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True Detective: Recensione dell’episodio 2.06 – Church in Ruins

A due puntate dalla conclusione di questa stagione, purtroppo, dobbiamo ammettere che questo capitolo di True Detective non decolla proprio. Al di là di ogni paragone, soffermandoci solamente sullo show che stiamo vedendo, possiamo a malincuore dire che la storia, per quanto possa essere curata tecnicamente, lascia molto a desiderare e l’effetto soporifero di quasi tutto l’episodio è forse l’unica costante di questa annata.

Continuiamo a venir infarciti di scene cariche di sguardi intensi e di parole non dette, ma solo accennate nel creare tensione. Tensione che però non c’è e nel rimanere basito a fissare Velcoro che fissa basito Semyon che rifissa basito Velcoro lo sguardo chiede pietà o quantomeno uno scambio di battute che sia degno di questo nome o quantomeno portatore di un certo ritmo. true detective 206 dQuesto è uno dei problemi principali: i dialoghi sono brutti, scritti male e quelle che dovrebbero essere digressioni filosofiche, sembrano concetti assemblati alla rinfusa giusto per darsi un tono.

Basta. Non vogliamo più assistere a scene in cui un perplesso Vince Vaughn, dicendo due parole ogni venti secondi, per la bellezza di un paio di minuti dice al bambino orfano che suo padre gli voleva bene e gli rifila un pippone sui momenti che demarcano la vita. Noia. E chi se ne frega dell’affidamento del figlio di Velcoro: certo, è una delle motivazioni che definiscono il poliziotto e vuole indagare profondamente il senso di paternità e il suo animo, ma è stato per lunghi tratti in questi primi sei episodi un lasso di tempo dedicato al niente e completamente avulso dal mood della serie, che vuole essere un noir rivisitato in salsa contemporanea ma ci flagella con le battaglie per l’affidamento, storia che non è andata da nessuna parte per sei episodi.

true detective 206 aSi vuole calcare la mano sul creare un aura maledetta sui protagonisti, si vuole calcarla anche su creare scene dove la sola presenza scenica basti a riempire lo schermo, ma si finisce spesso con la sola sensazione di artificio, di posticcio, di tempo guadagnato per raggiungere la fine di un altro episodio. Scene come quella di Velcoro che va in carcere a parlare con il vero stupratore sono semplicemente inutili e fini solo a dire “ma guarda come recita bene Colin Farrell”.

Poi come sempre si punta a smuovere un po’ la trama principale negli ultimi quindici o venti minuti, giusto per portare la pagnotta a casa e questa settimana, dopo la gran sparatoria (molto bella) del quarto episodio, si è voluta ricreare una nuova scena d”impatto, richiamando alla memoria quel Eyes Wide Shut, ultimo film del Maestro Stanley Kubrik, per dipingere un quadro della malsana alta società e degli scandali.

true detective 206 cMa, anche qui, tutto quello che resta è un senso di banale, un voler sconvolgere con qualcosa che non sconvolge più di tanto: una festa dell’alta società con prostitute che diventa un bordello sfrenato, passassero 5 minuti qui in Italia… Battute a parte, è solamente un mostrare di superficie, non si indaga e non si scava in profondità, ci si limita a tratteggiare situazioni scabrose ma non scioccanti, un già visto, un già sentito, un cliché insomma. Se poi penso a tutta la preparazione per imbucarsi a questa festa e poi le cose principali le ha trovate FassinaWoodrugh (Woodrugh chi?) entrando dalla porta della cucina e frugando in un cassetto….

Pure la parte dedicata a Semyon e ai messicani non va oltre lo stereotipo del messicano tagliagole e brutale.

Due o tre tasselli li hanno aggiunti ad una trama che rimane comunque un mistero impalpabile: i vari interessi dei potenti e corrotti sono palesi dal primo minuto della stagione, resta solo da vedere come andrà a finire per i protagonisti, ultima consolazione di una stagione poco felice.

