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Cinema

Una Famiglia al Tappeto: tutto finto tutto vero – la recensione del biopic sulla wrestler Paige con Florence Pugh e Lena Headey

Una famiglia al tappeto (Fighting with my family) : la recensione
IMDb

Titolo: Una famiglia al tappeto (Fighting with my family)

Genere: biopic, comedy

Anno: 2019

Durata: 1h 48m

Regia: Stephen Merchant

Sceneggiatura: Stephen Merchant

Cast principale: Florence Pugh, Jack Lowden, Lena Headey, Nick Frost, Vince Vaughn, Dwayne Johnson

Momento confessione: a chi scrive piace il wrestling. E, si, lo so, è tutto finto. Ma quello che troppi ignorano è che è anche tutto vero. Non perché i colpi che si danno lo siano (e lo sono davvero anche se fanno meno male di quel che sembra). Ma perché è vero il divertimento di chi guarda quello che è uno spettacolo sapendo che il finale è già scritto, ma comunque non sai quale sia. Ed è assolutamente vera la passione di chi è su quel ring ad intrattenere quel pubblico rumoroso che è venuto apposta per tifargli contro. Aspetti che emergono molto bene in Una famiglia al tappeto, una fresca ventata d’aria nel caldo afoso della asfittica offerta agostana.

Una famiglia al tappeto (Fighting with my family) : la recensione
Una famiglia al tappeto (Fighting with my family) : la recensione – Credits: IMDb

Il wrestling come passione

Una famiglia al tappeto segna l’esordio al cinema di Stephen Merchant meglio conosciuto per il lavoro come showrunner di The Office, la serie comedy inglese vincitrice anche di un Golden Globe. Per il suo debutto, Merchant sceglie di realizzare un biopic dedicato a Paige, nome in ring di Saraya Jade Bevis, wrestler britannica che a soli 21 anni (record assoluto) vinse nel 2014 il titolo di Divas Champion della WWE, la più importante federazione di wrestling. 

Dovrebbe bastare questa informazione per spiegare perché proprio su Paige Merchant decide di puntare il suo obiettivo. Ma sarebbe, paradossalmente, un errore credere che sia questo il motivo. Che va, invece, cercato in un documentario del 2012 (precedente, quindi, alla vittoria del titolo) intitolato significativamente The Wrestlers: Fighting with my family. Non a caso Fighting with my family è il titolo originale del film il cui senso si perde totalmente in quello italiano. Perché il film di Merchant non è la storia di Paige, ma di Saraya Jade Bevis (interpretata da Florence Pugh). E in questa storia una parte fondamentale ce l’ha quella famiglia che è sempre insieme a lei quando si tratta di combattere sul ring.

È, in realtà, di questo che parla Una famiglia al tappeto. Di Julia (Lena Headey) e Patrick Bevis (Nick Frost) che nel wrestling hanno trovato un modo per salvarsi dalla strada. Zak (Jack Lowden) e i ragazzini che va raccogliendo in giro per dargli un’alternativa lasciandogli coltivare un sogno diverso. Union Jack che accetta di farsi colpire da una palla da bowling nei testicoli perché si, fa male, ma sentire il pubblico godersi lo spettacolo fa troppo bene.

Una storia fatta di ring sgangherati in palestre strette dove la gente ti sta addosso, ma va bene anche così perché vuoi sentirli tifare per te o contro di te, fa lo stesso, perché un wrestler è bravo quando sa fare amare e sa farsi odiare. Di soldi che non bastano per arrivare a fine mese, ma poi un modo si trova comunque perché la passione è più forte di tutto e basta e avanza come paga.

Una famiglia al tappeto è la storia di un dietro le quinte, di quel che non si vede, ma fa muovere tutto. Di chi non è famoso e non lo sarà mai, ma va bene così. Un biopic che ha al suo centro non la sua protagonista, ma il mondo a cui appartiene.

