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Recensioni

True Blood: recensione episodio 7.05 – Lost Cause

Cominciamo col dire cosa funziona in questa puntata, o meglio, a cosa possiamo dare un “pollice su”; talmente poca roba che finiremo subito. Innanzi tutto Ginger, la schiava sessuale che non ha mai fatto sesso col padrone, ha un peso nella serie tendente allo zero (anche se, come ci hanno rivelato queste puntate di rimescolamento generale, è lei la mente dietro al Fangstasia), ma quando entra in possesso di una scena, la risata è assicurata. Poi Pam, vestita da cagna repubblicana, anche se con sempre meno battute nel copione rimane uno dei pochi motivi per cui continuare a guardare la serie. Aprendo la parentesi sentimental-adolescenziale, Jason e Jessica che nonostante la prevedibilità del loro riavvicinamento (visto il carisma da larva di James) riescono a far saltare sulla sedia tutti coloro che avrebbero voluto mandare al paese Violet. La scena del coltello: con Willa pugnalata da Lattievlcsnap-478111 Mae, Nicole sbrocca dopo quattro puntate passate a premere F4 (=basito) andando ad accusare tutti quanti di non essere molto normali, portando in scena tutte le obiezioni di sceneggiatura alla base del soggetto di puntata, l’idea di realizzare una festa per due morti, e un po’ della serie tutta. Sam allora decide di accompagnarla a casa, ma prima di farlo deve compiere un gesto molto più importante: restituire a Sookie il suo coltello col quale Lattie Mae ha pugnalato Willa, come se la festa non potesse andare avanti senza, coltello che Sookie poi rimetterà al proprio posto, sul tavolo, così da poter essere riutilizzato come se non fosse successo niente di strano; un gesto veloce che conferma le parole di Nicole e proprio per questo mette in scena una grande autoironia della serie e quanto meno anche un’autoconsapevolezza della qualità con cui si sta scrivendo. Sarah Newlin rossa, con Anna Camp che finalmente diventa sensuale perdendo quell’area da Barbie bionda, scema e con la mascella di Schumacher.

Poi ci sono le cose che non funzionano in questa puntata. Troppe da elencarle tutte, per cui ci limiteremo solo alle maggiori, avlcsnap-478872 partire dai ricordi di Bill, utili all’episodio quanto la convocazione di Insigne ai Mondiali, giusto per mettere in scena da qualche parte quel titolo di puntata, Lost Cause, che altrimenti cozzerebbe con tutto il resto della narrazione. E poi la faccia basita di Nicole, meno utile di Insigne se non fosse per la scena del coltello (solo che non servivano quattro puntate di facce basite per arrivare al punto). L’incursione della Yakuza al Bush party dove i killer uccidono persone a caso, risparmiandone altre ancora più a caso; il Bush party stesso, perché, ok che George W. possa essere giudicato la peggior causa persa d’America, ma sarebbe stato giusto dirlo almeno cinque anni fa, oggi ha poco senso e denota poco coraggio e molta paraculaggine; Sookie, Arlene e la storia dei giubbotti vecchia come Babbo Natale (per una scena di giubbotti andate a vedervi Brokeback Mountain……va beh, erano camicie); il tema delle cause perse a cui nessuno si è interessato, tranne Bill e il momento di commiato per Alcide (la cui morte viene considerata eroica anche se in realtà era impegnato a fare a gara con Bill su chi ce l’ha più lungo…..vi ricorda qualcosa?) e Tara; la volubilità del pensiero dei cittadini di Bon Temps alla bisogna del copione; Lafayette che solo oggi capisce che James in realtà col vicino di casa non fumava solo le canne; il parallelismo James-Jessica con Jason-Violet e le due coppie che guarda caso scoppiano nella stessa puntata (capacità di costruire un arco narrativo: sottozero).

E poi c’è tutto il resto, incapace di funzionare poiché non c’è una sillaba in grado di combinarsi con la sua successiva e il tutto è tenuto insieme come la fiera dell’est di Angelo Branduardi dove l’autocompiacimento di Jessica viene interrotto da Andy che ha bisogno che lei guardi avanti e che le presti un anello, che Jessica rimedia da Sookie e Jason per permettere così allo sceriffo di realizzare la proposta che porta James ad essere respinto da Jessica che poi lo becca in auto insieme a Lafayette, che ne racconta quattro alla rossa che Jason poi  consola in camera che al mercato mio padre comprò.

Che poi, a noi, del fatto che Bill Compton (dopo 7 stagioni) fosse contrario all’arruolamento per il sud, ce n’è mai importato qualcosa o ha mai portato a qualcosa? Molto probabilmente neanche agli sceneggiatori. Lost Cause in fondo è solo una macedonia di situazioni all’ombra dell’eterno contrasto vlcsnap-478482vita-morte che da una scena ben costruita come il prologo (al Fangtasia pieno di cadaveri, con nell’aria ancora l’odore del sangue della carneficina della puntata precedente, Ginger chiede al proprio padrone una botta di vita andandosi ad aggrappare persino alla bara, lei così viva, iper viva da sembrare sempre strafatta, con Eric così morto, doppiamente morto a causa della malattia) porta alla più pacchiana e poco originale scelta narrativa di scacciare la solitudine della morte con la vita di una festa e soprattutto con i brindisi alla vita, un escamotage per mettere tutti i personaggi insieme in un unico luogo, dare l’idea di una presunta riuscita integrazione, e non impegnarsi troppo a realizzare le scene necessarie per poter proseguire con i plot di stagione (mancava solo che qualche personaggio compisse un’azione determinante unicamente perché sbronzo), per creare contrasti e per far riaffiorare tensioni sessuali mai sopite (Sookie che dopo la proposta di matrimonio di Andy si volta e vede Bill) e poco importa se alcuni di essi per la maggior parte del tempo sono carta da parati (Sam, Bill, Violet o Willa che arriva giusto in tempo per farsi pugnalare, ovvero cinque minuti dopo aver varcato la soglia della porta).

Forti dell’autoironia dimostrata nella scena del coltello, ci rimane solo da sperare che il discorso di commiato di Jackson per il figlio non sia altro che la presa in giro di ben altre orazioni funebri per morti in realtà non poi tanto eroiche, come nel caso di Alcide.

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