggio e il meglio che esce da ognuno? Ecco, noi siamo riusciti ad immaginarlo, chi ha scritto questo episodio no. La piattezza più assoluta.

under the dome 105dVeniamo ora al secondo di quegli errori madornali che citavo all’inizio: il colpo di scena finale con Big Jim che fa fuori il Reverendo suonato. Com’è stato costruito? Verso inizio episodio il Reverendo va da Big Jim e gli dice “o confessi che hai fatto affari coi trafficanti di droga o lo confesso io per te. Hai 24 ore”. Lacrime di commozione per questo rigore a porta vuota da 20 centimetri concesso all’attaccante. Qualcuno ha pensato che il Reverendo arrivasse vivo alla scadenza delle 24 ore? A parte gli sceneggiatori, evidentemente. Anche qui, noia nell’aspettare che Big Jim e il Reverendo si trovassero opportunamente soli da qualche parte per lo scontatissimo epilogo.

Poi nel mezzo di tutto questo ci sono i meravigliosi momenti non sense, in cui la gente (qualcuno ha detto scimmie? ubriache?) che ha scritto sta roba si dimentica di quello che ha scritto prima o, peggio, si rende conto delle fesserie che ha fatto e cerca di rimediarci facendo finta di niente. under the dome 105cDa dentro la cupola intercettavano e basta i messaggi che i militari si scambiavano tra loro, non c’è mai stato dialogo, ma improvvisamente i militari si “mettono d’accordo” con quelli di Domeville (come?) che tutti dovranno trovarsi al posto x alla tal ora per la “visita parenti”. Cosa poi gestita  alla viva il parroco (non quello di Domeville, ovvio), gente tenuta lontana da una striscia gialla (seiously? non vedo la gente che amo perché sono rinchiuso dentro una misteriosa cupola e non mi ci avvicino perché c’è una striscia gialla e il bravo cittadino non la supera, ma veramente è questa la giustificazione?), che però altra gente random passa, tipo, la sceriffa dopo 5 nanosecondi che ha detto che non passava nessuno e dall’altra parte della cupola il suo fidanzato che supera il blocco militare dicendo tipo “sono un pompiere”. Profusione a non finire di momenti soap… “sono tuo padre”, “tuo marito è fuggito”, “tuo fratello è morto”, “Ridge ha chiesto a Brooke di sposarla di nuovo”, gente con l’Ipad a 2 centimetri da una cupola che fa scoppiare pacemaker e auricolari e così via… under the dome 105bAnche qui, mancanza completa di descrizione dei sentimenti umani e delle reazioni dovute all’isolamento e alla privazione, in questo caso degli affetti. Banale e sciatto

Alla fine questo episodio mi ha comunque regalato i suoi buoni momenti di divertimento (chiaramente involontario), ma l’ho trovato veramente educativo, potrebbe essere utile ad una giovane generazione per avere davanti agli occhi l’esemplificazione dello “sbagliato” per eccellenza.

Note a margine:

  1. Britt Robertson urla, è libera, ma è più stordita di ubriaco alla chiusura dei bar
  2. I due ragazzetti, detti anche Walkie Talkie umani, si possono baciare solo in presenza di esplosioni termonucleari o simili
  3. Barbie è uno sfigato (e non solo per il nome)
1.05 - Blue on Blue

ma seriamente?

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