Una famiglia al tappeto (Fighting with my family) : la recensione
Una famiglia al tappeto (Fighting with my family) : la recensione – Credits: IMDb

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Una storia classica eppure nuova

È proprio questo sguardo collettivo l’aspetto più interessante e innovativo del film di Merchant. E non era facile perché sono davvero poche le pellicole che sono riuscite a raccontare bene il mondo del wrestling. Sembrerebbe paradossale considerando che i wrestlers recitano una parte sul ring. Non è un caso che non sono pochi quelli che tentano poi la via del cinema. Dwayne Johnson, che qui compare come guest star e produttore, è stato il primo a riuscirci in pianta stabile. Dave Bautista è ormai anche lui una presenza fissa grazie al ruolo di Drax nel Marvel Cinematic Universe, ma può annoverare nel curriculum anche Blade Runner 2049 e Spectre del franchise di 007. John Cena il prossimo nome in rampa di lancio, mentre a Paul Wight (il Big Show che fa un cameo in questo film) Netflix ha affidato addirittura una serie comedy che lo vedrà come protagonista.

Eppure, sembra essere una strada a senso unico. Dal wrestling si arriva al cinema, ma raramente il cinema è riuscito ad arrivare al wrestling. Eccezione rimarchevole è sicuramente The Wrestler di Darren Aronofsky con cui Una famiglia al tappeto ha però molto poco in comune. Perché il film con Mickey Rourke era sulla fine di una carriera, mentre quello di Merchant è il racconto della nascita di una stella destinata a brillare a lungo. Anche se poi la carriera di Paige si è interrotta a soli 29 anni per un infortunio al collo ed è stata costellata da stop imprevisti (tra sextape e relazioni sentimentali burrascose). 

Rimossa la sua componente familiare, Una famiglia al tappeto diventa un film piuttosto classico che ricalca l’impianto strutturale di molte pellicole dedicate al mondo dello sport. Su tutte il primo Rocky con l’outsider (underdog, si direbbe nel wrestling) che viene dal basso e si trova a dover fare i conti con una realtà che ha sempre sognato di incontrare. Scoprendo poi che è troppo più grande di quanto pensasse e molto più competitiva e difficile da gestire. Un romanzo di formazione con l’eroe che deve trovare in sé la forza per crescere superando anche i pregiudizi degli altri nei suoi confronti, ma riconoscendo anche i suoi verso gli altri. Fino all’inevitabile happy ending che fa tutti felici e contenti.

Una storia classica che si distingue, tuttavia, non solo perché è la prima volta che viene ambientata nel mondo del wrestling. Ma soprattutto perché è declinata tutta al femminile.

Una famiglia al tappeto (Fighting with my family) : la recensione
Una famiglia al tappeto (Fighting with my family) : la recensione – Credits: IMDb

Un divertissement ben scritto e ben recitato

Una famiglia al tappeto ha molti innegabili pregi, ma non deve per questo essere caricato di oneri che non è in grado di portare. In una sorta di fortunato corto circuito, il film di Merchant è un prodotto che vuole solo intrattenere parlando di un mondo che ha come solo scopo proprio quello di intrattenere. Il risultato è un biopic che sposa spesso i toni della commedia con dialoghi frizzanti e personaggi ironici che non si prendono mai sul serio. Anche i momenti più seriosi sono comunque gestiti con bravura senza strafare e senza chiedere una drammaticità eccessiva che sarebbe risultato fuori contesto. 

Se la regia appare molto lineare ed elementare, va riconosciuto a Merchant l’abilità di tenere un buon ritmo e di affidarsi ad un cast che crede nel progetto. Su tutti risalta facilmente Florence Pugh che rende credibile la freschezza di Saraya e la sua determinazione a diventare Paige. Bravo anche Jack Lowden nel ruolo del fratello deluso che non smette di esserci per la sorella quando più serve. Nick Frost e Vince Vaughn sembrano andare col pilota automatico, ma non perdono mai la strada risultando quindi convincenti. Come ovviamente convincente è Dwayne Johnson che interpreta il The Rock che lo ha reso famoso sul ring. Una garanzia era il nome di Lena Headey ed una conferma arriva dall’attrice che lascia i panni della gelida Cersei per mostrare una empatia spontanea.

Una famiglia al tappeto è un film che ogni appassionato di wrestling vedrà perché parla la sua lingua. Ma è soprattutto un film che parla di non rinunciare alle proprie passioni. E questo messaggio lo si capisce in ogni lingua.

Una famiglia al tappeto: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.4

Giudizio complessivo

Un film su una wrestler che parla a tutti di passione e sogni a cui non rinunciare

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