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Twin Peaks: sogno o son desto? Recensione Part 6

Twin Peaks
SHOWTIME

“Mi sembra un incrocio interessante tra una santa e una cantante di cabaret.” Così la descrive l’Agente Speciale Dale Cooper nella sua autobiografia (scritta da Scott Frost e fuori catalogo nel nostro paese).
Per più di 25 anni abbiamo fantasticato su di lei, su che voce avesse proprio lei dall’inizio e per tutto il resto della sua permanenza invocata dal nuovo arrivato in città. Avevamo persino messo in dubbio la sua stessa esistenza.
Quando abbiamo visto quel caschetto color ghiaccio, abbiamo temuto per un attimo che non si sarebbe girata e che saremmo rimasti con l’amaro in bocca per un almeno un altro episodio. Fortunatamente non è andata così: Diane esiste (eccome se esiste) e ha il volto di Laura Dern, attrice feticcio di David Lynch (e non poteva essere altrimenti). Bastano pochi secondi, un ridottissimo scambio di battute a sciogliere un mistero che per decenni ha stuzzicato la fantasia dei fan di Twin Peaks.

Ma Diane (che presumiamo sia a questo punto la donna che Cole e Rosenfield credono possa aiutare Cooper) non è l’unica rivelazione di questo sesto capitolo. Ben consci del fatto che utilizzare una struttura definita per descrivere la poetica lynchiana sia un po’ una forzatura, potremmo in qualche modo dire che siamo alla fine del primo atto. Molte sono le questioni ancora in sospeso, ma tanti sono anche i punti fermi, che definiranno da qui fino alla fine la nostra storia.

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Twin Peaks

Photo: Suzanne Tenner/SHOWTIME

Gli archi narrativi esplorati in questa Part 6 sono tanti ma più degli altri episodi si percepisce la centralità della città di Twin Peaks, in cui è ambientata larga parte della puntata. È qui infatti che si intrecciano le strade di Richard Horne e di Carl Rodd, al palo dell’elettricità numero 6 più volte visto in Fuoco cammina con me (e presumibilmente proprio quell’incrocio è il luogo dell’incontro/scontro tra Leland, Laura e Gerard/MIKE).

Un piccolo assaggio di Horne lo avevamo avuto nello scorso episodio, ma non avevamo ancora ben chiaro quanto la sua strafottenza fosse accompagnata da un senso di frustrazione che ben chiaro si delinea nella scena con Red (interpretato da Balthazar Getty, che con Lynch ha lavorato in Strade Perdute), condita da quel tocco di magia che si lega ad un altro passaggio centrale dell’episodio. Horne parrebbe essere un meschino in tutti sensi: gretto, misero, infelice. 

Della vita greve ne ha pieni gli occhi e le rughe Carl Rodd, proprietario del Fat Trout Trailer Park in cui vivevano Teresa Banks e la signora Tremond con il nipote. Di quell’uomo, che che negli ultimi 75 anni ha fumato ogni giorno, percepiamo non solo un profondo senso di malinconia, ma la capacità di vedere aldilà del visibile. La teatralità amara e meravigliosa che precede e pervade tutta la scena dell’incidente è la misura della tragica fatalità della vita.

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Twin Peaks

Photo: Suzanne Tenner/SHOWTIME

L’altra grande rivelazione di questo episodio riguarda Hawk. Una moneta (simile a quella vista poc’anzi far volteggiare in aria da Red) lo conduce alla scoperta di un segreto custodito chissà da quanto tempo nei bagni del commissariato di Twin Peaks. Saranno le pagine perdute del diario segreto di Laura Palmer? Attendiamo risposte, fatto che sta che il consiglio della Signora Ceppo di seguire il proprio retaggio culturale era da prendere alla lettera. 

È invece per ora impossibile decifrare cosa significhino quel quadrato rosso che compare sul pc di Duncan Todd (a cui segue una busta che contiene le foto di una donna, vista nello scorso episodio comunicare con un altrettanto non identificato oggetto a Buenos Aires e barbaramente uccisa con un rompighiaccio, e di Dougie) e quei disegni pasticciati da Cooper. Dove porteranno quelle scale?

Il ritorno nel regno dei vivi dell’Agente Speciale è una strada tortuosa, fatta di aiuti luminosi, parole ripetute, lunghi sorsi di caffè, piccoli dettagli che incrociano la sua vita a quella di Dougie. Come Bushnell Mullins, l’incapacità di dare un senso al tutto ci indispettisce ma aspettiamo fiduciosi di essere anche noi illuminati. Mentre attendiamo che il nostro si svegli (o siamo noi che stiamo dormendo?) e che non muoia, non possiamo che godere della straordinaria interpretazione di Kyle MacLachlan come dell’altrettanto incredibile Naomi Watts.

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Twin Peaks

Photo: SHOWTIME

Collegamenti più o meno espliciti iniziano a dare un quadro d’insieme, in cui poter di volta in volta aggiungere un tassello narrativo, una suggestione, uno spunto. Finito questo primo atto, ci ritroviamo di nuovo al Bang Bang Bar per l’ennesimo defaticante intermezzo musicale. Mentre ascoltiamo Sharon Van Etten, leggiamo qualche pagina de L’Autobiografia Dell’Agente Speciale Dale Cooper e qualcosa (o meglio qualcuno) ci sembra molto familiare.

10 febbraio (1969), ore 15.00

Sono all’angolo di Chelton e Greene. Pioviggina. In strada, a qualche metro dal bordo del marciapiede, c’è un cadavere. La polizia ha circondato la zona con un nastro. È bianco, bruno, sul metro e ottanta di statura. Indossa giacca verde, calzoni nocciola e scarpe marrone. È a faccia in giù. Il sangue gli sta formando una pozza intorno al collo e ai piedi. Non ho mai visto niente del genere e ho paura di star male. Un testimone ha detto che è stato accoltellato a un isolato da qui e che è arrivato di corsa gridando: «No!» Qualcun altro ha detto che è stato accoltellato al collo. Ho osservato attentamente gli agenti della squadra investigativa. Si sono inginocchiati e hanno ispezionato le tasche della vittima senza spostarla minimamente. Gli hanno preso il portafogli, un’agendina, dei soldi tenuti da un fermaglio e un mazzo di chiavi appese a una zampetta di coniglio. (…) Quando hanno rovesciato il cadavere ho riconosciuto uno dei giocatori del club dove sono stato con zio Al. Allora mi sono sentito male. Dopo qualche minuto ho informato la polizia della partita a carte e dell’uomo senza l’orecchio.

(L’Autobiografia Dell’Agente Speciale Dale Cooper, Scott Frost)

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Part 6
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