Cinema

Triple Frontier: un classico per non sbagliare – la recensione del film Netflix con Ben Affleck e Oscar Isaac

IMDb

Titolo: Triple Frontier

Genere: azione

Anno: 2019

Durata: 2h 05m

Regia: J.C. Chandor

Sceneggiatura: Mark Boal, J.C. Chandor

Cast principale: Ben Affleck, Oscar Isaac, Pedro Pascal, Charlie Hunnam, Garrett Hedlund

A leggere il cast si poteva già immaginare ciò che Triple Frontier sarebbe stato. A seguire la campagna di lancio di Netflix anche. Un concentrato di testosterone ad alto tasso di adrenalina e con poche chiacchiere e molti fatti. Ed, infatti, questo è il film. Niente di meno. Il che significa mantenere le promesse. Ma anche non regalare nessuna sorpresa che lasci allo spettatore la piacevole sensazione di aver avuto più di quel che si aspettava. Va bene anche così?

Triple Frontier - la recensione

Più di tre confini geografici

La tripla frontiera del titolo è quella tra Bolivia, Brasile e Paraguay dove il casus belli del film ha inizio. Ma sono molti di più i confini geografici che la storia attraverserà immergendosi nella giungla selvaggia, volando sulle Ande imponenti, scalando montagne innevate, correndo su spiagge pericolose. Triple Frontier attraversa il Sud America sfruttandone a pieno la natura tanto rigogliosa quanto impervia per offrire sfide ogni volta più difficili ai suoi protagonisti.

In una costruzione a livelli di difficoltà che quasi mima la storyline di un video gioco soprattutto, la sceneggiatura racconta una storia lineare e asciutta che si affida completamente alla resa scenica e alle capacità del cast per diventare interessante. Scelta conservativa perché si attiene ai dettami del genere action. Ma anche ravvivata da un tocco di originalità per la capacità di mescolare in modo coerente luoghi e modi tratti da heist  e war movies. Questo felice mix fa di Triple Frontier un film solido che magari non sorprende, ma che sa essere coinvolgente e con il giusto ritmo. Azione a mille all’ora che rallenta quando serve tirare il fiato per la volata successiva.

Con Triple Frontier Netflix si dimostra magnificamente sincera: aveva promesso un action impeccabile e restituisce un action impeccabile. Promessa mantenuta.

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Triple Frontier - la recensione

Motivazioni scontate ma credibili

Triple Frontier non è e non vuole essere un film che va oltre la sua natura primaria di action per intrattenere. Tuttavia, se riesce in questo scopo, è anche grazie al modo in cui da alle azioni dei suoi protagonisti un fondamento credibile e ben motivato. Non che gli autori spendano molto tempo ad approfondirle, ma le poche scene dedicate sono tanto rapide quanto efficaci. Perché i protagonisti della rapina al boss della droga sono trascinati non dalla banale volontà di arricchirsi oltre ogni immaginazione. Ma dalla necessità di cercare quel premio che la società ha negato loro. E che quindi vogliono riprendersi perché se la montagna non va da Maometto, Maometto andrà alla montagna.

Triple Frontier è, quindi, anche una storia delle conseguenze. Di Tom Redfly che si è preso cinque pallottole nella sua carriera di agente speciale antidroga per poi essere congedato senza un grazie e finire a non saper vendere case. Di Santiago Pope che del suo lavoro ha fatto un affare senza però riuscire a rinunciare ad una ossessione personale. Di Bill Ironhead che ne ha ricavato solo un discorso sempre uguale da ripetere monotonamente a reclute che ancora non sanno cosa li aspetta. Di Benny che si fa pestare nelle MMA perché altro non sa fare. Di Francisco Catfish che si è ridotto a mezzucci loschi per sbarcare il lunario.

Una squadra di ex poliziotti che avevano creduto nel lavoro per la bandiera, ma da quella bandiera non hanno avuto neanche il proverbiale grazie. E che si è stancata di aspettare che si ricordino di loro decidendo invece di capitalizzare quello che hanno imparato. Sentimenti di rivalsa comprensibili per quanto copie riciclate dell’abusato cliché del soldato integerrimo abbandonato dai suoi superiori. Ma che funzionano nel dare a Triple Frontier fondamenta affidabili.

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Triple Frontier - la recensioneLa forza dell’unione

A confermare l’impostazione (a tratti perfino troppo) classica di Triple Frontier è anche la scelta di un set di protagonisti tutto al maschile. Contrariamente agli action moderni che vedono spesso ruoli di primo piano affidati a donne, il film diretto da J.C. Chandor (coautore della sceneggiatura con Mark Boal) sceglie invece una compagnia puramente maschile. Decisione che tuttavia ha senso dal momento che le dinamiche interpersonali messe in scena difficilmente si sarebbero potute tenere aggiungendo una donna al gruppo.

A cementare, infatti, il gruppo in Triple Frontier è la fratellanza indissolubile che si instaura tra i personaggi. Uomini che, in fondo, sono consapevoli di essere completi solo quando sono in gruppo. Di stare bene solo quando hanno una missione da svolgere insieme. Di aver messo le proprie vite in pausa perché mancava il carburante dello stare insieme che faceva andare avanti i giorni. I continui scontri contro gli avversari (che siano narcos o la natura ostile) sono affrontati con la tenacia di chi non può accettare nessuna sconfitta perché perdere significherebbe danneggiare l’amico al tuo fianco. Una compagnia della forza che fa dell’unione il suo indistruttibile collante.

Motivazioni non nuove che diventano convincenti non grazie al modo in cui sono scritte, ma alle capacità del cast. Più che per raggiungere facili guadagni (aspetto ovviamente non trascurato dai produttori), la scelta di affidarsi a nomi di sicuro affidamento diventa quindi una ineludibile necessità. Ne risulta un bonus per lo spettatore che può godersi un cast all star dove tutti svolgono il proprio ruolo con piena partecipazione e massimo risultato. Se ad emergere sono soprattutto le figure guida di Ben Affleck e Oscar Isaac, sempre più affidabili si dimostrano anche Pedro Pascal e Charlie Hunnam. Meno famoso dei suoi colleghi, Garrett Hedlund  dimostra di meritarsi un posto in rampa di lancio per la sua carriera.

Triple Frontier non è un film innovativo e non offre sorprese. Ma fa quel che un action dovrebbe fare: intrattenere e coinvolgere. E va più che bene anche così.

Triple Frontier - la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.5

Giudizio complessivo

Un action movie classico che mantiene le promesse grazie ad un cast all star

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