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Recensioni

True Detective: Recensione dell’Episodio 2.07 – Black Mountain and Motel Rooms

I had to leave

My life behind


I dug some graves


You’ll never find.

                                 Leonard Cohen

Vincitori e vinti. Così gira il mondo e così è sempre girato. Queste parole (sopra) dedicate ai “sommersi” della Storia, agli abusati e agli sconfitti sono come un mantra silenzioso che questi si ripetono come per una resistenza silenziosa, un canto d’incoraggiamento a chi sta e ha fatto i conti con il suo passato. Leonard Cohen ce le canta ad ogni inizio di puntata, quasi a ricordarci della “scimmia” e del passato oscuro che ogni personaggio di True Detective si porta dietro. Sono passate ben 7 b34c56f2-16b7-4d7a-bcde-82520494b82a-2060x1236puntate tra alti e bassi, dialoghi poco profondi e pause troppo lunghe, eppure, nessuno di questi personaggi è riuscito a sconfiggere quel cancro che era il suo passato. Droghe, sesso, alcool e una sessualità repressa sono le piaghe che accompagnano questi poeti maledetti che per la prima volta, in questa stagione, provano a rimanere sobri per tutti e i 50 minuti della puntata.

Dopo pochi minuti dell’inizio sfuma in maniera evidente quest’ombra delle buone intenzioni, scaraventando Ani nelle braccia della sua perversione, attirando Ray nel suo vortice di sesso e voglia di sfogarsi. Costretti in una stanza di un Motel, vittime del loro ancora ignoto nemico, Ani e Ray si confrontano davanti a bicchieri di alcool tra una delirante Ani che, ancora vittima delle droghe, combatte con i flash del suo passato. Purtroppo come spesso accaduto in questa stagione, anche i dialoghi che i due partner si scambiano sono privi di spessore e anche quando l’argomento sembra vertere sull’autoanalisi del proprio passato, tutto quello che ne esce fuori sono frasi come: “You’re not a bad man” “Yes,I am” “Do you miss it?””What?””Anything…”.

Lo dico chiaramente a chi sta difendendo Pizzolatto a spada tratta; cerchiamo di essere un attimo obiettivi e di capire che TD_207_032715_LT_008quest’esagerazione di voler portare esasperazione a questi personaggi ha rubato la scena a una trama che poteva essere meglio spiegata, provando magari a regalarci qualche azione in più eliminando “qualche bicchiere di alcool”. E’ vero che la caratterizzazione dei personaggi fa perno su quel dannato bicchiere, ma a lungo andare, tutto questo “versarci” problemi e propinarci una lista infinita di personaggi secondari visti solo una volta, che sembrano essere tutti in qualche maniera collegati con la morte di Caspere, ci hanno fatto trovare nella stessa situazione di confusione che ha Ani in questa puntata.

In “Black Maps and Motel Rooms” si ha lo scacco matto dei personaggi, che, chiusi sulla scacchiera del loro caso, ricevono una mossa letale da un nemico ancora ignoto ma ben organizzato e troppo potente. Il nemico inscatola i due agenti (Ray e Ani) in una stanza di un Motel, lasciandoli a confrontarsi con un’inutile Vera che ci regala, oltre che a un bellissimo “Everything is fucking!” anche alcuni nuovi tasselli di questo enorme puzzle delle persone corrotte di Vinci. Confezionati i due agenti e i loro i familiari in queste scure camere di Motel, pronti per essere scartati da un nemico sempre più spazientito, le uniche speranze sono nelle mani di Paul, che parte solitario verso la risoluzione del caso.

Troppo solo e troppo spregiudicato, Paul cade nella trappola di Holloway che lo attira in un luogo sotterraneo ep15-ss05-1920_jpg_351x0_crop_q85minacciandolo di pubblicare le foto sue e del suo amante. E per un’ultima volta Paul prova a diventare quel “Good Man” che si era promesso di diventare, e quando gli viene proposto di vendere i suoi partner, lui risponde con una mitragliata di colpi che fanno fuori i suoi ex compagni della Black Mountain. Troppo avventato e alla ricerca disperata di un segnale per chiamare Ray, Paul viene colpito e ucciso alle spalle dal Luogotenente Burris, quel poliziotto bianco e corrotto tanto acclamato dai venditori di diamanti. Questa volta muore veramente uno dei protagonisti della storia, l’unico ancora in grado di raddrizzare la sua vita su un binario del tutto nuovo, con moglie e figlio pronti ad aspettarlo.

Le vicende della morte di Caspere interessano anche a Semyon che in questa puntata decide di diventare il Croupiè della sua vita, iniziando a distribuire le carte del destino, non aspettando inerme che la fortuna possa ancora tornare dalla sua. E dopo aver assistito alla disfatta del suo impero, Semyon decide di giocare un altro po’ e soffia letteralmente su quel piccolo castello di carte che gli era rimasto. Sono contento che questo personaggio abbia finalmente iniziato ad agire, Seymon ha finito di piangersi addosso e ha deciso di diventare artefice del suo destino, che lo porterà di sicuro molto lontano da Vinci. Penso però che la trama che lo interesserà non sia finita così, su moglie  non me la racconta giusta, e di sicuro Osip non starà a guardare il suo piccolo nuovo impero prendere fuoco senza reagire.ep15-ss03-1920_jpg_1003x0_crop_q85

Lo schema di personaggi che interessa l’assassinio di Caspere si fa sempre più complesso; Burris, Dixon, Holloway, Tony, Osip e chi altri ancora sembrano essere tutti collegati in questo piano per rubare i soldi e i terreni a Caspere e in qualche modo fregare anche Chessani. Sono convinto però che dietro quell’uomo mascherato che nella seconda puntata ha fatto fuoco contro Ray si nasconda in realtà il bambino coinvolto nella rapina del ’92 e dietro l’omicidio di Caspere ci sia Laura, la ragazza nella foto della festa, la stessa bambina cresciuta della famosa rapina.

Complessa, ben articolata ma forse un po’ troppo statica è stata questa stagione di True Detective che ci ha elencato un caleidoscopio di personaggi secondari forse un po’ troppo articolato per poter seguire con attenzione il telefilm. La morte di Paul non ci ha stupito più di tanto; la sentenza di uno dei personaggi era già stata predetta nelle prime puntate. Forse troppo inermi di fronte a un nemico troppo potente, troppo distratti dal loro passato e troppo corrotti per alzare la voce, true detective woodrughpenso che anche il destino di Ani e Ray seguirà quello di Paul. La storia ha preso una sterzata verso la retta via solo da un paio di episodi a questa parte, perdendosi però ancora tra questi passati troppo ripetuti e di relativa importanza di ogni singolo personaggio. Abbiamo ancora 90 minuti per dare la sentenza a questa seconda stagione, che ha smosso critiche, paragoni e, che per molti è risultata abbozzata, caricaturizzata e un po’ forzata. Ma se il passato turbolento, i dialoghi un po’ forzati e questa diramazione troppo allargata della trama porteranno a un finale, che a detta di Pizzolatto ci farà ricredere, non ci resta altro da fare che mandare giù l’amaro boccone di una stagione troppo lenta esclamando le parole cantate da Cohen nella sigla: Nevermind.

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2.07 - Black Mountain and Motel Rooms - Il nostro Giudizio
  • Nevermind
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