fbpx
0Altre serie tv

Training Day: Recensione dell’episodio 1.01 – Apocalypse Now

CBS

Training Day (la serie) è il day after di Training Day (il film). Dopo che il modo di lavorare di Alonzo Harris (Danzel Washington) è stato portato alla luce con la sua corruzione e la sua violenza, molti degli arresti completati dal poliziotto sono stati ritenuti non validi e i vari malviventi sono stati rimessi in libertà. In questo quadro che cerca di essere dipinto con un’aura di violenza che non ha, e che sembra molto simile ad una sorta di puntata di Batman (con tutti i pazzoidi tornati liberi e ora nuovamente da catturare), si muovono i due nuovi protagonisti del racconto: il nero Kyle Craig, il buono tutto d’un pezzo, e il bianco Frank Rourke, una sorta di nuovo Alonzo Harris, ma con il proprio codice d’onore. Per questa nuova coppia, coi ruoli ribaltati rispetto al film (decisione sulla quale si potrebbe stare due ore per analizzarne la semiotica), si apre così un nuovo territorio di caccia a Los Angeles; bisognerebbe tuttavia che alla regia venisse chiamato qualcuno che sappia girare le scene d’azione o comunque le sparatoie, perché la prima uscita è stata alquanto inefficace e non c’è niente di meglio, per darsi la zappa sui piedi, che intitolare l’episodio, questo tipo di episodio, Apocalypse Now. Tutto sembra tranne che un viaggio all’inferno alla scoperta della natura e dell’indole umana. A intraprendere questo non viaggio sono appunto Kyle e Frank.

training day

Kyle, ci viene spiegato fin dai primi minuti, è uno che ha contro tutti, peccato che puntualmente se ne dimentichi al di fuori dell’incipit iniziale. Fin da bambino, il futuro detective è preso al centro di una violenta battaglia fra il bene (la retta via insegnata dal padre) e il male (le gang, anche composte da giovani ragazzini, che imperversano nel suo quartiere). Questa dicotomia se la porterà dietro anche da grande, facendolo diventare una sorta di cavaliere bianco senza macchia e senza paura, che dovrà però fare i conti con i metodi poco legali del futuro partner. Ma lui ha una missione da compiere: trovare l’uomo che ha ucciso suo padre, ovviamente un poliziotto, durante una rapina.

Peccato, come dicevamo, che  la figura dell’eroe senza macchia e senza paura si limiti solo la scena di presentazione, quando Kyle si butta giù da una finestra per salvare un bambino da una casa che esplode. Uno vede questa scena, che serve ad introdurre il personaggio, e lecitamente pensa che di altri numeri alla Bruce Willis di Die Hard (o alla Mel Gibson di Arma Letale) ne seguiranno molti. Ma no. Dell’eroe senza macchia e senza paura rimane solo il “senza macchia”, che serve per creare il controaltare con i metodi poco leciti di Frank; e la sua missione è così perennemente presente che persino la moglie, quando Kyle attacca con la storia del padre, inizia a non poterne più (per dire quanto è leggermente ossessionato).

Ed in effetti, proprio dal padre gli deriva una lezione che cozza a calci e pugni con la guasconata d’inizio racconto e che invece va molto più d’accordo con il Kyle del resto dell’episodio: essere un uomo, gli spiega il “vecchio”, non ha a che fare con quanto sei tosto; quello che è difficile, in realtà, è riuscire creare qualcosa di importante, perché il mondo bisogna lasciarlo meglio di come è stato trovato. Insomma, come se si fosse voluta girare una scena iniziale solo per catturare lo spettatore. Un dolo che purtroppo viene ripetuto altre volte.

training day

Il secondo protagonista è un Frank Rourke che probabilmente ben calzerà in questa nuova America trumpiana: contemporaneamente razzista e antisistema, una sorta di corrotto che scende a patti con il crimine a seconda delle battaglie da perseguire e non disdegna di impossessarsi di soldi “sporchi” per i propri fini. Come tutti i bastardi patentati del piccolo schermo, tuttavia, ha un suo codice d’onore che lo mette fin da subito a protezione di un bambino strappato dalle grinfie della malavita a cui assicura una bella somma di denaro da incassare, ma solo alla maggiore età e con gli studi completati. I metodi discutibili di Frank, tuttavia, non vengono più tollerati e per non rischiare di trovarsi nuovamente di fronte ad un altro caso “Alonzo Harris”, il procuratore Lockhart gli piazza al fianco Kyle, in qualità di investigatore sotto copertura, per fermarlo.

La coppia fin da subito si presenta su due posizioni molto distanti, solo che mentre in Trainign Day (il film) il rapporto fra Washington e Hawke veniva vissuto visceralmente e soprattutto i metodi del primo risultavano fin da subito in contrasto con l’etica del secondo, qui tutto rimane un qualcosa che lo spettatore sa e si aspetta, ma che mai avviene. Due o tre regole Frank le piazza lì sul nuovo stile di poliziotto a cui deve tendere Kyle, e con le quali Kyle ovviamente non è d’accordo, ma, scambio di battute a parte e qualche minaccia di far terminare in anticipo il periodo di addestramento, non avviene nulla.

