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Under the Dome: Recensione dell’episodio 1.02 – The Fire

Non sono un Kinghiano, lo trovo un autore interessante ma non sconvolgente e questa cosa non è sicuramente così importante, ne sono sicuro, ma mi sembrava giusto menzionarla a inizio recensione per inquadrare un po’ il mio approccio al racconto: di fondo sono arrivato libero da troppe attese e aperto nel giudizio.

Il pilot mi era discretamente piaciuto, pur trovando alcuni personaggi un po’ tagliati con l’accetta, in modo da caratterizzarli con due inquadrature due, visti i ristretti tempi di un episodio pilota singolo e la gran massa di personaggi da introdurre. The FireForse un po’ troppi per una trasposizione televisiva che dovrebbe essere limitata ad un unica stagione, magari ne avrei lasciato qualcuno di più abbozzato e sullo sfondo per dare maggiore risalto ed approfondimento ad altri, ma comunque il ritmo c’era stato.

In questo secondo episodio, si ripresenta la gestione di tantissimi personaggi tutti assieme, come se non fosse nemmeno pensabile tralasciare qualsiasi storyline in un singolo episodio e la cosa un po’ confonde, almeno lo spettatore che non ha il background del libro alle spalle, nel senso, è un po’ come quando vai ad una festa, ti presentano 50 persone, stringi le mani a tutti, e quando mezzora dopo te ne ritrovi davanti uno, hai la nettissima sensazione che sia uno di quelli a cui hai stretto la mano, ma non provi nemmeno a sforzarti a ricordarne il nome, cosa impossibile. Saranno tutti fondamentali per lo sviluppo della trama? Ne dubito, ma mettiamo che sia anche così, rimane comunque la difficoltà a tenere veramente a qualcuno di loro, fatta eccezione per uno o due casi, che invece sono leggermente più presenti di altri.

Il problema del sovraffollamento, genera altre facilonerie secondarie: in alcune scene mi è sembrato (ma mi correggano pure quelli che hanno letto il libro) che venisse tutto semplificato eccessivamente, pur di farcelo stare dentro. under the dome 102aAd esempio, la scena in cui il prete da fuoco alla casa di Frank Lapidus (ok, non cerco nemmeno di ricordarmi come si chiamava qui) mi è sembrata quasi girata male, abbozzata al meglio che gli è venuta, così come le reazioni del poliziotto che a fine episodio spara alla cupola, uccidendo il suo collega con un colpo di rimbalzo: la sua deriva nell’isteria da segregazione si portava dietro un aurea di accelerazione narrativa molto marcata. Certo, la situazione è tesa, insolita e minacciosa, ma ogni tanto la gente passa da “stiamo calmi” a “ommioddio, moriremo tutti, ommioddio”.

Effettivamente anche alcune scelte di caratterizzazione in monobattuta, da tanto sono forzate, diventano quasi divertenti e ironicamente significative. Barbie (questo lo so, yeah!) va al drugstore e prima vuole comprare un pacchetto di sigarette, ma poi decide di prenderne tre; alla richiesta di spiegazioni se ne esce con una roba tirata con cui voleva intendere “stiamo per avere una crisi di risorse, faccio scorte”….. under the dome 102deh, si, 3 pacchetti di sigarette! Mica 20 quintali di carne in scatola e scaffali di bevande da rivendere al mercato nero… ben 3 (e dico 3) pacchetti di sigarette. Poi molte scene mancano assolutamente di logica: quanto ci metteranno a capire che per comunicare con quelli fuori dalla cupola è meglio scrivere delle frasi su un foglio (non li sentono, ma mica non li vedono) piuttosto che tirargli palline da tennis?

Parte personaggi insulsi: la bionda nel rifugio antiatomico. Pur da segregata riesce a risultare di un antipatia e di una stupidità abissali; sarà pure incazzata, ma ha davanti uno psicopatico, insultarlo e sfidarlo non mi sembrano le idee più azzeccate che gli potessero venire in mente. Insulso due: la giornalista coi capelli rossi; si aggira per il paesino di campagna con il modo di fare di una che non sa più come appoggiare i Pulitzer sulla mensola sopra il camino da tanti ne ha vinti, ma è più o meno la giornalista del “corriere agricolo”. under the dome 102cQuando irrompe nella stanzetta del dj interrompendo le trasmissioni per dire che stanno sotto una cupola trasparente e non dietro ad un muro trasparente, sembra che stia annunciando la morte del Presidente Kennedy. Ora, sarà che noi sappiamo che il telefilm si chiama “Under the Dome”, oltretutto abbiamo anche visto il film dei Simpson,  e non ci sorprende più di tanto la notizia, mentre per gli abitanti di Chester Mills è una rivelazione scioccante, ma non è che 5 minuti prima se la passassero benissimo; deduco avessero immaginato di essere intrappolati lì dentro e che non ci fossero aperture, altrimenti, visto che fuori dai suoi confini staziona mezzo esercito americano, qualcuno sarebbe anche entrato in qualche modo…

La situazione finale dell’incendio, forse anche per il suo essere paradossale, non riesce a mettere grandissima tensione, mentre è un po’ meglio (ma proprio leggermente) la sequenza finale del poliziotto isterico che spara alla cupola.

In ogni caso, pur con tanti difetti evidenti, rimane comunque guardabile, soprattutto per la questione misteriosa di cosa sia la cupola, da dove venga e come faranno ad uscire, mentre le dinamiche tra personaggi restano un po’ fiappe. Sicuramente, per tenere alta l’attenzione per tutti e tredici gli episodi, dovranno lavorare molto di più su questo secondo aspetto.

1.02 The Fire

Incerto

Valutazione globale

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