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True Blood: Recensione dell’episodio 7.04 – Death is not the end

Non deve essere per nulla facile scrivere una stagione di una serie tv sapendo che è l’ultima. Specie se ogni stagione è sempre stata autoconclusiva per cui non ci sono misteri da svelare o conflitti da terminare. Ancora più difficile poi se la serie ha subito un lento ma costante processo degenerativo che l’ha portata dall’affrontare in modo leggero temi potenzialmente importanti (come poteva essere l’integrazione tra due razze diverse, intesa come metafora della convivenza tra genti di culture e storie differenti) ad essere poco più di un divertissement fracassone con personaggi e situazioni sempre meno plausibili. Come chiudere quel guazzabuglio confusionario che è diventato True Blood è quindi tutt’altro che semplice. Posti di fronte a questo dilemma, gli autori sembrano aver optato per la strada meno faticosa: eliminare ad uno ad uno i personaggi ormai superflui, abbandonarsi alla nostalgia riproponendo altri ormai scomparsi, resettare i rapporti tra i protagonisti per ricondurli alla versione che i fan hanno maggiormente amato.

TrueBlood7x04ericsookieCome realizzare tutto ciò? Servirebbe una storia coerente che faccia da traino e giustifichi il ritorno alle origini. Ma proprio questo fondamentale tassello del puzzle manca del tutto in questi primi episodi. Incerti su chi potesse giocare il ruolo del villain in questa ultima stagione, gli autori hanno inizialmente puntato su ben due distinti gruppi: gli affamatissimi vampiri malati di epatite V e i cittadini ribelli di Bon Temps. Ma entrambi sono apparsi subito piuttosto inadatti per essere una minaccia credibile. Privi di una leadership autoritaria e anarchici nella loro ossessiva ricerca di vittime, i vampiri affetti dal letale morbo sono stati poco più di una scusa per riavvicinare Sookie e Bill, dare un obiettivo comune alla squadra composta dai protagonisti della prima stagione (Jason, Sam, Jessica) ed uccidere l’ormai superflua Tara. Esaurita questa funzione, sono stati rapidamente eliminati senza che neanche per un attimo fosse stato in dubbio l’esito finale del combattimento al Fangtasia. Stessa sorte toccata a buona parte del gruppo dei cittadini ribelli che, dopo aver perso Maxine Fortenberry ad opera di Violet, viene ora privato anche del suo leader ucciso da Bill per salvare Jessica. A cosa è servita la loro ribellione? Apparentemente, solo a rendere nota a tutti la natura di mutaforma di Sam (rivelazione avvenuta in modo alquanto semplicistico dopo che per anni era stata tenuta abilmente nascosta) e a liberare Sookie del fardello di un Alcide la cui presenza nella serie era ormai motivata solo dalle tempeste ormonali scatenate da Joe Manganiello. È proprio la mancanza di un antagonista credibile e di una trama orizzontale ben delineata a rendere poco interessanti questi episodi di True Blood. La serie continua ad avvitarsi su sé stessa e a specchiarsi nei ricordi senza che si percepisca alcuna intenzione di mettersi in cammino verso un qualche obiettivo. Sembra quasi che gli autori vogliano suggerire che questa stagione differirà dalle altre proprio perché non ha alcuna storia da raccontare, ma ha il solo obiettivo di salutare i propri fedelissimi supporter sperando che i flashback del passato siano una moneta sufficiente a saldare il debito di una stagione che si annuncia piuttosto vuota.

TrueBlood7x04gingerSe l’effetto nostalgia è l’ancora a cui la serie vuole aggrapparsi per non sprofondare in una cocente delusione, è quasi ovvio che sempre più spesso vengano messi in scena aneddoti del lontano passato. E sempre più spesso questi ricordi sono ripescati dal passato di Eric e Pam. Dopo aver visto perché Eric è arrivato a Shreveport, stavolta scopriamo come è stato obbligato a diventare sceriffo come punizione del Magister (altra figura dell’Autorità riportata in scena dalle stagioni passate), cosa fosse inizialmente il Fangtasia e come e perché sia diventato il nightclub che tutti conoscevamo. Occasione buona per riproporre anche una rediviva Ginger che, dopo essere stata sempre presentata come una sciocca groupie, si rivela, infine, molto meno oca grazie ad una enciclopedica conoscenza del cinema di genere vampiresco e ad un inatteso senso degli affari che la porta a fiutare le opportunità che le passioni per sesso ed occultismo possono fruttare in termini di denaro. È quindi lei la mente dietro la figura di Eric quale inarrivabile oggetto del desiderio che è stata la nota caratterizzante del vampiro vichingo della prima stagione. Un omaggio ad un personaggio che, seppure marginale, era stato una presenza costante e, in certo qual senso, rassicurante: per quanto alta potesse essere la tensione al Fangtasia, sarebbe sempre arrivato il momento in cui Ginger avrebbe urlato o sarebbe stato il bersaglio perfetto per il cinico sarcasmo di Pam.

