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Una: la recensione del film con Rooney Mara e Ben Mendelsohn a RFF11

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Titolo: Una

Genere: drammatico

Anno: 2016

Regia: Benedict Andrews

Sceneggiatura: David Harrower

Cast: Rooney Mara, Ben Mendelsohn, Riz Amhed

Sono molte le sensazioni che si possono provare uscendo da una sala cinematografica quando sullo schermo stanno scorrendo i titoli di coda a cui nessuno fa mai caso (a meno che non si tratti di un film Marvel, ovviamente). Ma sono fortunatamente poche le volte in cui si resta con un fastidioso peso sullo stomaco come se non si fosse ancora smaltito l’effetto doloroso di un colpo improvviso. Proprio questo accade con Una, pellicola di esordio per l’australiano Benedict Andrews, fin qui sempre alle prese con produzioni per il teatro.

Presentato nella selezione ufficiale della Festa del Cinema di Roma, Una è un film tanto duro quanto coraggioso. Sarebbe sufficiente dire che la protagonista omonima Una Spencer (Rooney Mara) è una vittima di pedofilia che incontra dopo anni l’uomo che ha abusato di lei quando era tredicenne per far comprendere al lettore l’atmosfera dolorosa che regna nei novantaquattro tormentati minuti che scivolano lentamente sul grande schermo. Ma il coraggio mostrato da Andrews e dal suo sceneggiatore David Harrower va ben oltre il tanto che già è necessario per affrontare una simile tematica.

unaPerché Una prova a fare molto di più. Prova a dare voce non solo alla vittima, ma allo stesso carnefice. E lo fa mettendoli sullo stesso piano come due immagini distorte di una stessa verità e costringendo così lo spettatore scioccato a dover ascoltare non solo il dolore della vittima, ma anche il pentimento del carnefice. Se è immediato empatizzare con Una e comprenderne il tormento, inaccettabile sarebbe provare anche solo ammettere che anche una seconda persona in un dramma come questo ha diritto alla parola.

Il presente di Una è fatto di silenzi spezzati solo da musica a tutto volume, di un’ostinata solitudine che chiude tenacemente fuori chi vorrebbe almeno provare ad offrire un appoggio, di sesso concepito come una meccanica soddisfazione di un bisogno altrui da offrire senza provare piacere alcuno. Un presente che è in realtà un accumularsi di giorni vuoti perché il dramma vissuto ha tenuto Una ancorata ad un passato da cui non ha potuto staccarsi. Proprio l’esatto contrario di quanto invece è avvenuto a Ray (Ben Mendelsohn) che, dopo aver scontato quattro anni di carcere per il suo odioso reato (verrebbe da chiedersi perché così pochi), è riuscito a cambiare non solo nome e lavoro, ma anche a costruirsi un presente sereno e ricco di affetti familiari.

Una foto pubblicitaria apparsa su un giornale permette a Una di ritrovare Ray e mette in moto una macchina del tempo che rilegge in maniera non convenzionale la tragedia che ha sconvolto la vita di una ragazzina tredicenne la cui unica colpa è stata quella di apparire come una Lolita agli occhi di un vicino di casa incapace di controllare un istinto represso. Ma, in realtà, il film di Andrews non si limita a percorrere una strada prevedibile con Una ad accusare giustamente il ritrovato stupratore, ma piuttosto mostra come lei si sia sentita abbandonata più che abusata.

Ed è proprio questo il primo dei punti che finisce per scioccare lo spettatore che si sarebbe lecitamente atteso una reazione rabbiosa da parte di una vittima innocente. Invece, i discorsi di Una sono pervasi da un inquietante desiderio di capire piuttosto che di accusare come se fosse possibile dare un perché a qualcosa che non ha alcuna scusante. La Una tredicenne che guarda fisso in camera ripetendo la domanda “Ray, dove sei? Perché mi hai abbandonato?”, che trema correndo per le vie oscure di una città notturna punteggiata di volti ostili cercando Ray, che neanche tra le mura protettive di casa sua riesce a non sentirsi tradita è, in fondo, la stessa ragazza ostinata che insegue quello stesso Ray convinta che sia ancora lì anche se ha cambiato nome e lavoro e famiglia. Come se trovarlo in chi ora si chiama Peter potesse dare un senso a quel che è stato e permetterle di andare avanti. Scoprire che Ray era davvero tornato indietro a cercarla e davvero avrebbe fatto la follia di fuggire con lei quasi sembra far pendere l’ago della bilancia verso un inconcepibile perdono dando origine ad una scena forte che mai ci si sarebbe aspettati di vedere in un film con un argomento come questo.

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Ma Ray non c’è più ormai. Adesso c’è Peter e Peter ha fatto di tutto per non essere più quel Ray che, nonostante tutto, ancora si nasconde dentro di lui. A poco serve rinnegare quel passato, ridurlo ad un unicum che non potrebbe mai ripetersi, rileggerlo come un atto perverso di un amore sincero. Ma un male assoluto può avere una giustificazione per quanto labile? Può un sentimento malato scambiato per amore incolpevole degenerare fino a diventare una lama affilata che incide cicatrici che non possono non restare eternamente aperte? Domande alle quali è facile rispondere in maniera negativa, ma che vengono presentate in modo che il dubbio atroce che una clemenza sia possibile si affaccia quasi spontaneo. Ma, anche accettando che le risposte siano degli ovvi dinieghi, quando è che la condanna può ritenersi espiata? Se Una non è riuscita ad andare avanti, è giusto che Ray ce la abbia fatta a diventare Peter? Se non c’è pace per le vittime, davvero non dovrebbe essercene neanche per i carnefici? Il film non da una risposta definitiva perché è la stessa Una a non compiere l’ultimo passo per suggerire la soluzione di questo complesso dilemma morale.

Una è un film che denuncia la formazione teatrale del suo regista nel modo di mettere in scena un dramma a due lasciando che siano i due protagonisti a reggere il peso della narrazione confrontandosi in spazi minimali. Non sempre questo riesce pienamente perché Mara e Mendelsohn vengono da esperienze diverse e hanno qualità differenti. Ma Una è un film come ce ne sono pochi e questo solo motivo è già più che sufficiente a innalzare il giudizio complessivo. Senso di fastidio a parte.

Una
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.5

Riassunto

Un film che magari non è perfettamente riuscito, ma che colpisce in maniera indimenticabile .

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