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True Detective: Recensione dell’episodio 1.05 – The secret fate of all life

In una serie di otto episodi, il quinto si trova ad essere quello centrale. Se i primi possono servire a introdurre la storia e a farci conoscere i personaggi, è arrivati a questo punto che ci si aspetta che la serie inizi a correre verso il finale e che le vicende narrate comincino a convergere verso una conclusione (specie in un caso come questo dove ogni stagione è autoconclusiva). Nic Pizzolato non si esime dal rispettare questa regola, ma lo fa in un modo inatteso: lascia che Rust e Marty risolvano (apparentemente) il caso di Dora Lange, ma chiarisce quanto questo fosse in realtà solo una sorta di gustoso antipasto prima che il banchetto abbia inizio.

rustmartykidsNon che questa sia una sorpresa assoluta. Il pilot aveva immediatamente chiarito che gli omicidi non sono finiti dopo la morte di Reggie Ledoux. Negli episodi successivi si era notato quanto diverso fosse l’atteggiamento dei detective Gilbough e Papania nei confronti dei loro ex colleghi Cole e Hart. Mentre Cole viene lasciato libero di parlare, è a Hart che vengono rivolte le domande e sono sempre su Cole e su come ha diretto le indagini. Tutti indizi che puntavano a quello che avviene in questo episodio. Ogni crime serie ha un caso da risolvere, una vittima da vendicare assicurando il colpevole alla giustizia. Se finora avevamo creduto che Dora Lange fosse la vittima, Reggie Ledoux il colpevole e Cole e Hart i giustizieri, questo quinto episodio ci svela che la verità (direbbe Marty) l’avevamo davanti agli occhi e abbiamo sempre guardato altrove. Dora non è la vittima, ma una delle vittime. Reggie Ledoux merita di morire, ma non è il colpevole. Hart e Cole non sono gli eroi che riportano la giustizia nel mondo, ma un bugiardo che non sa controllare la sua rabbia e un ex alcolizzato che nasconde la sua vera natura di assassino seriale dietro una maschera di efficiente detective. Almeno questo è quello che Gilbough e Papania credono e che vogliono far accettare anche ad un Marty indissolubilmente legato all’immagine che ha di Rust, anche se è vecchia di dieci anni. Ed è quello che vogliono far credere anche allo spettatore mostrando le foto di Cole sulla scena degli ultimi crimini. Ed è a questo che serve la profezia di Reggie sul destino di Rust. Anche il suo netto rifiuto a collaborare con i due detective serve a gettare un dubbio sulla sua innocenza. Troppo difficile accettare che il protagonista tanto ammirato sia anche il cattivo. Probabile che così non sia in effetti, ma incrinare questa granitica convinzione è lo scopo di questo episodio e delle sue tante rivelazioni.

rustshootQuello che davvero è al centro di questa serie non è comunque la storia da raccontare, ma i suoi protagonisti e l’evoluzione dei loro personaggi. Quanto i due siano legati ancora oggi nonostante il litigio che li ha portati a separarsi definitivamente lo si era già capito fin dall’inizio. Quanto questo legame fosse anche basato sul coprirsi a vicenda nell’interesse comune di risolvere il caso, ci era stato mostrato nell’episodio passato con Marty e Rust a confermare la versione fasulla del padre malato come copertura per il lavoro sporco con gli Iron Crusaders. In questo episodio, Marty e Rust raccontano la stessa bugia sulla morte di Reggie e del suo socio e perfetta è la scelta di sovrapporre il racconto fasullo alle immagini che mostrano la verità. Significativo che le voci di Marty e Rust si alternino completando a vicenda le frasi iniziate dall’altro, che siano dette ai due detective nel 2012 o alla commissione di inchiesta nel 1995 (e notate come si passi da un anno all’altro in maniera naturale e senza stacchi). Non due colleghi troppo diversi per essere amici, ma due anime tormentate che si sono trovate per completarsi nelle difficoltà.

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I sette anni che passano dal 1995 al 2002 sintetizzati nella corona che si ammuffisce sull’albero nel giardino di casa Hart volano via in pochi minuti per cancellare con pochi colpi di spugna la pace ritrovata e i successi raggiunti. Successo sul lavoro con Marty promosso a tenente e Rust diventato una leggenda per la sua abilità nel risolvere i casi. Successo nella vita privata con Marty tornato a fare il padre di famiglia (anche se con una figlia adolescente problematica) e Rust finalmente in compagnia di un nuovo amore. Ma successo fasullo. Perché si può cambiare, ma mai nel modo giusto come ha capito Marty. Perché il tempo è un cerchio piatto come aveva detto Reggie Ledoux. Perché siamo condannati a ripetere all’infinito gli stessi errori senza poter mai imparare dato che non siamo come gli omini di latta costruititi da Rust che guardano dall’esterno l’eterno ritornare del tempo. Siamo bloccati nella ruota che la morte ha creato per poterci poi uccidere col rimorso e la sofferenza. Alla fine è questo il segreto destino di ogni vita. Andare avanti solo per tornare allo stesso punto come su un cerchio infinito uguale a quello che Rust trova sull’albero di Dora.

colesearchL’ultima scena è dedicata a Cole che si aggira nella scuola trovando nuovi murales e la stessa scultura in legno di anni prima. Ma in quel quadro vivente di Rust incorniciato nella finestra di un edificio in rovina è inevitabile leggere una metafora della filosofia di Cole (supportata dalle parole di Marty, mai tanto vicino al suo pessimismo come in questo episodio): siamo imprigionati nelle nostre ossessioni e vittime dei nostri errori e così per sempre anche quando tutto intorno a noi è crollato. Quanto è triste la lezione che Rust e Marty inscenano in questo episodio, ma quanto è stato bello restare ad ascoltare il loro racconto !

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