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2.06 - Church in Ruins - Il nostro giudizio
  • Soporifero
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11 Comments

  1. Provate solo ad immaginare McConaughey e Harrelson con la tutina Ninja che entrano a Carcosa e capirete molto del perché questa annata fa dannatamente cagare

  2. Questa seconda stagione di TD mi piace più della prima…compresa la sigla di
    apertura. È tutto più dinamico, i colpi di scena non mancano. Tutti i
    protagonisti sono interessanti in quanto hanno una personalità complessa. C’è sempre il gioco fra passato e presente e non manca neanche il
    doppio piano di lettura visto che il bene e il male sono sempre presenti e spesso non sono dove te lo aspetti. Del resto non sarebbe Pizzolato se la lettura filosofica fosse presente. Ecco perchè sono allibita per quello che ho letto in questa recensione che ovviamente NON condivido.

  3. Non potrei essere più daccordo con la tua recensione.
    Di antologico questa stagione ha mostrato una eccelsa raccolta di STEREOTIPI SUPERFICIALI e sovraccarichi, barocchi, tutti al limite(e anche oltre) della credibilità, un pret a porter di psicologia da quattro soldi:
    * bevo, mi drogo e sono violento perchè mio padre era alcolizzato
    * sono diventato un mafioso perchè…mio padre beveva e mi chiudeva al buio
    * mi comporto in modo aggressivo, come “Soldato Jane”, perchè sono figlia di fricchettoni e per contrappasso ho bisogno di autorità.
    * sono gay represso perchè mammà era di facili costumi…

    La biondina dal coltello facile(Bezzeridis) si intuiva subito dal primo episodio che prima o poi c’avrebbe infilzato qualcuno:
    ogni volta che si allenava ad accoltellare la sagoma di legno era come se apparisse una didascalia: “incanala le sue frustrazioni sulla violenza, perchè è essa stessa una vittima”.
    Se nella prima stagione le pause e gli sguardi persi nel vuoto enfatizzavano le riflessioni o le intuizioni, a malincuore bisogna ammettere che quest’anno il ritmo lento serve solo ad allungare il brodo (e non potrei essere più daccordo sulla ripetitività delle scene di disagio Velcoro-figlio, che nulla aggiungono ai personaggi).
    Come se ciò non bastasse, non c’è intreccio tra i 4 protagonisti: hanno tra loro dei legami così flebili che sembrano costantemente 4 estranei messi lì per caso, che si sopportano giusto il tempo di pensare ciascuno agli affari propri.
    Fateci caso, la narrazione ha avuto dei deboli sussulti vitali in quelle stiracchiate occasioni in cui (magari a 2 a 2) alcuni di essi si intrattenevano in un minimo di dialogo (vedasi quelle 4 battute in macchina sulla sigaretta elettronica, oppure sul risveglio post sbornia del Chip-gay con Velcoro, oppure ancora l’ultima colazione “armata” Seymon-Velcoro). Ma è troppo poco per un’opera che ha la pretesa di essere antologica.

    Due cose si salvano:
    1) al non troppo geniale Pizzolatto va riconosciuto il merito di aver portato in tv lo scandalo della città industriale di Vernon (a poche miglia a sud di LA), cui si è ispirato per la sua immaginaria cittadina di Vinci, piccola, corrotta, esclusivamente industriale e inquinata forse molto di più di quella televisiva. (Pare tra l’altro che il Sindaco di Vernon abbia di fatto “ereditato” la sua carica, e relativi traffici illeciti, tramandata di generazione in generazione da inizio ‘900).

    2) la fotografia, quella si emozionante e molto curata

    Infine non va trascurato il fatto che, in merito alla stagione 1, Pizzolatto si è arrampicato sugli specchi per difendersi dalle accuse di PLAGIO nei confronti del poco noto scrittore Thomas Ligotti.
    Infatti la stragrande maggioranza dei monologhi filosofici dell’enigmatico Rustin Cohle riprendono PAROLA PER PAROLA i testi dello schivo autore horror.
    E quel che è peggio, Pizzolatto si è ben guardato dal citare Ligotti quale ispiratore dei monologhi.
    Solo quando i fan dello scrittore hanno riconosciuto il pensiero filosofico nichilista e antinatalista e lo hanno messo con le spalle al muro, Pizzo ha minimizzato, presentando il suo personaggio come un autodidatta che …evidentemente, tra le altre cose, avrebbe dovuto aver letto le opere di Ligotti.

