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Recensioni

True Blood – 5.02 Authority Always Wins

Il secondo episodio di questa quinta stagione di True Blood continua la sua fase introduttiva dello scenario della nuova annata e dei millemila nuovi personaggi, giusto per incasinarci ancora un po’ le idee, ma lo fa, almeno a tratti in maniera brillante.

Se ci concentriamo principalmente sulla parte “politica” relativa all’Authority il risultato è assolutamente positivo, escludendo un po’ di overacting qui e li, dovuto a qualche spezzone di scena scritto in modo un po’ troppo teatrale, la creazione di una mitologia vampiresca regge l’impatto e introduce tutta una serie di filoni potenzialmente molto interessanti che poi dovrebbero andare ad intersecarsi con il ritorno di Russell Edgington che stanno dosando con il contagocce, ma di cui personalmente sento l’esigenza a breve.

Da sottolineare nella Autorità l’interpretazione di Christopher Heyerdahl, diventato quasi una sorta di type casting perché, aggiunta un po’ di barba che lo fa più “death side” riprende il filo del personaggio dello Svedese di Hell on Wheels, di sui mantiene anche la parlata un po’ strisciante da torturatore provetto.

Il resto dei membri dell’Autorità non mi ha particolarmente colpito, se si esclude Christopher Meloni, nei panni del supremo capo Roman (a lui imputavo gli overacting detti sopra), ma potenzialmente sono tutti molto interessanti. La parentesi tortura e interrogatorio è gestita bene perché non è né troppo sbrigativa, né troppo estenuante e quindi crea un ritmo incalzante e coinvolgente.

Ma la parte assolutamente migliore, e qui sono fazioso fino al midollo, è, come sempre, Pam. Dovrebbero metterle 10 minuti fissi di screentime come minimo sindacale e a quanto pare in questa quinta stagione avrà maggiore spazio. Dopo aver indossato una tutina di Walmart nel pilot, con la frase “I’m wearing a Walmart sweatsuit for ya’ll. If that’s not a demonstration of team spirit I don’t know what is”, qui ci delizia con un superbo “I’m doing something. I’m laughing”. Ma oltre a questo c’è da sottolineare la sua interpretazione del dolore per la perdita di Eric, quasi struggente e l’inserimento, iniziato in questo episodio, di una serie di flashback sul loro rapporto. La scena del loro primo incontro è splendida, nello stile della migliore Pam e del miglior Eric Nortman (quindi non il tristissimo orsacchiotto Eric della scorsa stagione).

Poi c’è il resto, che è il solito riempitivo di True Blood: Tara (volevo aiutare io Lafayette a farla finita una volta per tutte, ma la ragazza ha amicizie altolocate) che urla e spacca le cose, liti familiari per noia Sam e noia Luna (che sorpresa quando la bambina alla fine s’è trasformata in un lupo, ma non l’avrei mai detto) e noia+noia Terry&Arlene (con noiosissima storia di “cosa sarà mai successo in Iraq e c’ho dei traumi che non voglio affrontare e no, con mia moglie non ci parlo, ma viva il reggimento”)

Poi c’è Jessica che invece di usarla bene per cose serie le hanno fatto fare per due episodi festini da liceali, anche se il confronto tra lei e Newlin è stato decisamente divertente, mentre lei lo fa eccitare al pensiero di Jason, mentre c’è Dale Dickey che nella parte della suocera di Luna potrebbe da sola nobilitare la parte infima dei lupi…

Insomma, come al solito 25/30 minuti di buon livello e una ventina inutili

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