fbpx
CinemaRecensioni Cinema

Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’Oriente: la recensione

Because there is no place” sono le parole, nemmeno troppo subliminali, che compaiono sul giornale di un collaboratore dell’ONU, cui il protagonista Jafaar (Sasson Gabay) si rivolge per sistemare il suo insolito ritrovamento. Un dettaglio, vero, o si tratta anche di un riferimento ad un’amara realtà?

Ci troviamo infatti lungo la Striscia di Gaza, l’ormai troppo celebre teatro di tensioni e conflitti senza tregua tra israeliani e palestinesi.

Jafaar è un umile pescatore palestinese che vive in una casa mezza distrutta dai bombardamenti con la moglie e due soldati israeliani, che usano l’edificio come postazione. In questa deplorevole situazione, la sfortuna sembra accanirsi contro il nostro eroe: non pesca nulla, i debiti salgono e nessuno è disposto a dare una mano. Anche il suo inaspettato ritrovamento appare inizialmente ai suoi occhi come una punizione di Allah: dopo una tempesta, tra le sue reti, oltre alla spazzatura e alle cianfrusaglie gettate a mare, trova un maiale vietnamita. un-insolito-naufrago-nellinquieto-mare-doriente-466x310

Come nelle migliori tradizioni, ciò che viene trovato per caso è ritenuto dapprima inutile, o persino, dal momento che si tratta in questo caso di un animale impuro per i musulmani, una calamità, una punizione. Cerca di disfarsene in tutti i modi, chiedendo aiuto all’ONU, cercando di eliminarlo, cercando di venderlo agli israeliani, ma nulla da fare. Certo, il povero maiale non poteva scegliersi un posto migliore in cui naufragare… Tuttavia, grazie all’aiuto di un’ebrea russa (Yelena, interpretata da Myriam Tekaia), il malcapitato animale diventa una fonte di guadagno per Jafaar, il quale però dovrà vincere il senso di repellenza dovuto non solo alla convivenza, ma anche al “contatto” con un animale impuro…

Ma le notizie volano anche alle orecchie di un’organizzazione terroristica palestinese, guidata da un losco, fanatico individuo, il quale decide di sfruttare Jafaar e il suo maiale per un attentato alla colonia ebraica in cui si trova Yelena. La storia si colora di tensione, ma non abbandona mai il tono scherzoso fino alla fine, cercando di veicolare un barlume di speranza.

Il raffinato uso dell’ironia rende accessibili degli argomenti assai delicati e tragici, senza tuttavia sminuirli. Il maiale pescato in mare diventa l’emblema dell’emarginazione, del rifiuto, della diversità: in fondo cosa ha fatto di male? Nulla. Eppure nessuno lo vuole, tutti lo denigrano, non gli è permesso nemmeno toccare con le sue impure zampette né il territorio palestinese né quello israeliano. La soluzione? Quattro graziose calzette, almeno nei momenti in cui non è tenuto nascosto sulla barca di Jafaar.

In un luogo dove i conflitti non dormono mai, nemmeno i fanatismi gettano le armi, anzi. Tanto meglio se si trova un nemico comune cui correre dietro, come infatti accade, in una scena esilarante in cui i duellanti storici inseguono Yelena che tiene al guinzaglio il malcapitato. “-Quell’animale è una minaccia per il nostro stato!-” urlano gli israeliani, “-Anche per il nostro!- -Quale stato?- -Ah, sta’ zitto!-”. Uno scambio rapido di battute che non può non far scappare una risata un po’ amara, e che fa riflettere sull’assurdità della situazione politico-religiosa che ormai si prolunga da anni, senza trovare soluzione. Viene quasi da chiedersi se vi potrà mai essere, se ognuna delle forze in ballo continuerà a rimanere chiusa nei suoi principi, nei suoi dogmi che non ammettono dialoghi.01-un-insolito-naufrago-nell-inquieto-mare-d-oriente

Tutte le scene proposte potrebbero essere analizzate alla luce di questo referente politico-religioso, ma non vorrei anticipare ogni trovata spassosa, ciascuna messa in scena con una regia fresca e luminosa (Sylvain Estibal), che ci concede uno sguardo su un territorio distrutto dai conflitti, rovinato da una tensione politica incalcolabile. Persino chi dovrebbe occuparsi del dialogo e della mediazione perde il lume della ragione, vedi il tedesco che lavora all’ONU che si abbandona ad una vera crisi isterica (scena che rende omaggio a numerose caricature e parodie sui nazisti? Perché no…).

Ma di cosa ridiamo alla fine? Di una situazione drammatica creata dalla cecità umana, religiosa, politica, che contempla la violenza e lo scontro come unica soluzione; di un luogo dove non c’è posto nemmeno per chi è irragionevolmente considerato colpevole, impuro (un povero maiale che non sa nemmeno dove si trova); di soldati che si rivelano uomini, anche se ingenui o semplici, come il ragazzo che tiene compagnia alla moglie di Jafaar guardando una telenovela; di un uomo modesto, ma di natura buona, che scopre la tolleranza grazie al contatto con un animale impuro per la sua religione, ma che molti non mai nemmeno visto.

User Rating: Be the first one !

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Pulsante per tornare all'inizio