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True Detective: Recensione dell’episodio 2.03 – Maybe Tomorrow

Ve lo confesso, questo terzo episodio mi ha davvero sedato. Io non mi annoio MAI. Sopporto qualsiasi genere di lentezza narrativa, ma in questo caso ho avuto davvero serie difficoltà ad immergermi nella trama, tanto che a fine episodio non avrei saputo spiegare il perché e il per come degli eventi. In questa fase le indagini sono ancora così sparpagliate che è difficile capire se un interrogatorio, un indizio apparente o un testimone saranno effettivamente rilevanti o meno, se si stia seguendo davvero una pista o si proceda semplicemente a tentoni. Anche perché la serie la sta prendendo così alla larga nel presentarci l’ampio gruppo di protagonisti, che si ha quasi l’impressione che le indagini siano un semplice contorno a tutto il resto.

Ed è qui che sta il problema per me. Con un cast così vasto devi puntare su una trama forte che stringa a sé i personaggi e li True_Detective_203-02presenti poco alla volta, rendendoli rilevanti piano piano. Ma se la trama come in questo caso non va apparentemente da nessuna parte, devi concentrarti su un paio di protagonisti e permettere a loro di reggere la narrazione. Qui c’è troppa roba e non c’è niente.

Ci hanno ampiamente fatto capire che questi personaggi portano su di sé tutte le sfighe del mondo, così tante che forse non basterebbero tre serie per sviscerarle tutte. Prendiamo Paul Woodrugh: difficoltà relazionali, traumi da reduce di guerra, istinti suicidi, bruciature che però non si è fatto in guerra ma prima e seri problemi ad accettare la propria identità sessuale. Basterebbe lui solo a riempire una enciclopedia intera di depressione.
E così tra indagini e interrogatori a persone più o meno strampalate, ci regalano scene slegate dalla trama ma legate ai singoli personaggi, che allargano ancora di più il cerchio e tolgono ulteriormente ritmo alla narrazione. A Velcoro mancava giusto giusto unTrue_Detective_203-04 padre alcolizzato, drogato e depresso per farci capire che ormai il mondo è un posto bruuuuttissimo e ce lo meritiamo tutto. Così triste e sconsolato che quando a Paul scappa una mezza smorfia di sorriso sembra che nel telefilm sia esplosa un’atmomica.
Non dico che i personaggi non siano interessanti (Ani per esempio mi piace molto e Rachel McAdams è splendida) ed è vero che guadagnano moltissimo nel momento in cui interagiscono, ma è difficile appassionarcisi davvero.

Altra cosa che non aiuta è il fulcro delle indagini che sa un po’ di abusato. Speculazioni terriere, esseri abietti, giri di prostitute, ricconi marci e annoiati. Malavita generalizzata. Corruzione ovunque. Una manciata di queste bellezze ormai la si trova in ogni film o telefilm noir che si rispetti (c’è pure un casinò per non farci mancare nulla). E non ci interessa più di tanto del morto che probabilmente si meritava questo e altro e sicuramente non riesce a coinvolgerci il personaggio di Vince Vaughn che tra tutti sembra ritagliato con cura da un bigino, con quel suo essere un uomo di strada che si trova a disagio nei suoi vestiti nuovi. Non aiuta neppure il fatto che le sue vicende si muovano su un binario separato e trattino affari più o meno contorti e oscuri. Dovevamo forse emozionarci quando per puro caso si è scontrato con Paul al club?

Ma forse questa è l’inquadratura sbagliata e il vero male, quello un po’ più concreto e interessante verrà da tutt’altra parte, da quei superiori avvoltoi che si aggirano intorno ai nostri detective, un po’ troppo entusiaTrue_Detective_203-03sti, un po’ troppo pronti a distogliere lo sguardo dalle cose che contano davvero. Che il vero scontro si riveli alla fine interno alla polizia e alle istituzioni? Questo, seppur scontato, lo troverei interessante perchè darebbe una ragione ai nostri di fare un fronte comune e tirare fuori un po’ di grinta.

Purtroppo non trovo neanche grandi elogi per il comparto tecnico o per la scrittura che ogni tanto se ne esce con dei dialoghi un po’ di plastica (come il dottore che chiede a Velcoro se vuole vivere) o delle scorciatoie narrative un po’ forzate, come quando Ani si trova a casa di Ray senza nessun apparente motivo se non quello di origliare i suoi problemi con la moglie. Quando tutto l’insieme non funziona finiscono a risultare un po’ ridicoli anche i lunghi sguardi tormentati e silenziosi anche se messi in atto da buonissimi attori.
I momenti migliori restano la sequenza onirica ad inizio episodio che riscatta la prevedibilissima finta morte di Ray e l’adrenalinico inseguimento a fine episodio che mi risveglia dal torpore e che si fa apprezzare per la realizzazione tecnica e per la tensione reale che sa mettere in scena. Ma è un po’ troppo poco.

Non mollo perché sono convinta che ad un certo punto i personaggi interagendo tra di loro sapranno regalare ottimi momenti, ma temo che quando arriveranno saranno ormai sparsi su uno sfondo confuso che non sarò riuscita a mettere a fuoco per mancanza di reale interesse.

PS: e tutti BEVONO.

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