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True Detective: recensione dell’episodio 2.01 – The Western Book of the Dead

True Detective_The Western Book of the Dead

True Detective_The Western Book of the DeadSi possono scegliere due strade per commentare e analizzare questa premiere/pilot di True Detective, potrei iniziare questa recensione elencando tutte le cose diverse con la stagione precedente lamentando la mancanza di questo o quello, in un costante paragone sterile, oppure potrei invitarvi a fare quello che ho fatto io quando ho premuto play per immergermi in questa nuova stagione: voltate pagina. Anzi, no chiudete proprio il libro e aprite quello nuovo, sarà diverso e sicuramente il primo capitolo vi lascerà dei dubbi ma valutatelo come qualcosa a se stante. La forza della prima stagione, infatti, era stata l’amalgama perfetta tra team creativo e cast: la regia di Cary Fukunaga si sposava alla perfezione con la sceneggiatura onirica di Pizzolato e con il carisma e bravura del comparto attoriale. Il tutto ben orchestrato per comunicarci l’agghiacciante ritratto della Luisiana.

True Detective_The Western Book of the DeadQuesta premessa è d’obbligo perché se è vero che True Decetive condivide parte del team creativo e di produzione, la storia, gli attori e parte di quel team vincente è diversa. E’ una serie antologica con un file rouge ben esplicato dal titolo stesso ma le varie stagioni si prefiggono di declinare questo tema centrale in modi diversi.

Detto ciò, il pilot, perché di questo, in effetti, si tratta, è un episodio molto introduttivo e leggermente fuori fuoco, almeno per quanto riguarda la prima mezz’ora. Non mi sento di valutarlo troppo severamente. Gli episodi pilota, infatti, sono spesso episodi che non ci dicono molto di quello che vedremo, capita di valutare negativamente un pilot e ritrovarsi una stagione entusiasmante e capita anche il contrario, un pilot eccellente e promettente e una stagione sciatta e poco attraente.

Le atmosfere ruvide, la corruzione, l’ambiente mafioso ricordano il noir classico di James Ellroy e questo è un elemento estremamente positivo perché dà subito una chiara impronta alla stagione.  Il backgound della California è ben reso in queste tematiche, come quella religiosa/mistica che sembra emergere durante il sopralluogo del detective Velcoro nella casa dello scomparso Ben Caspar.
I nostri quattro personaggi principali ci vengono introdotti per buona parte dell’episodio e aggiungerei in un modo un po’ scolastico, negli ultimi minuti dell’episodio i quattro si riuniscono fisicamente in una storyline orizzontale e per questo motivo, a mio parere, potremmo avere una vera idea su quanto sia incisiva e interessante la storyline di questa stagione, solo a partire dal secondo episodio.

True Detective_The Western Book of the DeadTra i quattro personaggi introdotti ho trovato essere il più interessante quello femminile; Ani Bezzerides, interpretato dalla convincente Rachel Mc Adamas. Anche Ani, come gli altri, non è un personaggio molto semplice, con un rapporto famigliare conflittuale: madre suicida, padre e sorella hippy.  Gli altri, sembrano ancora in rodaggio come gli attori che li interpretano. Il più fuori fuoco è Frank Seymon mafioso che fa finta di essersi ripulito o, meglio, immagina una vita in cui riesca a fare soldi legittimamente; la caratterizzazione appare quasi fumettistica con la sua moglie ombra, il che non è un male ma anzi potrebbe risultare anche una chiave originale.

Vince Vaughn appare un po’ imbalsamato, però, poco convinto lui stesso di quello che dice il suo personaggio e, in tutta franchezza, in certi passaggi – vedi il flashback quando s’incontra con il detective Velcoro – la recitazione è apparsa mediocre. Farell, interpreta il detective Velcoro dell’immaginaria contea di Vinci in California, alcolizzato, segnato dalla violenza subita della moglie, corrotto, legato a Frank proprio da quel passato violento.

Infine troviamo Paul Woodrugh di cui sappiamo ben poco; ex militare con un comportamento autodistruttivo, grazie al ritrovamento del cadavere di Ben Caspar  però è l’artefice del congiungimento dei personaggi nella storyline portante.

L’impressione generale è di un episodio un po’ ampolloso nelle battute iniziali, la scelta di puntare su un cast corale per spezzare con il passato è interessante, anche se la gestione dell’introduzione di True Detective_The Western Book of the Deadquesti personaggi in The Western Book of the Dead non è così fluida, soprattutto perché abbiamo quattro personaggi complessi e difficili . Ne esce, infatti, un ritratto un po’ stereotipato di tutti che ricalca l’elemento sul quale s’intendeva porre l’accento. Da segnalare senza dubbio la sigla di apertura in cui Leonard Cohen accompagna delle immagini introduttive dei personaggi sulle note di Nevermind: sublime

 

 

The war was lost
The treaty signed
I was not caught
I crossed the line

I was not caught
Though many tried
I live among you
Well disguised

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