    Per carità legalmente la giustificazione regge, ma eticamente, trattandosi di un autore di nicchia, seppure molto apprezzato, che conduce una vita lontana dai clamori dello show business, per cui è difficile che il grande pubblico ne possa riconoscere le opere, non era forse corretto citarlo esplicitamente anzichè lasciar intendere che i pensieri di Rust fossero farina propria?

    “The Conspiracy Against the Human Race” – T. Ligotti – 2010
    il titolo vi ricorda qualcosa?

  4. Bella analisi Massimo e grazie per le informazioni molto interessanti che ci hai dato… 😉

  5. Però il succo della storia è che per indagare sulla morte di Caspere, hanno dato al procuratore della polizia di Stato Katherine Davis, tre detective considerati incapaci Ray, Ani e Paul.
    Su questi tre nessuno avrebbe puntato un soldo bucato.

    Questo faceva sentire al sicuro il sindaco e i grandi finanzieri corrotti della immaginaria città di Vinci e invece probabilmente I TRE SBANDATI si riveleranno True Detective e non è escluso che facciano saltare il banco.

    Caspere, funzionario del comune e socio in affari con Frank viene ucciso e
    con la sua morte spariscono anche i soldi di Frank Semyon che si ritrova
    sull’orlo della rovina e a partire da quel momento tutto inizia ad andare storto.
    Frank Semyon è tutt’altro che un incapace ma è sempre più evidente che qualcuno molto vicino a lui lo tradisce. Probabile che sia Blake come lui sospetta .

    La storia dei due bambini rimasti orfani nel 1992 in un noir è un indizio perchè è impossibile che ce la raccontino per caso, direi proprio di no.

    Poi ci sono indizi che fanno sospettare di Burris, sono le parole di Irina che parla di un polizotto bianco coinvolto nella storia che fa sospettare di lui.

    Ray è l’unica speranza di Frank Semyon se gli consegna l’hard disk di Caspere lui si salva, ma Ray è sempre più vicino ad Ani.
    Cosa farà Ray? chissà…
    Insomma finale apertissimo e anche carico di aspettative, vorrei capire cosa manca a questa storia per essere considerata bella.

  6. Manca, a mio giudizio, una buona caratterizzazione dei personaggi, che invece si è fermata allo stereotipo. Mancano, sempre a mio giudizio, dei dialoghi interessanti e scritti bene. Manca la tensione per gran parte di ogni episodio. Manca soprattutto di originalità e, sinceramente, da un autore come Pizzolatto mi aspettavo molto di meglio.

  7. salve Maria Rita,
    VENGO IN PACE 😛
    ho visto che hai preso particolarmente a cuore le sorti della serie.
    Parlo per me, ma penso che gli appassionati delusi non accampino critiche per il gusto di farle, ma perchè (grossomodo) si aspettavano una crescita di qualità rispetto allo scorso anno.
    La stagione 1 è riuscita assai, ma non penso di dire eresie affermando che si è tenuta in equilibrio tra il suggestivo, l’affascinante, il patetico e il grottesco.
    Pur non essendo esente da eccessi quasi surreali, da clichè sparpagliati, ha offerto degli slanci di interesse e di intensità emotiva che l’hanno tenuta in piedi in modo appassionante.

    La stagione 2 è partita con delle premesse molto feconde che episodio dopo episodio sono state poco “coltivate”, approfondite, naufragando in forzature che l’hanno resa sempre meno credibile, come:
    l’impallinamento a “gomma” di Velcoro,
    la macelleria messicana di metà stagione, che non sta nè in cielo nè in terra, sta lì solo per fare scena
    l’accoltellamento e fuga da parte di Bezzeredes.

