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True Detective: il creatore della sigla spiega come l’hanno realizzata

“E’ come costruire mondo” ha raccontato a Wired Patrick Clair, direttore creativo di Elastic, lo studio di design di Los Angeles vincitore di un Emmy per la sigla della prima stagione di True Detective.
Anche quest’anno lo studio di Clair ha realizzato la sequenza iniziale della serie di Nic Pizzolatto, provando a raccontare di nuovo attraverso immagini e colori il mondo che lo show racconterà con “diversi sentimenti, diverse tavolozze, diverse texture” rispetto allo scorso anno.

Per la prima stagione, Pizzolatto aveva tratto ispirazione da Petrochemical America, un libro fotografico di Richard Misrach il quale aveva documentato attraverso le immagini l’inquietante panorama industriale devastato del sud. Questi paesaggi avvelenati che riflettevano nello show la natura avvelenata dei personaggi hanno influito anche sul lavoro di Clair, il quale ha realizzato per la sigla delle surreali sovrapposizioni che univano dei fermo immagine delle show con alcune foto di Misrach.

True Detective Season 2 Main Titles from Elastic on Vimeo.

La sequenza iniziale di questa nuova stagione ripropone la stessa idea, ma al posto dei paesaggi devastati di Misrach Clair ha usato per costruire i suoi collage delle fotografie della California realizzata da David Maisel e Jake Sargeant. Sovrapponendo gli scatti ad un girato in slow motion, l’effetto che si ha è quello di vedere delle “fotografie viventi”.
“Abbiamo cercato di far sentire lo spettatore come se stesse viaggiando attraverso una fotografia. Non vuoi che sia così folle e intenso come guardare dei filmati, perché un filmato descrive una serie di eventi che accadono, mentre queste sono solo delle composizioni.”

Secondo Clair le migliori sigle tendono ad essere un iper-intenso distillato visivo delle idee e delle emozioni. Devi riuscire in un minuto e mezzo a raccontare quello che accadrà in più episodi.
“La storie di questi personaggi sono più dettagliate, incasinate e caotiche. Le loro vite stanno davvero cadendo a pezzi, ed è quello che abbiamo cercato di catturare con le immagini.”

Valentina Marino

Scrivo da quando ne ho memoria. Nel mio mondo sono appena tornata dall’Isola, lavoro come copy alla Sterling Cooper Draper Price e stasera ceno a casa dei White. Ho una sorellastra che si chiama Diane Evans.

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