fbpx
Recensioni Serie TvSerie Tv

True Blood – 5.10 Gone, Gone, Gone

Quando una serie continua in questa maniera, io non posso che essere assolutamente estasiato. Forse è un caso che mi capitino sempre gli episodi “di passaggio” da recensire, ma come è capitato l’ultima volta, non mi lamento, perché in True Blood anche questi episodi sono sempre godibilissimi.

In realtà “Gone, Gone, Gone” ha tra le sue carte un paio di twist del plot che mi piacciono assaissimo. Il primo è quello che riguarda l’antico patto demoniaco-fatato stipulato da un antenato di Sookie, in cui codesto simpatico avo per un qualche suo bisogno non spiegato promette al vampiro Warlow (quello che ha ucciso mamma e papà Stackhouse) la prima figlia fata femmina nella stirpe familiare. E indovina un po’, dal ‘700 ai giorni “nostri” della narrazione, Sookie è la prima fata femmina nat
a in famiglia.

Aldilà del coolo incredibile che sta famiglia si porta addosso, adesso la cosa si fa interessante. Non mi aspetto ovviamente niente in stile “Reaper” (serie strepitosa), ma si tratta pur sempre di un contratto. Come se la sbrigheranno? Semplicemente a cazzotti e paletti di legno? Chi lo sa, sta di fatto che questi elementi fanno sembrare sempre di più “True Blood” come una derivazione del profondo sud americano di “Supernatural”. Cosa che mi piace discretamente mucho. Va detto che mi ha lasciato perplesso il perché i due geni siano andati da un professore di storia per chiedere la traduzione della pergamena. Uhm… fate?! Buongiorno?! No, evidentemente non ce la potevano fare.

C’è un bel passaggio in questo episodio, che parla direttamente dei legami di una piccola cittadina, il che è facilmente catartico anche senza pensare al sovrannaturale o agli Stati Uniti. L’idea di dire “basta, io me ne vado, in questo paese ne ho vissute troppe” non è sconosciuta a tanti giovani che non provengono da qualsiasi grande città. Hoyt decide di andare a lavorare in Alaska. Una scelta sicuramente un pochettino forzata (perché proprio l’Alaska? Non bastava lo stato di Washington? O anche l’Illinois? No non bastava. Ci voleva l’Alaska.) ma che comunque rappresenta anche simbolicamente la voglia di staccare da tutto, anche dalle abitudini di vita del quotidiano, per cercare qualcosa di nuovo, un inizio, un reboot, una seconda chance. Hoyt lo fa chiedendo di essere “glamourizzato” e di dimenticare così sia Jessica che Jason. La scena è bella. Non mi ha commosso, ma è sicuramente bella. Con un primo piano fisso di Jessica che più di così diventava una visita oftalmologica (e nella scena successiva, bravo Ryan Kwanten, che dimostra di saper recitare oltre che aver fatto palestra).

E ora il pezzo forte: Eric Northman che viene convertito! Non ho ben capito l’escamotage narrativo. Vediamo se ci sono: siccome grazie al sangue/droga vedono il loro maker Godric che viene ucciso da Lilith allora questo simboleggia che Lilith ha vinto su Godric e così Erico è finalmente convertito? Bah. E Bill? Che sembra sempre più convinto? Sono entrambe cose che non reggono. Guardando come si comportano i personaggi, non mi convincono fino in fondo. Sarà per una cattiva abilità degli attori che non riescono nel compito di essere credibili oppure sarà per la grandi abilità degli attori di lasciare trasparire una sottile tonalità di grigio per farci presagire che in realtà i personaggi fanno il doppio gioco? Oppure sono io che mangio troppa carbonara prima di guardare True Blood?

Sono certo che lo scopriremo prima della fine della stagione. In ogni caso, mentre Sam e Luna sono diventati i personaggi più collaterali e allo stesso tempo onnipresenti della serie, finalmente Russel si stanca di tutta sta patacca religiosa e si scatena. Con un accento che non ho ben capito, e che fino ad ora non era venuto fuori in maniera così evidente. Germanizzato tutto d’un tratto? Ma chissene!! Oh sì, lui vuole il sole e lo otterrà! Ecco quindi da dove inizierà la famosa guerra vampiri-fate di cui i licantropi parlavano qualche episodio addietro.

Aggiungete una scena iniziale di Sookie cha fa troppo ridere (“..fuck!”),  Tara che fa fuori il nuovo sceriffo che sembrava una orribile copia mix di Roberth Smith e Criss Angel (“…you gotta be kidding me!”), la fata Mirella che è incinta (sarà il figlio di Andy?),la patonza super vintage di Lilith (no, sul serio, mettetele un gatto intero la prossima volta), lo stile di Lafayette che fa sempre ridere e avete tutto quello che serve per capire perché un episodio di True Blood non annoia mai!

Alessandro

Pianoforte a 9 anni, canto a 14, danza a 16 anni. Poi recitazione. Poi la scuola professionale di Regia Cinematografica. Poi l'Accademia di teatro di prosa. Anche grafica, comunicazione, eventi di spettacolo. Ma qui soprattutto un amore sconfinato per le serie tv americane e inglesi, con la loro capacità di essere le vere depositarie moderne della scrittura teatrale antica anglosassone.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button