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True Detective: Recensione dell’episodio 1.01 – The Long Bright Dark

True Detective è un prodotto che si è fatto attendere per tantissimo tempo. La HBO aveva iniziato a parlarne già un paio d’anni fa, quasi e subito l’attesa, la lunga attesa, s’era fatta spasmodica, perché, diciamocelo, se metti insieme due nomi come Woody Harrelson e Matthew McConaughey e dietro ci metti il loghetto della HBO, non si può che aspettarsi tanta roba.

E poi la serie è arrivata, è una serie antologica, ossia, per spiegarsi, un po’ come per Fx American Horror Story, ossia stagioni autoconclusive ed essendo crime con diversi casi e diversi potenziali protagonisti. true detective 101aQuelli che ci vengono presentati all’inizio di questa prima narrazione spaccano; non c’era bisogno di accorgersene qui, ma le prove fornite in questa prima ora di show da parte dei due protagonisti sono di ottima fattura. Si rimane chiaramente più affascinati da McConaughey, ma molto lo aiuta il personaggio che gli viene costruito intorno, ossia quello dell’antieroe silenzioso e cupo, con un enorme tragedia alle spalle, apparentemente totalmente dedito al suo lavoro, unica cosa che sembra tenerlo lontano dall’autodistruzione. Si può intravedere in questo la classica figura tragica a cui il pubblico non può che affezionarsi, costantemente sballottato tra la comprensione e la repulsione verso il personaggio stesso, anche se tutto permeato da un generale senso di pietà. Ma il personaggio sembra lasciare intravedere molto più di questo punto di partenza. Grazie alla struttura della storia, aspetto di cui parleremo meglio dopo, lo vediamo anche in un momento molto successivo, completamente diverso e ci vengono solo preannunciati altri aspetti che ci verranno sicuramente mostrati nei prossimi episodi, come eroismi e furiose litigate. McConaughey riesce a dare spessore al personaggio soprattutto grazie ad una fisicità fragile ma tesa, chiusa e malinconica che aiuta molto a connettersi anche più che con le parole.

true detective 101eIl personaggio di Harrelson invece è tutt’altra pasta. Vi ritroviamo il classico poliziotto del Sud degli Stati Uniti, la Louisiana in questo caso, che più che una figura professionale, incarna lo spirito del suo stesso Paese, tradizionalista, provinciale, leggermente retrogrado e con dei paletti a definire l’esistenza molto ben definiti, che trova nei suoi spazi tutto ciò di cui ha bisogno. Un brav’uomo e un buon poliziotto, ma completamente alieno dal mondo nel quale vive il personaggio di McConaughey. Anche su questo personaggio, che sicuramente crea meno empatia sullo spettatore, viene fatto un ottimo lavoro da Harrelson, che lo rende senza sbavature, in piena immedesimazione con la parte. Il personaggio di Harrelson è anche quello che, almeno da questa prima ora di visione, sembra il più statico nel tempo, quei diciassette anni che circoscrivono la narrazione. Volutamente una scelta stilistica che ne segna anche la differenza evidente di percorso rispetto al suo partner.

La realistica resa dei due protagonisti si inserisce nel quadro estremamente verista del prodotto. Andando a riprendere paragoni illustri, mi è sembrato di trovare lo stesso realismo narrativo dei prodotti di David Simon. true detective 101dNon ci sono spiegoni, non ci spiegano proprio nulla, siamo catapultati nel racconto e si parte dall’assunto che ciò che è naturale per i protagonisti lo sia anche per noi. Veniamo introdotti nel loro mondo e lo percepiamo come vero. Personalmente lo apprezzo come tipologia di approccio, anche considerando che stiamo parlando di un prodotto non troppo difficile da digerire come tematica narrativa. Già di suo, ormai, siamo decisamente abituati noi spettatori a entrare nel mondo (televisivo) di crime drama e serial killer.

Poi c’è una particolare modalità della narrazione. Certo, abbiamo visto altre volte voci narranti che dalla fine di un percorso ci narravano tutta la storia che si era svolta precedentemente e questa è stata la prima impressione avuta all’inizio dell’episodio, nel quale avevo appunto immaginato che i detective Hart e Cohle venissero “intervistati” e che questa fosse solo la scusa per poter mettere in moto la macchina dei ricordi e dare origine al racconto, ma poi, nel corso dell’episodio, ci vengono presentati spunti che ci fanno intuire che la loro funzione non sia solo quella, c’è di più, non sono solo voci narranti, anche perché il continuo passaggio dal passato al presente, dal racconto visivo alla narrazione orale, fa presumere che la cosa sia molto più articolata. Senza dimenticarsi di altri due aspetti: true detective 101bil primo è che la narrazione copre la bellezza di diciassette anni, ma verrà condensata in una singola stagione di appena otto episodi, quindi, giocoforza sarà molto estemporanea, il secondo, da non scordarsi, anche se non molto accentuato in questa presentazione, è che la storia ci viene narrata da due punti di vista e questo potrebbe avere il suo peso.

Questo pilot, comunque, preso in sé, è molto introduttivo, ci fa appunto entrare nella situazione limitandosi a lanciare alcuni “ami” sugli sviluppi futuri, ma senza spingersi troppo oltre. A parte la bravura dei protagonisti, si nota anche la perfetta confezione tecnica, con immagini molto belle e una fotografia che passa dal cupo a colori freddi, tranne in rare eccezioni, che rendono il tutto ancora più opprimente per lo spettatore.

Lo show supera a pieni voti la prova iniziale, ora non rimane che vedere come andrà avanti.

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