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Unbreakable Kimmy Schmidt: lunga vita al nonsense. Recensione della terza stagione

Per noi malati di serie TV le nostre beniamine sono un po’ come persone reali. Ci sono quelle che frequentiamo per dovere, quelle che visitiamo quando abbiamo bisogno di una serata leggera e spensierata, oppure quelle che cerchiamo quando abbiamo voglia di qualcosa di estremo. La lista in realtà potrebbe allungarsi all’infinito ma è doveroso menzionare una categoria importantissima: le serie TV da colpo di fulmine. Questo genere di prodotti sono pochi e soprattutto sono molto personali, dipendono infatti dai nostri gusti e dai nostri trascorsi ma quando li troviamo non riusciamo a mollarli più.

Personalmente Unbreakable Kimmy Schmidt rientra tra quelle serie con cui c’è stata attrazione fin dalla primissima visione del trailer. La recitazione caricaturale degli attori e la densità di battute nonsense e politicamente scorrette è stata una manna dal cielo e una graditissima eccezione nell’universo seriale comico che, per quanto intelligente (si vedano prodotti come Modern Family,  spesso gioca troppo sul sicuro.

Ovviamente il rischio di queste serie atipiche è che nel corso del tempo perdano la scintilla geniale che li aveva contraddistinti all’inizio, facendole diventare un ibrido amorfo, privo di una propria identità. Fortunatamente, con tre stagioni nella saccoccia, possiamo dire che questo non è stato il caso di Unbreakable Kimmy Schmidt.

I PERSONAGGI E LA LORO CRESCITA

Per quanto peculiare possa risultare la comicità di Unbreakable Kimmy Schmidt, bisogna riconoscere agli autori una grande capacità di gestione dei personaggi. Al di là di tutte le gag che ce li fanno amare nelle singole puntate, a rendere ulteriormente interessante la serie è il loro percorso di crescita.

Abbiamo infatti assistito all’evoluzione di Kimmy, che da semplice sopravvissuta ha imparato a farsi strada nell’odierna New York. Pur con tutti i limiti dovuti al suo rapimento, in questa stagione vediamo al ragazza frequentare il college. Partiamo dal presupposto che forse delle storyline di questa stagione quella della protagonista è stata la meno interessante. Il fatto che non sia riuscita a portare a termine l’esperienza universitaria ha reso la sua trama forse un po’ troppo riempitiva e fine a se stessa. Sappiamo che le vicende l’hanno portata a trovare un lavoro, ma non sappiamo che valore aggiunto abbia tratto da questa esperienza.

A fare invece passi da giganti sono gli altri personaggi. In primis abbiamo Titus, che dopo la rottura con Mikey ha intrapreso un vero e proprio percorso di auto ricerca e definizione di sé. Tra esperienze lavorative fallite e deliri creativi del caso, il ragazzo ha infatti iniziato l’abbandono di una vita egocentrica per imparare a dedicarsi al prossimo e ad impegnarsi in una relazione.

Stupisce anche Jacqueline (ma quanto è brava la Krakowski?!), che pur con tutte le sue frivolezze riesce finalmente a dedicarsi a qualcosa di concreto e a trovare una strada nel mondo dello spettacolo. Quanti si aspettavano che sarebbe riuscita a lasciare Russ dopo il suo improbabile cambio d’aspetto? 

Le nostre lodi vanno anche al personaggio di Lillian, sempre deliziosamente goffo e anacronistico, in grado di catturarci con una love story assolutamente improbabile e proprio per questo ulteriormente accattivante.

RIFERIMENTI A VOLONTÀ

Chiudiamo la parentesi dedicata ai personaggi e alle loro vicende per parlare di una grossa tematica di questa stagione: ovvero i riferimenti alla cultura pop. Questo accadeva già nelle scorse stagioni ma nel ciclo in questione ogni puntata era decorata con una chicca proveniente dal mondo dell’intrattenimento.

Chi non era in lacrime dalle risate a vedere la parodia di Titus dei video di Sorry, Hold Up e All Night dell’immensa Beyoncé? Al di là della splendida resa fotografica e recitativa delle varie scene, il fatto che fossero stati utilizzati per metabolizzare il tradimento subito dal ragazzo – proprio come fece Queen B ai tempi con il marito – ha reso il tutto particolarmente solido e azzeccato. 

Ma non potremmo non menzionare il tributo a Ghost, con Jacqueline che prepara la crema al Mais intrattenendosi col fantasma della nonna di Russ, come fece Patrick Swayze ai tempi con Demi Moore. Indimenticabili rimarrano anche il finale di Kimmy che sale sulla DeLorean di Ritorno al Futuro e i riferimenti alle sitcom anni ’70 con il finale a fermo immagine. E il racconto della fuga di Titus dalla nave da crociera, che sembrava uscito dalla Signora in giallo, ce lo ricordiamo? 

Insomma, le parodie alle pietre miliari della musica e della televisione non sono mancate e il fatto che fossero sempre azzeccate e mai fuori luogo sicuramente lo rendono una valore aggiunto a questa stagione che si è dimostrata particolarmente colta.

DOPO LA RISATA ARRIVA LA RIFLESSIONE

Ma Unbreakable Kimmy Schmidt non è fatta solo di personaggi, riferimenti e comicità nonsense in quanto la serie sa consegnare in modo molto originale diversi messaggi. Parla infatti di donne che non hanno paura di lottare e in ogni puntata ci hanno dimostrato di non conoscere il verbo arrendersi. In questa stagione a far compagnia al femminismo abbiamo trovato inoltre la religione, la difficoltà dell’integrazione ma anche la cecità del business davanti alle vere esigenze delle persone.

Insomma, potremmo dire che anche questa stagione ha funzionato alla grande e il peso degli anni ancora non sembra farsi sentire. Sicuramente un grosso merito va a degli attori capaci e ad una scrittura sempre originale e coerente con se stessa. Non resta che sperare nel rinnovo di Netflix e ritrovare i nostri beniamini l’anno prossimo.

They alive, dammit!

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Unbreakable Kimmy Schmidt - Terza stagione
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