La visione della giustizia dei due poliziotti, in particolare, viene messa in contrasto in un episodio, come appunto ci si aspetterebbe in un pilot di presentazione di una serie, peccato che sia un confronto altamente poco originale e floscio che non rappresenta proprio il miglior biglietto da visita: il gangster Theroux uccide l’ex partner di Kyle. L’indagine seguita da Frank e Kyle per due volte offre alla recluta l’opportunità di vendetta. Nonostante Frank inciti il collega a seguire i bassi istinti, nel primo caso l’ “eroe” si rifiuta di sparare ad un uomo disarmato, lasciando scappare Theroux, nel secondo il confronto assume toni didascalici da anime giapponese anni ’80. Theroux, ben sapendo che l’altro non gli farà niente se disarmato, butta a terra le proprie armi; a quel punto anche Kyle getta la pistola e i due iniziano a picchiarsi a mani nude, mentre tutt’attorno volano pallottole.

Al termine della disfida fra gladiatori (visto che entrambi i contendenti hanno un fisico da wrestler) ci sarebbe un’altra scena perfetta che dovrebbe far infuriare Kyle per via dei metodi promossi da Frank e dalla sua squadra di caccia, lo dovrebbe far gridare al cielo, ribellare con forza. Ma niente, solo parole, parole al vento, come se la serie non si intitolasse Training Day. In sostanza i poliziotti si ritrovano in mezzo alla guerra di due narcotrafficanti e per convenienza, dopo aver seccato Rios, Frank lascia scappare Menjivar, nonostante sia un super ricercato, perché è una guerra che la polizia non può vincere; il massimo che gli agenti possono fare è ripristinare l’equilibrio. Se dall’altra parte ti ritrovi quindi Kyle che per difendere la propria etica si limita semplicemente a sostenere che i poliziotti hanno regole e limiti e Frank lo spernacchia con una semplice alzata di sopracciglia, capisci come ci sia molto lavoro da fare all’interno della coppia per poter continuare a sostenere il titolo di Training Day, scavare all’interno dei personaggi e farli scontrare maggiormente, e non solo a parole.

training day

Il problema maggiore risiede ovviamente in Kyle. Mentre Hawke, anche fisicamente, nei confronti di Washington spariva era insicuro, sapeva cos’era giusto e cos’era sbagliato e vedeva i propri valori messi in discussione dall’operato del collega (il quale, a sua volta, in ogni momento gli avrebbe potuto piantare una pallottola in testa o fargliela piantare da qualcuno), Kyle è fermo e stoico sulle proprie posizioni e se volesse, con una sola sberla, cambierebbe i connotati a Frank da quanto lo sovrasta. Quest’ultimo, a parte licenziarlo, al limite (si fa per dire) di un litigio, non fa nient’altro per minacciare l’integrità etica e morale del novizio. E al contrario di Washington, l’attenzione che pone a questi valori equivale a quella che potrebbe assumere un muro.

Oltre a questo problema non da poco, la narrazione di questa prima puntata è impostata molto – troppo – sul caso, cosa che in un poliziesco fa girare alquanto le scatole e non solo quelle (come Menjivar che chiama la propria società offshore, con la quale dovrebbe operare di nascosto, come il proprio yacht, geniale). Da una parte Menjivar ha una prostituta preferita che, casualmente, lavora per l’ex moglie di Frank. Dall’altra Frank, sempre casualmente, era in accademia con il padre di Kyle.

E qui arriva il bello e il brutto del racconto. Il bello: in due minuti Frank smonta l’immagine idealizzata che il padre di Kyle si era autocostruito agli occhi del figlio per indirizzarlo sulla retta via, descrivendo l’ex collega come un figlio di buona donna suo pari. Il brutto: come abbiamo detto la casualità della coincidenza, che tuttavia all’interno dello sviluppo del racconto non stona più di tanto, ma soprattutto il fatto che dopo la definizione del “buona donna”, tutto il resto che Frank racconta a Kyle del padre non combaci con quanto appena detto. Tutto piazzato un po’ lì, così, a caso, per fare portare la storia dove si vuole, e cioè che dietro all’omicidio del padre di Kyle potrebbe esserci lo stesso procuratore Lockhart, la quale appositamente (?), ha piazzato il giovane alle costole del poliziotto problematico.

E qui i punti interrogativi affiorano come le margherite a primavera visto il buco e la pretestuosità della sceneggiatura. A rincuorarci da questo vuoto c’è però la figura del tonno rimediata da Kyle: alla morte il padre gli ha lasciato lettere e numeri che per anni Kyle non è riuscito a capire e non è riuscito nemmeno a capire che era un messaggio in codice. In 30 secondi è Frank a metterlo sulla strada della soluzione e la puntata si chiude su risate fragorose e pernacchie nei confronti di Kyle, cose che non dovrebbero succedere in una serie tv intitolata Training Day. Infine, mentre si è appena capito perché (il tordo) Kyle abbia bisogno di Frank, non è affatto chiaro perché Frank abbia bisogno di Kyle, sebbene a parole si affermi il contrario. D’altronde proprio nello stesso plot Frank ha ampiamente dimostrato di cavarsela benissimo senza Kyle.

Giudizio negativo quindi per questo Training Day, che purtroppo dietro al titolo e alla situazione di partenza non presenta nient’altro di paragonabile al film, con due personaggi piazzati all’interno del racconto, fisicamente vicini ma con un conflitto che risulterebbe maggiormente vivo durante una telefonata intercontinentale fra i due antipodi del pianeta. Peccato, vista la supervisione di Jerry Bruckheimer, che per la televisione ha dato vita a progetti tipo CSI e Cold Case, oltre al format originale su cui è basato Pechino Express. A confronto di questo Training Day roba da far accapponare la pelle.

In attesa del prossimo episodio e delle prossime recensioni, non dimenticate di mettere like alla nostra pagina Facebook per essere sempre aggiornati su tv e cinema.

1.01 - Apocalypse Now
  • Manca la coppia
Sending
User Review
0 (0 votes)
Comments
To Top