    Passi per una, ma il troppo storpia…

    Le tematiche promettenti sono TUTTE quelle che hai puntualmente sopra elencato.
    Questo è il punto della delusione:
    gli “sceneggiatori” hanno fatto un minestrone di spunti polizieschi, un po’ di questo e un po’ di quello, mezz’etto di padre alcolizzato, due fettine di hippy, mi raccomando tagliate sottili! Un litro di “cene eleganti” eppoi giù annacquare il tutto con psicologia spiccia a profusione.
    Tutte belle cose, peccato che quasi nessuna è stata degnamente approfondita e che nell’insieme risultino una cacofonia di voci piuttosto che una sinfonia armoniosa.
    Ci sarebbe stato materiale per 3/4 stagioni diverse e promettenti, tra abbuffate di protagonisti e comprimari, di storyline varie ed eventuali.

    Tra l’altro non dimentichiamoci dei traffici sottobanco di quell’ubriacone (ma va? l’ennesimo alcolizzato) di Dixon, che segretamente pedinava e fotografava il gay Woodrugh. Che cosa strava combinando? L’hai visto tu? io no!:P
    La moglie di Velcoro ci accenna che Ray prima era diverso…la serie flashback in cui Ray era diverso, in cui ha iniziato a trasformarsi, a dare sfogo alla rabbia sorda, li hai per caso visti tu? io no! 😛
    La torbida storia centenaria della “Loggia Chessani” che in 90/100 anni di corruzione, da padre in figlio, chissà quante ne avranno combinate…appunto chissà! Li hai visti tu? io no! 😛
    E i fantomatici 3 interventi cui si sarebbe sottoposta da giovane la moglie Jordan di “faccia da mocassino” Semyon, a causa dei quali oggi non può più procreare? Cancro causato dall’inquinamento stile vittima della Terra dei Fuochi nostrana o eccesso di chirurgia estetica? L’hai visto tu? io no!

    Se non mi fossi ancora capito: se già sai che in soli otto episodi non avrai MAI spazio per sviluppare con cura tutti questi filoni che hai voluto infilare a forza nella storia, ma che ce li metti a fare?
    Mai sentito parlare del “poco ma buono”?

    Ora è chiaro che negli ultimi 2 episodi, per salvare la faccia, saremo bombardati da colpi di scena, da cerchi che si chiudono allo scadere del 90mo minuto.

    Per concludere, se me lo concedi, ti faccio una confidenza:
    quando facevo le scuole medie(non l’università! le medie!) se in un temino partivo bene ma poi finivo per intrupparmi in una matassa ingarbugliata e improduttiva, sebbene nelle ultime righe riuscissi a trovare una scappatoia, alla fine la Prof 5 me lo metteva lo stesso e non mi lesinava neppure un “Così la prossima volta ci pensi due volte ad andare fuori tema”.

    Il tutto solo per il piacere di condividere delle riflessioni, senza avere la pretesa di possedere la verità in tasca.

  8. Casomai Rust con la tutina ninja visto che era nell’antirapina e ha trafugato uno scabroso video da una cassaforte di un uomo potente senza essere scoperto 🙂
    Comunque a me questa stagione sta piacendo anche più della prima, anche se debbo ammettere che il background dei protagonisti sa di già visto.

  9. Mamma mia… Mattew McConaughey con la tutina lo immagino volentieri prima di mettermi a letto… bella aderente XD

  10. Io mi sono letteralmente innamorata della prima stagione e dei suoi personaggi, diciamo che se ci fosse stata solo la seconda e non avessi potuto fare paragoni allora avrei detto che è bella e ben fatta. Ma questa davvero non mi prende, mi distraggo spesso durante la visione, anche astenendomi dal giudicarla la verità è che la sto guardando più che altro per far compagnia a mio marito, cercando di non addormentarmi!

  11. Massimo sei simpatico e non mi dispiace affatto scambiare pareri con chi ha gusti diversi dai miei. Non ho nessuna verità in tasca, è un dato di fatto che a me questa serie piace molto e a te no, ma questo non ci impedisce certo di dialogare.
    Io non devo convincere nessuno, per me questa seconda stagione ha funzionato “comme il faut” fin dal primo episodio e me la sono goduta. Non è stato così per tutti, ma è normale.

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