TrueBlood7x04lafayetteUlteriore omaggio al True Blood che fu potrebbero essere anche le comparsate di Jackson (ma ha sempre avuto gli occhi di due colori diversi il padre di Alcide?) e soprattutto Hoyt, spalla ideale di Jason nelle prime stagioni e poi sacrificato in nome di una storia d’amore tra il vice sceriffo e Jessica che non è andata avanti per molto. Ma proprio quest’ultimo ritorno potrebbe essere meno effimero di quel che il pochissimo tempo riservatogli in questo episodio lascerebbe supporre. Due sono le coppie che risulterebbero vincitori di un ideale sondaggio tra gli spettatori delle sei stagioni precedenti: Bill e Sookie e Jason e Jessica. Se la morte di Alcide, il diario della ragazza morta, la rinnovata alleanza, il sangue bevuto da entrambi sono indizi fin troppo evidenti che la fatina bionda e il vampiro gentile torneranno insieme prima del gran finale, almeno due sono gli ostacoli che impediscono una riconciliazione tra Jessica e Jason. Ed hanno i nomi di James e Violet. Se il primo sembra però alquanto semplice da superare grazie alle difficoltà del rapporto con la rossa e al contemporaneo affiatamento con Lafayette (personaggio jolly in queste stagioni e sopravvissuto più a sé stesso che ai pericoli che ha affrontato), tutt’altro che semplice potrebbe essere liberarsi della pluricentenaria amante di Jason. Perché quindi non affidarsi ad un Hoyt che avrebbe tutti i motivi per ucciderla come vendetta per il brutale omicidio della madre? Perché non sarebbe affatto coerente con il mite carattere di Hoyt. Perché una vampira tanto potente difficilmente potrebbe essere assassinata da chi incolpa sé stesso per una morte in cui non ha avuto alcun ruolo. Perché sarebbe del tutto non plausibile.  E proprio per questo, nella distorta ottica di True Blood, pienamente possibile.

TrueBlood7x04jessica“Death is not the end” è un episodio che prova anche ad insegnare qualcosa. Che la morte non sia la fine, ma solo un altro inizio è suggerito dal dialogo iniziale tra Sookie e Jason dopo che hanno avvisato Jackson e Hoyt, rispettivamente. Certo, sarebbe molto più semplice abbandonarsi al dolore del lutto o allo sconforto per le difficoltà che non ci si sente in grado di affrontare. Tormentarsi per i propri imperdonabili peccati come fa Jessica condannandosi ad un digiuno penitenziale per aver ucciso le figlie di Andy. Rifiutarsi di ricordare gli incubi appena vissuti come vorrebbe poter fare Holly. Arrendersi ad un apparentemente inevitabile destino per riabbracciare l’amore di un tempo come sembra convincersi una moribonda Arlene (e di nuovo effetto nostalgia con il ritorno di Terry). Ma la vita va avanti anche dopo la morte e non solo per i vampiri. Anche e soprattutto per gli uomini che devono combattere con le conseguenze di quelle morti ed evitarne altre. Per questo Arlene non può ancora riabbracciare Terry, perché Coby e Lisa hanno ancora bisogno di lei. Per questo Jessica non può condannarsi ad un lento indebolirsi perché la sua forza serve ancora a proteggere Adelynn ed aiutare i suoi amici in pericolo. Per questo Willa deve mettere da parte il suo astio per essere stata abbandonata da Eric perché il suo creatore ha bisogno di lei. Per questo Eric, seppure moribondo, deve ancora nutrirsi perché la vendetta non è compiuta. Una lezione che potrebbe anche essere interessante se ben raccontata. Ma, se ad insegnarla è quella Sookie che troppe volte è stata causa involontaria, ma comunque motore primo per quanto di male è accaduto a Bon Temps, la stessa lezione appare quasi auto assolutoria e perde parte della sua voluta profondità.

Un Eric moribondo che si nutre perché deve pur farlo chiude questo episodio di True Blood. Peccato che la sua battuta sembra quasi essere scritta dagli autori per riferirsi alla serie stessa: True Blood è ormai destinata a finire, ma in un modo (quale esso sia, coerente o raffazzonato poco importa) deve pure arrivarci alla sua inevitabile (ma quanto rimpianta?) conclusione.

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